Zibaldone

Raccolgo qui, più che altro per non dimenticarle e creare una specie di backup, alcuni racconti di vita domestica, già affidati in passato allo status di fb.

I bambini, si sa, amano stare con la loro mamma in ogni momento possibile. Le mie non fanno eccezione ed ecco che, come tante, me le ritrovo a far salotto anche in bagno. Praticamente sempre, ogni santo giorno, anche quando mi toccano quelle operazioni femminili concentrate in cinque giorni al mese. Questo è un bene – mi dico- si cominciano ad affrontare anche così i temi della loro crescita.
“Mamma” ridacchiano le due grandone “in casa siete in due a portare il pannolone, tu e Miss T”.
” Già, è vero! E pensate che tra qualche anno saremo tutte e quattro”, dico io, intravedendo all’orizzonte un temibile futuro come azioniste di maggioranza della lines.
“Eh sì, mamma, perchè noi useremo quelli tuoi di adesso e tu avrai il pannolone dei vecchi”.
(con calma, ragazze, con calma) – ottobre 2015

“Mamma, la maestra mi ha cambiato posto”, mi annuncia Mademoiselle C.
“Ah, sì, vi sposta un po’ così imparate piano piano a conoscervi tutti”, le dico.
“Veramente ha spostato solo me, così parlo un po’ meno con Mister A”, mi fa lei, con nonchalance.
“Uh, capisco. Ma allora la maestra vi riprende anche ogni tanto perchè non state attenti, tu e Mister A”, chiedo io.
Lei si gira scandalizzata: “Ma va là, mamma, mica che sgrida, ci dice solo di stare zitti”.
Ah beh.
(Sono una pessima educatrice, I know, ma questa minimizzazione delle sgridate a me fa balzare all’occhio il superamento delle fragilità di Mademoiselle C – oltre che farmi sorridere parecchio) – ottobre 2015

Miss T sabato ha compiuto due anni.
Ci hanno pensato Signorina A e Mademoiselle C ad istruirla circa l’importante avvenimento.
L’intera giornata è stata scandita da queste triangolazioni:
” Di chi è il compleanno oggi?”, pronunciato indifferentemente da Mademoiselle C o Signorina A.
“Mmmmmio!”, urlato da Miss T.
“E quanti anni compi?”, loro, festanti.
“Dueeeeeeeeeeeeee”, lei, felice.
Dopo una giornata di timidi festeggiamenti, ecco che nel rituale delle coccole serale, scatta la più classica delle domande retorico-puffolose di stampo materno:
“Ma quanto bene ti voglio?”, le sussurro teneramente, nella sua e mia dormiveglia.
Lei si alza di scatto e si mette, festosa, a urlare: “Dueeeeeeeeeeeeeeeeeeee!”.
(quando l’intensità non la danno i valori numerici ma i decibel) – settembre 2015

Il pragmatismo di Mademoiselle C applicato alla favola della buonanotte.
L’altra sera, nella classica storia serale, c’era questo pupazzo di neve dal cuore tenero che, non appena i due bimbi che l’hanno creato si rifugiano in casa per il freddo, pensa bene di regalare sciarpa e cappello alle creature infreddolite del bosco, destando una sconfinata ammirazione nel solito Babbo Natale, che imperversa in tutte le storie contenenti almeno un paio di fiocchi di neve.
“Ah beh, facile per lui, è fatto di neve, mica soffre il freddo, piuttosto deve preoccuparsi del caldo”.
Non fa una piega, Mademoiselle C. – settembre 2015

Signorina A, ormai si sa, ha un approccio minimalista alla comunicazione.
” La maestra oggi ci ha chiesto “What’s your name” e io ho risposto “I’m Signorina A””, ci dice orgogliosa a cena.
“Brava Signorina A” la incoraggia il signor Pàpici, evidentemente commosso da un insospettabile uso della forma contratta, “si poteva anche dire I am, ma I’m va superbene”.
“Sì, Pàpici, lo so, ma così ho fatto più in fretta a parlare e mi son tolta il pensiero”.
(quando anche una singola lettera può fare la differenza) – settembre 2015

Giochi enigmistici inconsapevolmente teneroni.
Signorina A sbircia il mio corsivo ancora non totalmente comprensibile mentre compilo un foglio per la scuola circa eventuali intolleranze alimentari di Mademoiselle C.
Poi alza gli occhi, strabuzzandoli un po’ per tutta la fatica investita nel cercare di capire cosa stessi scrivendo, e mi guarda con occhio interrogativo:
“Ma, mamma, davvero Mademoiselle C non soffre di allegria?”. – settembre 2015

Mademoiselle C alle prese coi Mondiali di Atletica (e le strane creature che li popolano):
“Papi, vieni, stanno per partire le donne che fanno la corsa coi tentacoli”.
Praticamente una disciplina per imparare ad evitare le molestie dei poliponi. – agosto 2015

Elementi di astronomia intuitiva.
Mademoiselle C:” Mamma, ma d’estate le notti sono lunghe?”
Mamma maieuta:” Secondo te?”
Mademoiselle C:” Sì, devono per forza essere lunghissime, per far riposare tutte le ore di luce del giorno”. – luglio 2015

