Mamma, pecchè scei la mia mamma?

-Mamma, pecchè scei la mia mamma?- mi chiede Miss T, guardandomi negli occhi a distanza ravvicinata, il mio viso tra le sue manine che lo stringono in una morsa che fa quasi male.

Miss T è così, niente delicatezza, ma tanta affettuosa sostanza.

– Ehm, Miss T…mmm, non saprei esattamente spiegartelo così, adesso- farfuglio io, prendendo tempo.

– Mamma, pecchè? pecchè?- mi incalza, in preda ad un attacco precoce della sindrome dei perché, affondando ancora un pochino le unghiette nelle mie guance.

Alla fine la butto tutta sull’anatomo-biologico: -E’ perché sei cresciuta nella mia pancia-

-Ahhhh-  mi fa lei, con l’espressione soddisfatta di chi ha pienamente capito di cosa si tratta.

Poi molla la presa dalla mia faccia e mi sferra uno di quegli abbracci mozzafiato, da fusione dei corpi.

Rimango effettivamente per un attimo col respiro sospeso da quell’attacco di tenerezza infinita.

La verità è che non lo so, Miss T. Sono la tua mamma per una meravigliosa congiuntura di eventi, che mi hanno confezionato questo privilegio, che ovviamente è molto più che biologico.
Non so come spiegartelo, veramente.

Provo a raccontartelo tirando fuori uno dei ricordi che custodisco con più gelosia. Le ancelle di questo ricordo sono dei sentimenti molto diversi. A difesa di questo racconto, nel mio cuore c’è tanta nostalgia, c’è dolore, ma si è scomodato anche amore in persona, pensa un po’.

La nonna G io l’ho sempre conosciuta come una donna molto razionale, controllata, pacata. Tenera con noi nipoti, certamente, ma sempre misurata. Amante della lettura, colta anche in vecchiaia, lucida sino alle soglie della sua morte, a quasi novantaquattro gloriosi anni.
Quel che la mia mamma mi ha raccontato della sua ultima manciata di giorni, quando aveva già perso contatto con la realtà è che implorava aiuto da una donna che non incontrava su per giù da sessant’anni.

– Mamma, vienimi a prendere!- urlava con un’energia incompatibile coi referti delle sue ultime analisi del sangue.

E’ così, Miss T, la donna che chiamava a novantaquattro anni era proprio la sua mamma. Mi sa che io sono questo per te,  mi sa che mi fa un po’ paura saperlo, ma non è niente a confronto di tutta la sfacciata  e immeritata gioia che mi dà.

23 pensieri su “Mamma, pecchè scei la mia mamma?

  1. Quindi è proprio vero vero verissimo che la mamma è sempre la mamma? Che per noi è un privilegio avere i figli che abbiamo lo stavo pensando proprio dieci minuti fa, prima di leggere il tuo post (e, quindi, del tutto ignara delle tue parole)… Bisognerebbe riuscire a tenerci stretto questo sentimento-convinzione.

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  2. E’ la prima volta che commento qui da te, credo, ma questa riflessione è così dolce che voglio proprio dirti grazie per averla condivisa.
    La mia adorata nonna D nei suoi ultimi giorni di vita non riconosceva più nessuno tranne me, mi prendeva la mano tra le sue e mi diceva “portami a casa dalla mia mamma per favore”.
    Rimarremo per sempre figli, anche se ora a volte lo dimentichiamo.

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  3. Ciao Carissima. Quando la mia Chicchi aveva sei mesi siamo state ricoverate in ospedale per un’infezione alla sua gambetta. In quell’occasione avevo stretto amicizia con un’infermiera che mi raccontava di essere appena stata trasferita in pediatria dopo aver lavorato per tantissimi anni nel reparto di medicina generale. Osservandomi mentre stringevo a me la mia cucciola mi disse che aveva visto morire tante persone e aggiunse: ” Ti assicuro che Mamma è quasi sempre la prima parola che pronunciamo e anche l’ultima. Perché tantissime persone, prima di spirare, vecchie o giovani che siano, chiamano proprio Lei, la loro Mamma”. Scusa l ‘ aneddoto macabro…. ma mi andava di condividerlo con te. Ciao.

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      1. Bellissimo questo ricordo che ci hai regalato e condivido in pieno la tua riflessione…mi sento figlia al 100% e anche mamma, ma è un vestito non così facile e immediato da indossare.
        I tuoi post portano sempre un carico di magia…sei brava brava! 🙂 un abbraccio

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  4. Io che non mi sono mai sentito figlio, mi sento padre. Non so il perché. Mi sento anche marito. Amo questi 3 che man mano sono entrati nella mia vita. Barbara che ho conosciuto presto e che desidero sempre. Beatrice la grande. Alberto il piccolo. Dritti nel cuore, spero di poterli sempre sostenere.

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  5. Mamma mia, che bel racconto! non ti nascondo che non sono riuscita a trattenere le lacrime. Io e mia mamma abbiamo sempre avuto un rapporto meraviglioso di fiducia, confidenza, amicizia e una speciale “connessione” che spero di avere con la mia pulce. Adesso, essendo anche io mamma, c’è qualcosa in più che ci unisce, il legame è ancora più forte e riesco a capire una marea di cose che prima non immaginavo neanche. Come diceva qualcuna nei commenti sopra, spesso dimentichiamo che siamo anche figlie, un racconto come questo ti muove tutti quei ricordi e sentimenti che a volte dimentichiamo di provare ma che fanno parte della nostra essenza. Grazie di averlo condiviso con noi…

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