Tre piccole lezioni

In una sera di maggio fredda e piovosa, ho ricevuto tre piccole lezioni sull’amicizia. Le annoto qui, per non dimenticarle.
In una vecchia chat polverosa, ricevo notizia della scomparsa della mamma di quello che è stato un carissimo collega, per me un sodale professionale mai eguagliato, indubitabilmente un amico prezioso. Abbiamo lavorato fianco a fianco per non so dire quanti anni, che forse non saranno poi esorbitanti in numero, ma sicuramente eccezionali per profondità umana.
Confesso: sono molto titubante. Il rosario è un’ora e mezzo lontano da casa e arriverà a compimento di una giornata professionalmente molto impegnativa, iniziata presto, finita molto tardi, costellata di incontri a elevato rischio di fallimento comunicativo.
Invece, trascinata da due saggi consiglieri, vado.
Trascorro gran parte del viaggio di andata e di ritorno accanto ad un’altra amica preziosa, collega unica, per lunghi anni per me l’incarnazione reale di quella misteriosa e rara alchimia che si chiama fiducia.
Tra molti racconti degli ultimi mesi nei quali non ci siamo viste, mi dice della malattia di un’altra persona, che l’ha rinchiusa dietro ad un muro di silenziosa solitudine. La mia amica si commuove nel raccontarmelo. A un certo punto dice:” Per me sarebbe semplice lasciar perdere, dimenticarmi di lei. Ma l’amicizia è anche rompere il cazzo ed essere disposti a farsi rompere il cazzo”.
Arriviamo al rosario a metà della seconda di tre decine. La pratica è, dunque, molto svelta. Non ci resta che aspettare di salutare . E ritrovarsi in quel saluto è sprofondare in un lungo abbraccio sincero, ricordarsi tutta insieme all’improvviso la potenza rigeneratrice dell’essere vicini, l’importanza di essere lì a condividere un momento triste della vita, con la sola forza di una presenza. Sentirsi implicati dall’altro.

Fiducia, presenza, rompere il cazzo ed essere disposti a farsi rompere il cazzo sono le tre piccole lezioni sull’amicizia che mi ha regalato una sera di maggio fredda e piovosa.

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