Zibaldone (parte diciassettesima)

Raccolgo qui, più che altro per non dimenticarle e creare una specie di backup, alcuni racconti di vita domestica, già affidati in passato allo status di fb. Qui la prima puntata, qui la seconda, qui la terza, qui la quarta, qui la quinta, qui la sesta, qui la settima, qui l’ottava, qui la nona, qui la decima, qui l’undicesima, qui la dodicesima, qui la tredicesima, qui la quattordicesima, qui la quindicesima, qui la sedicesima.

Mamma, ma i pesci sono tutti del segno dei pesci?
(pazzodiaco)
(Maggio 2019)

Leggiamo le regole di un nuovo gioco da tavolo che la classe di Mademoiselle C ha anche a scuola. Le istruzioni dicono che il primo turno di gioco è del giocatore più giovane.
– Però a scuola, mamma, abbiamo tutti la stessa età.
– E come fate?
– Ognuno sceglie una pedina senza guardare e poi le mettiamo in ordine di arcobaleno.
(come pensano bello, i bambini)
(Maggio 2019)

Dopo aver richiamato Nocciolina, il nostro gatto, con ripetuti “miao, miao”, mi rivolgo dubbiosa a Miss T:
– Secondo te lei lo capisce che io non sono un gatto?
– Sì, mamma, perché hai gli occhiali
(differenze somatiche importanti).
(Maggio 2019)

Questa settimana, alcuni impegni lavorativi diversi dal solito hanno cambiato la routine, aggiungendo qualche insolita assenza mattutina e serale alternativamente di Signor Papici o me.
Ieri sera, dalla cucina sento Miss T che canticchia: “Mamma Lavorona, Papi Lavoroneeee…Mamma Lavoronaaa, Papi Lavoroneee”.
I sensi di colpa mi si riattivano come cento campanellini dal suono sgraziato. Lascio quello che sto facendo e immediatamente vado da Miss T, cominciando una sequela di giustificazioni non richieste: “Vedi, Miss T, ogni tanto mamma e papà devono fare delle cose, ma non è che non vi vogliamo bene, noi vorremmo stare con voi ogni momento, ma…etc. etc.”.
– Mamma?- mi interrompe lei.
– Eh, tesoro mio, dimmi, luce dei miei occhi, gran tesoro della mia vita, bambina preziosa che non vorrei abbandonare per nulla al mondo, dimmi tutto, pendo dalle tue labbra- vorrei dirle io.
– Tranquilla, era un complimento: bravi Mami e Papi che lavorate.
(e i campanelli muti)
(Maggio 2019)

Mademoiselle C racconta che nell’ora di religione a scuola stanno drammatizzando delle scene dell’Antico Testamento a gruppi.
– Nel mio gruppo c’è solo un maschio e deve fare Dio. Pensa, mamma: proprio l’unico personaggio, che, per quel che ne sappiamo, potrebbe essere una femmina.
(novantadue minuti di applausi)
(Giugno 2019)

Ieri le classi di Signorina A e Mademoiselle C sono state in visita al lavoro da me all’università. È stata una giornata bella, piena, riuscita, grazie alla disponibilità dei colleghi che ne hanno preso parte ma soprattutto dei bambini, freschi, leggeri e al contempo terribilmente seri e concentrati, e delle loro insegnanti.
Sono stati proposti diversi laboratori pratici: sui fiori eduli, la misura dell’intensità del verde, il mimetismo nel mondo degli insetti. Anche io ho proposto un’attività, preparando con minuzia un esperimento che avrebbe dovuto simulare il bilancio termico della terra (cosa fa il sole per noi? Cosa fa l’atmosfera? E i gas serra?) per spiegare in maniera pratica i cambiamenti climatici (mio principale interesse professionale, tra l’altro). Erano giorni che pensavo e facevo piccole simulazioni, cercando di perfezionarlo il più possibile.
Ieri sera, a giornata terminata, mentre eravamo in auto per andare in piscina, chiedo alle bambine – piena di quella stanchezza sana che ti prende quando hai fatto una cosa faticosa ma bella- come fosse andata la giornata secondo loro.
– Mamma, è stato tutto bello. Solo non ho capito una cosa.
– Cosa, amore mio?
– L’effetto serra.
(sipario)
(Giugno 2019)

Già nel letto, sentiamo l’eco di fuochi d’artificio lontani.
– Che festa è questa?, ci chiediamo.
– Mamma, ma come? È il compleanno di Anne Frank!
(Giugno 2019)

