Esserci

Nella nostra parrocchia c’è questa specie di sperimentazione, per cui i bambini non fanno catechismo infrasettimanale, ma è proposto un unico incontro mensile che dura una mattinata e prevede la presenza di tutta la famiglia. Sicché, con umori alterni ma un onesto sforzo di partecipazione, anche a noi grandi vengono somministrati vari spunti di riflessione. Alcuni funzionano, altri meno, ma il punto è che in un certo momento della mattinata veniamo invitati ad organizzarci in gruppetti ed abbozzare una discussione. Tutti con il loro carico di stanchezza della settimana, timidezza individuale, malcelato desiderio di trovarsi altrove, terrore di dover parlare davanti a tutti, girano la propria sedia di plastica a formare capannelli irregolari di vecchi bambini non più avvezzi a dialogare con le parti più intime di sé né tanto meno di condividerle con i propri simili.

In genere c’è qualche domanda a cui rispondere per attivare la conversazione. Una delle ultime era relativa alle nostre rispettive schiavitù. C’è, abbastanza invariabilmente, una fase iniziale in cui nessuno rompe il ghiaccio e tutti tengono gli occhi rivolti al foglio o alle proprie calzature. Proprio in quegli attimi di timidezza collettiva, pensavo che di lì a poco avremmo confezionato un elenco di uso troppo il telefono, passo troppo tempo davanti al pc, compro troppe cose e altre forme di vizi piccolo-borghesi del nostro tempo. Invece interviene una donna col piglio deciso e lo sguardo schietto che ci dice che la sua più grande dipendenza è la paura. La paura degli altri, che le impedisce di stabilire rapporti un po’ più profondi coi vicini di casa, la paura dello stare ferma, della vita vuota, che la fa riempire tutto il suo tempo di cose da fare. Il suo vizio è essere sempre impegnata, senza possibilità di fermarsi, con frenesia e stanchezza, ma confezionandosi una falsa pienezza di vita, che la fa sentire più tranquilla, almeno all’apparenza.

Bullseye, penso- questa donna ha fatto centro. Ho una tremenda paura anche io di andare piano, di fare le cose con calma, di avere l’agenda vuota, di starmene con me stessa. Cavoli, se ha ragione.

Quest’anno abbiamo adottato il calendario dell’Avvento delle parole belle per la famiglia proposto dal blog MammaFelice. Ogni sera c’è una parola intorno a cui fare una piccola riflessione per migliorare la vita di casa. Signorina A, interrogata sulla possibilità di introdurre qualche nuova abitudine, ha detto che vorrebbe tanto fare come la famiglia di una sua compagna, in cui – anche loro in cinque- si sono riservati un pomeriggio a settimana in cui nessuno ha impegni extrascolastici o extralavorativi e giocano insieme per tutta la sera, facendosi portare a casa la pizza, così che anche la mamma non debba cucinare. Signorina A ha aggiunto anche che sarebbe disposta a rinunciare a qualcuna delle sue attività della settimana per riuscire ad avere quel tempo calmo, insieme.

Boom, che botta.

Buoni propositi per il futuro? Esserci.

(illustrazione di Mayra Arvizo https://www.mayraarvizo.com/illustration/ https://www.instagram.com/mayraarvizo/ )

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