Domani è l’ultimo giorno di asilo di Signorina A e Mademoiselle C.
Ieri sera la famiglia ha preparato dei bigliettini di ringraziamento da consegnare alle maestre. Mamma, che poi sarei io, ha versato copiose lacrime nel consegnarli a due delle insegnanti. Gli altri, domani. Sono un disastro, lo so. Le giovani mi guardavano con aria interrogativa- è ovvio, la loro madre stava piangendo copiosamente per motivi ignoti, di fronte alla loro insegnante e ai loro compagni, rispondendo a gesti per non peggiorare coi singhiozzi una situazione già sufficientemente imbarazzante.
– Mamma, ma perchè stai piangendo?- mi chiede stralunata Mademoiselle C, mentre tento di infilarle le ciabattine con gli occhi appannati dalle lacrime.
– Perchè sono contenta, contenta delle vostre maestre e mi spiace lasciarle-
-Ah, ma mamma, puoi venirle a trovare quando vuoi!- mi dice lei, scoppiando a ridere – e poi, piantala, che se continui a piangere fai ridere tutti-
Ecco, per un qualche fortuito miracolo almeno non trasmetto loro la mia inguaribile piagnosità.
PS. Qualcuno ha qualche pasticchetta psicotropa che mi aiuti a sopportare il saluto di domattina? – giugno 2015

Mademoiselle C e la concezione del tempo.
“Mamma, a Natale io sarò ancora una bambina e tu la mia mamma?” – giugno 2015

Cronache di disastri emotivi.
Alle feste del primo anno di asilo mi son commossa nel vedere Signorina A e Mademoiselle C – due buffe creature alte un soldo di cacio- affrontare il primo palcoscenico. Alla festa del secondo anno, mi sono commossa nel vederle meno goffe e più a loro agio. Alla festa del terzo anno, mi commuovo nel festeggiarne il diploma e il passaggio alla scuola dei grandi.
Ieri, durante la festa di Signorina A, Mademoiselle C mi guarda tra l’incredulo e lo sconcertato e con tono di rimprovero mi apostrofa così “Ma mamma, hai gli occhi tutti rossi”.
Sorry, ragazze, questo è quello che passa il convento.- giugno 2015

Mademoiselle C e le differenze di genere:
“Mamma, maschi e femmine hanno ognuno le loro fortune”.
“Dici?”
“Sì, i maschi posso fare pipì in piedi oppure seduti, possono scegliere”.
“Vero”
“E noi femmine possiamo decidere se mettere la gonna oppure i pantaloni”.
“Già”
Poi si ferma, ci pensa su e rettifica: “Beh, a parte i maschi poveri: loro se non hanno i pantaloni possono mettersi la gonna”.
“…” – giugno 2015
In Mademoiselle C cominciano a farsi strada dubbi circa la bacchetta magica.
“Mamma, che ne dici, andiamo a chiedere ai carabinieri il permesso prima di andare a cercare le fate per farci regalare la bacchetta magica? Potrebbero farci la multa, se ci scoprono”.
Bacchetta sei reale, ma illegale. – maggio 2015

Ieri, in auto, Mademoiselle C e io.
Mentre guido sento che lei traffica e borbotta, agitando Bob Broccolo e Francy Fragola (che, forse non è noto a tutti, si sono recentemente sposati durante un rito collettivo di pupazzi).
– Che cosa sta succedendo, Mademoiselle C?-
– Broccolo e Fragola stanno litigando-
– Perchè litigano?-
– Broccolo dà troppi baci a Fragola-
-E allora?-
-Dai, mamma, Fragola non vuole mica morire disfatta dai baci di Broccolo-
No, dico, ma quante future lezioni di amor proprio e equilibrio relazionale mi stai risparmiando, Mademoiselle C? – maggio 2015

-Mamma dobbiamo comprare tre pianoforti: uno per me, uno per Mademoiselle C, uno per il resto della famiglia-
– Ma, Signorina A, tu hai detto che avresti suonato l’ukulele-
– Non importa, se ne ha uno Mademoiselle C, ne devo avere uno anche io-
(la concezione della condivisione e della capienza della nostra casa, secondo Signorina A) – maggio 2015

Mamma: “Domani mi sa che non potrete mettere i sandaletti nuovi: danno pioggia”
Signorina A:”Sì, ma a volte i signori delle previsioni sbagliano e dicono che c’è pioggia e poi c’è il sole”.
Mademoiselle C:”Deve essere Gesù che gli fa degli scherzi. Dice a loro che c’è pioggia, loro lo dicono a tutti e invece poi Gesù manda il sole. Per scherzo, eh”. – maggio 2015

Signorina A, mentre si lava il viso appena sveglia: “Mamma, io da grande prima sposo Mademoiselle C, poi Miss T, poi un maschio. Insomma, quel maschio ci deve proprio sposare tutte e tre. Però non tutte insieme, una alla volta, che se no si fa una figuraccia in Chiesa, lui da solo con tre spose”. – maggio 2015

 

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