Pensieri dall’ombelico

Proprio sul finire della valle chiusa dove trascorriamo i giorni di ferie d’agosto ci sta un santuario, al colmo di una salita di oltre 400 scalini immersi nell’ombra di faggi secolari.

Al termine di questa salita ti può capitare di ascoltare le parole di un sacerdote schietto, scarno e diretto. Parole dette da uno che ha veramente a cuore la crescita spirituale di chi l’ascolta e che, in virtù di questo desiderio senza fronzoli, non usa edulcoranti verbali. Anzi, tende a sferzarti, nel tentativo fraterno e crudo di svegliarti.

Ecco, ti può capitare di ripercorrere gli scalini in discesa riportando degli ematomi emotivi che ti fanno dolorare i passi e scricchiolare le giunture. Non ci si va con intento masochistico, ci si va come dal dentista come quando hai un ascesso. Il trapano a riparare una corona cariata è una specie di male necessario. Come fare la doccia scozzese dopo la sauna, per dirla un po’ più radical chic.

Questo scafato signore, che, mentre chiacchiera dall’altare in abiti civili finisce per indossare scarni paramenti e invitarti ad una tavola comune, dice al tuo cuore delle verità brutte e belle al tempo stesso. Brutte perché hanno delle spine, belle perché profumano potentemente. La verità fa male, si sa. Però, è la verità e con la verità c’è poco da discutere, negoziare, profferire dei “ma sì, però”. La verità ha un profumo potente.

Il sentimento religioso l’ho respirato e interiorizzato sin da bambina. Negli anni ho avuto modo di viverlo, condividerlo, criticarlo, allontanarlo, deriderlo, ignorarlo e ritrovarlo altrove. So di avercelo, so che se anche volessi non riuscirei ad annientarlo. Poi, figurarsi, neanche lo voglio, cancellarlo. Ce l’ho, dimentico talvolta di cambiargli la sabbietta e rifornirlo di acqua fresca, ma lo sento, me lo porto in giro un po’ dappertutto.

«La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?” recitava al lettura, senza mezzi termini.

Io è proprio quella persona che adoro far riposare, mangiare, bere e divertire, nella mia piccola e innocua vita. Io fatica talvolta, investe energie, certo, ma molto in vista del poter godere di ciò che ha ottenuto. Io desidera che gli altri riconoscano quanto è mediamente carino, divertente, intelligente. Io è un tipo normale, molti Io sono così, non c’è di che vergognarsi.

Se non avessi salito quegli oltre 400 scalini, mica l’avrei messo a fuoco che investire in Io è un’ottima idea, ma ce ne sono altre da poter mettere in atto. Non so, magari togliere temporaneamente Io dall’ombelico della vita e rimetterlo accanto a tutti gli altri di cui è pari. Tipo che potrebbe essere una buona idea investire in Io ma anche negli altri, nell’apportare un minimo miglioramento di una porzione di mondo leggermente più grande del mio ombelico, per dire. Per lasciare in eredità, oltre alle mie collane balzane, anche un piccolo segno più, dove prima c’era un meno o anche solo uno zero. Sorridendo, rendendo merito ai successi altrui, cedendo il passo a chi è più bravo, allenando la vista a percepire le ingiustizie, mostrando alle bimbe anche le ferite del mondo così da invogliare anche loro a prendersene un po’ cura, parlando di meno, salendo scalini non solo per tonificare i glutei ma anche quello strano senso di assoluto che qualcuno m’ha infilato dentro, da bambina.

6 pensieri su “Pensieri dall’ombelico

  1. Io penso che le tue tre gemme e il fortunato cavaliere che ti vive accanto siano molto più ricchi di tanti altri, proprio perché tu non mi sembri affatto ombellicocentrica come pensi. No, lasciatelo dire da un saputo sputasentenze quasi sulla soglia dell’età matura (!). Non lo sei affatto!

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  2. L’idea di cambiare la sabbietta al sentimento religioso non è male, davvero attuale peraltro….
    Mi sono immersa nel tuo racconto di quotidianità con la sofferenza ed il peso di riconoscere me stessa in molti passaggi, la consapevolezza, la verità sono dei bocconi amari qualche volta da gestire, ma è pur vero che non si può fingere di vivere, lo si deve fare per forza di cose bene perché “partecipare” alla vita, non sarà mai sufficiente……

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