L’ora illegale

Ho una relazione complicata col tempo.

Ogni santa mattina feriale che Dio manda in terra, quando accendo l’auto per portare a scuola Signorina A e Mademoiselle C, sento la voce un po’ preoccupata di Signorina A – che fra le tre sembra aver maggiormente assorbito i miei peggiori tratti di osservanza delle regole- che mi chiede “Mamma anche oggi siamo in ritardo?“.

Non appena i miei recettori neuronali intercettano questa domanda, scatta in me un preciso protocollo comportamentale. Per prima cosa eseguo mentalmente un minuzioso origami della mia ansia rendendola un minuscolo e silenzioso pesciolino dorato. In seguito impartisco al mio  pesciolino d’ansia zippata un bignamino di psicopedagogia intorno agli esiti negativi del contagiare i bambini con la propria ansia da ritardo. Infine rispondo con pacata tranquillità “No, patata, stiamo arrivando perfettamente in tempo“.
Va da sé che la dichiarazione ogni mattina contiene una certa percentuale di mendacità che, nella migliore delle ipotesi riguarda solo il “perfettamente”, ma che spesso arriva tragicamente a interessare anche quell'” in tempo”.

La stessa Signorina A, inconsapevole specchio delle malabitudini materne, mi ha fornito la prova definitiva che c’è qualcosa che non va in quel che faccio del tempo.
Sabato sera siamo arrivati alle 20.15 ad un appuntamento fissato per le 20.30. Una volta approdati al luogo convenuto, annuncio al trio che occorre aspettare qualche minuto, perché siamo arrivati in anticipo. Al che, Signorina A mi rivolge uno sguardo interrogativo. “Cosa vuol dire “in anticipo”?“, mi chiede.

Rimango per un attimo senza parole.

Cioè, dopo sei anni di vita e un discreto bagaglio lessicale contenente, tra le altre cose, i rebbi della forchetta e strumenti musicali come l’ottavino e la celesta, ho dovuto prendere atto che Signorina A ignorava completamente l’espressione “in anticipo”.

A complicare ulteriormente le cose, un paio di volte l’anno, irrompe nelle nostre vite quella convenzione balorda nota come ora legale. A me l’ora legale pare l’esempio più lampante del rapporto controverso tra la legalità e la giustizia. L’ora sarà pure legale, ma questa cosa che due volte l’anno entra a gamba tesa a scombinare i miei già non perfettamente allineati bioritmi è gravemente ingiusta, tocca gridarlo al mondo. Il buio che fa capolino quando ancora sono in ufficio inabissa quella parte umorale di me nelle sabbie di una depressione stagionale. La depressione novembrina delle sei di sera, che scomparirà pure alle sette, ma intanto m’avrà indotto a cercare alla radio  canzonacce malinconiche durante il viaggio di ritorno a casa.
Certo, quel giorno in cui come pecoroni torniamo tutti all’ora solare, quel giorno che era ieri, abbiamo in bonus la venticinquesima ora, sogno proibito di tutti i disordinati cronologici come me. E io quel giorno mi sento come il giorno dell’Epifania, da bambina. Sarà pur vero che ti ingozzi di dolciumi, ma la cruda verità è che le vacanze di Natale sono inesorabilmente finite.
Sarà pur vero che ieri ho spalmato le mie discronie su un numero maggiore di ore, sarà anche vero che stamattina al risveglio il sole era già arzillo e scoppiettante, ma niente può compensare la sensazione che lì fuori da qualche parte ci sono le più struggenti domande esistenziali che stanno aspettando il buio delle sei per azzannarmi alla giugulare.

29 pensieri su “L’ora illegale

  1. L’unica cosa in cui non mi riconosco è che io adoro l’ora legale e la terrei tutto l’anno (e pazienza per il bonus della venticinquesima ora…). Non ho ancora capito se sono un “gufo” o “un’allodola”, nel senso che mi piace, quando posso, fare le ore piccole, anche “solo” a leggere o guardare un film, ma amo anche svegliarmi molto presto, sempre quando ci riesco, certo. Quello che so di sicuro però è che mi piace tanto quando rimane la luce fino a tardi.
    Quanto all’essere in anticipo… mi sa che per quanto riguarda i miei figli, nonostante il discreto bagaglio lessicale dopo sei anni di permanenza in Italia (lingua nuova assimilata nel giro di 6 mesi), credo che ancora il termine non sia entrato nel loro vocabolario 😀

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  2. Ah…la depressione novembrina: definizione perfetta. Ma pensa a dicembre: allora a quella serale si sommerà la depressione mattutina, ché malgrado l’ora solare alle 7 sarà ancora buio. Esci che è buio, torni che è buio…io vedo una sola soluzione: abbreviare l’orario di lavoro nei mesi invernali. Questione di sopravvivenza: abbiamo bisogno almeno di uno stralcio di luce naturale.

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  3. Credo che tu possa guardare il lato positivo della cosa: stai trasmettendo qualcosa ai tuoi figli con i fatti, con l’esperienza, non a parole. La signorina A non conosce la parola “in anticipo” perchè vede, percepisce e constata che sei sempre in ritardo! Quindi sei una supermamma!

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