Miss T vuole addormentarsi nel lettone, dove io, però, sto ancora leggendo.
– Miss T vuoi che spenga la luce?
– No, mamma, se chiudo gli occhi riesco a sentirlo, il buio.
(Giugno 2019)

– Mamma, essere un gatto è sia bello sia brutto.
– Dici?
– Beh, sì, è bello perché puoi infilarti in tutti i cortili e i giardini senza che a qualcuno dia fastidio.
– Vero.
– Però, se ci pensi, è brutto non riuscire a far capire la tua lingua alla tua famiglia.
(empatia gattologica)
(Giugno 2019)

– Mamma, vorrei tornare subito in montagna, a stare in città mi sembra di andare a scuola. E io a scuola non ci voglio mica andare, io a settembre vorrei tornare all’asilo.
(Miss T e la nostalgia canaglia, con Giusy e Filo)
(Agosto 2019)

– Mamma, perché la cacca puzza anche se il cibo che mangiamo profuma?
(Mademoiselle C e i misteri fitti della gastroenterologia)
(Agosto 2019)

– Mamma, io da grande vorrei essere piccola.
(Miss T e i rudimenti della decrescita felice)
(Agosto 2019)

Miss T ricostruisce storie parlottando tra sé e sé.
– Che bello che mami e papi si sono innamorati, così noi bambine abbiamo potuto conoscere i nonni.
(come sovvertire la linea del tempo in pochi semplici passaggi)
(Ottobre 2019)

– Mamma io voglio rimanere piccola sempre.
– Dai, Miss T, diventare grandi non è male; guarda me: se non fossi diventata grande, non ti avrei conosciuta.
– Okay, adesso ci conosciamo. Facciamo che tu resti sempre come sei e io resto sempre come sono.
(come sovvertire le regole del tempo, in pochi semplici passaggi, parte seconda)
(Ottobre 2019)

Mamma, ma quando sei nata tu li avevano già inventati i colori?
I colori in che senso, Miss T?
Nel senso di rosso, giallo, verde…i colori.
Intendi nella televisione?
No, no, mamma: tu sei nata ancora in bianco e nero o avevi la pelle rosa?
(Ottobre 2019)

– Mamma, ma alla fine la parola “schifo” perché l’hanno inventata?
(Miss T commenta – senza sarcasmo- l’inopportunità di una parola che a tavola non può essere pronunciata)
(Novembre 2019)

– Mamma, lo sai che le cose sembrano più belle quando si desiderano che quando poi si hanno?
(da una confezione luccicante di pupazzetti a Leopardi il passo è breve)
(Novembre 2019)

Molto vicino a casa nostra, sono mesi che si lavora di gran lena alla costruzione di una palazzina. Il piccolo edificio è quasi al termine e, qualche sera fa, siamo passati davanti e le luci erano accese.Guarda, Mademoiselle C, le luci sono accese: forse qualcuno è venuto ad abitarci.
– Forse sono gli operai.
– Ma no, è troppo tardi per lavorare adesso.
– Non stanno mica lavorando, mamma: stanno lì ad ammirare il lavoro fatto in tutti questi mesi.
(quanto sarebbe bella la fase della raccolta, se solo non avessimo sempre fretta)
(Novembre 2019)

Miss T nei primi esercizi di alfabetizzazione è accompagnata da animali per i quali l’iniziale del nome proprio corrisponde a quella del nome comune.
– Mamma, se il toro Toni fosse stato una femmina, forse si sarebbe chiamata toro Teresa.
(oltre la parità di genere)
(Dicembre 2019)

– Mamma, hai visto?
– Cosa?
– Quando sei scesa dalla macchina, lei si è rialzata un sacco.
-_-‘

(Dicembre 2019)

3 pensieri su “Zibaldone (parte diciassettesima)

  1. Bellissimo articolo, proprio bellissimo. Grazie.
    Quella della pelle rosa è sublime (nata in bianco e nero).
    Mi hai fatto tornare indietro di parecchi anni, quando anch’io annotavo le “uscite” della mia bambina.

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  2. Grazie Chiara,
    bellissima raccolta di momenti preziosi e bellissime le tue bimbe così attente alla vita!
    Ps. riguardo l’ultima…. beh, ti consiglierei di far vedere gli ammortizzatori della macchina XD

    Piace a 1 persona

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