Una mattina qualsiasi, mentre percorro a piedi un tratto di strada usuale inseguendo il susseguirsi disordinato dei miei pensieri, un ciclista attira il mio sguardo. È uno di quegli uomini di mezza età inguainati in una tutina aerodinamica, con tutti gli accessori da professionista. Ha un’andatura molto elegante, la gamba quasi distesa nella pedalata, la figura slanciata e armoniosa. Ha un suo innegabile valore estetico che rapisce lo sguardo, quasi come guardare la corsa di una giraffa nella savana. Poi, all’improvviso, una doppia frenata. Lui che si ferma a meno di un metro da un automobilista inchiodato, anche lui, ad un incrocio. Il ciclista-giraffa comincia ad urlare: “Che cazzo fai, vecchio di merda?!” e si trasforma in un rozzo cinghiale grondante fango. Smetto di guardarlo. Gentilezza d’animo 1- Eleganza estetica 0.
Un’altra mattina qualsiasi, mentre percorro a piedi un tratto di strada usuale inseguendo il susseguirsi disordinato dei miei pensieri, uno strano rumore attira la mia attenzione e mi strappa al flusso di coscienza. Un cane che incontro tutte le mattine è disteso nel suo cortile e russa rumorosamente. Sembra stia ridendo nel sonno. Sorrido anche io, non so più a che punto erano i miei pensieri e non tento di riprenderli.
Un’altra mattina qualsiasi, mentre percorro a piedi un tratto di strada usuale inseguendo il susseguirsi disordinato dei miei pensieri, una signora alle soglie dell’età anziana, vestita con cura, la piega fresca, ferma un furgone ad un incrocio e chiede all’autista se vuole far salire quella signorina che sta arrivando. Realizzo che quella signorina sono io, che l’ignaro autista sta trasportando bombole e che la signora fresca di piega sta perdendo alcune parti di sé e forse non lo sa. Rispondo con gentilezza che no, io non devo salire sul furgone e proseguo sulla mia strada, guardandomi in giro per vedere se li trovo, lì, a terra, quei pezzi di sé inesorabilmente perduti. Non trovo né i suoi, né i miei.
Sul mio tratto di strada usuale incontro spesso il gatto rosso dei vicini, Red, che io in genere saluto con calore e lui non mi considera minimamente. Ultimamente, ho cominciato anche io a guardarlo senza dirgli più niente, perché le relazioni sbilanciate finiscono per ferirmi profondamente. E così, visto che la cosa che desidero di più, cioè che Red mi faccia un cenno di saluto, che dimostri di volermi un po’ bene, non la posso ottenere, agisco nella nostra relazione sull’unico elemento su cui ho potere: me stessa. Smetto di salutarlo ed è il mio modo, triste, per provare a ritrovare un equilibrio tra noi.
Sul mio tratto di strada usuale, l’erba che esce dal cemento mi dice ogni mattina: ce la puoi fare. Spacca il soffitto e vai a cercare la tua luce.
Sul mio tratto di strada usuale penso molto. Unisco frammenti, ritrovo pezzi passati. Ripenso a quello che ho letto. Ho ritrovato una citazione di Calvino a cui, quando viene rilanciata nel web, manca sempre un pezzo, e invece, è una meraviglia tutta intera: Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. E così, Calvino si mette a sedere accanto all’erba che abita i marciapiedi e mi dice anche lui: rompi il cemento, altrimenti diventerai cemento anche tu.

Bellissimo , grazie !
"Mi piace"Piace a 1 persona