Quei nonnulla che ci rivelano bambini

Quand’ero bambina, e forse è così per più d’uno, era chiaro che le persone fossero sempre state così come le vedevo allora. Per quel che mi riguardava, mia nonna era nata avendo le sembianze di una settantenne, mio padre di un quarantenne, il gatto Pico era sempre stato un micio adulto e l’ottico sotto casa aveva certamente quella barba anche in fasce. No, anzi, in fasce non c’era nemmeno mai stato. Era nato così, o magari nemmeno era nato. A ben pensarci era così da sempre e per sempre. Così e basta.

Ora che so che il tempo cambia le sembianze alle persone, mi capita un’altra faccenda strana.

Dentro alle persone vedo il loro aspetto da bambini.

Mi capita davvero, sul serio, non scherzo.

Nelle riunioni di classe delle mie bambine, capita che con un gruppo di miei approssimativamente coetanei (chi più chi meno; vorrei dire tutti più, ma anche meno, ne sono mestamente sicura) ci si trovi in una classe, seduti su sedie sottodimensionate (nella maggior parte dei casi, io per esempio ci sto comodissima) rispetto alle nostre gambe. Siamo adulti che interagiscono con altri adulti nella piena responsabilità di educare al meglio i nostri bambini.

Li guardo, li sento parlare, con attenzione. Qualche volta parte un pensiero laterale.

Mi pare di vederli bambini, perché ognuno conserva almeno un tratto di quella piccola creatura che è stato. Che sia un sorriso imperfetto e pieno di allegria. Che siano delle mani cresciute, con unghie laccate, ma ancora teneramente paffute. Oppure un paio di gambe in agitazione sotto al banco: non aspettano con malcelata ansia di andar a preparare la cena, ma di correre festose dietro a un pallone. O ancora uno sguardo perso dietro a un pensiero che fa sorridere di nascosto. O magari dei ricci ancora imperterriti e selvaggi.

Vi vedo, ci vedo.

Diciamo di essere adulti, e non mentiamo. Lo siamo per davvero. Ma dentro e pure fuori non possiamo proprio nascondere di essere ancora per un attimo, per un dettaglio, per un nonnulla, allegramente bambini.

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9 pensieri su “Quei nonnulla che ci rivelano bambini

  1. Hai espresso un concetto che, fuori dai miei pensieri, non aveva trovato mai riscontro. Scrivi: «Era chiaro che le persone fossero sempre state così come le vedevo allora. Per quel che mi riguardava, mia nonna era nata avendo le sembianze di una settantenne…».
    Anche per me, bambino, i vecchi erano nati vecchi, e tutto era stato sempre così come lo vedevo in quel momento… come la montagna che mi stava di fronte (se in quel momento di fronte avevo una montagna). 🙂

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  2. Ah! Stranezza, ma mi ‘consola’: è da anni che vedo nei bambini e nei giovani l’aspetto che avranno da adulti, e a volte da vecchi.
    Le guance afflosciate, il naso più adunco, le rughe: li vedo nel loro futuro e non sono diversi da noi (noi adulti, intendo)

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