Sapere di avere capacità limitate è la mia gran fortuna (di mamma e di essere umano)

Quando la professoressa F, insegnante di matematica, ci consegnò i risultati del test di ingresso in prima media, mi saltò immediatamente all’occhio il giudizio che si nascondeva dietro uno scarabocchio rosso, che lei doveva aver apposto maldestramente in un secondo momento, dopo aver considerato di essere stata troppo precipitosa e castrante. Non ricordo quale fu esattamente il giudizio ufficiale, ma non potrò mai dimenticare che sotto il goffo ghirigoro di penna bic c’era scritto “capacità limitate“.

Lo ricordo perché fu una dura lezione.  Nessun aveva prima di allora e mai nessuno dopo messo in dubbio le mie potenzialità di apprendimento.

Il concetto di limite, nella mia vita scolastica successiva è ritornato spesso. Non sui giudizi espressi nei miei confronti, ma in letteratura, in filosofia, in matematica.

Per i greci era il destino, per Ulisse furono le colonne d’Ercole, per Voltaire era la libertà degli altri, per Leopardi era una siepe. Certo, visto così, il limite, sembrava persino accattivante.

Poi ci si è messa – di nuovo, ma questa volta non c’era più la professoressa F a ricordarmi chi ero- la matematica. I limiti in matematica alla fine esprimono il concetto di avvicinamento alla conoscenza piena. Cioè, in pratica: c’è una soluzione che so teoricamente che non posso riuscire a trovare. Però uso un concetto matematico che mi permette di avvicinarmi il più possibile a quella verità con gli strumenti a mia disposizione e metto in atto la miglior approssimazione possibile. La faccenda a questo punto aveva tratti, a capirli allora, affascinanti.

E i romantici? A me m’hanno fottuto i romantici e tutta quella faccenda dell’essere finito che tenda all’infinito. Che poi l’infinito i matematici lo disegnano come un otto coricato. Praticamente è la storia di una forma perfetta, la sfera, che addirittura raddoppia la sua perfezione e, messa così, due sfere una sopra l’altra, comincia a camminare verso una indefinita meta di realizzazione assoluta. E tendi oggi, tendi domani, alla fine è caduto a terra stremato e non s’è mosso più.
I romantici avevano in testa questa roba del Sublime, il “sub-limen”, che poi è proprio quel che sta al limite, non oltre al limite. La vetta più alta, sì, ma raggiungibile in qualche maniera. Vedi, a starli ascoltare di più i romantici, avrei fatto un affare.

Insomma, professoressa F, il concetto di limite, alla fine è una gran figata. Ti dice fin dove le tue forze e le tue capacità ti consentono di arrivare, senza inquinare la vita a altri individui della tua specie, ma pure di tutte le altre. E dai, anche un po’ al pianeta, che non guasta mai.

Il limite pare pure sia uno dei cardini della pedagogia. I genitori lo devono insegnare ai figli, anche a costo dell’esercizio della propria antipatica autorevolezza, in nome di quella meta agognata che è il loro pieno equilibrio.

E a me mamma, mi insegna pure ogni tanto, quando mi serve, che posso arrivare fino a un certo punto. Che mi devo impegnare coi miei strumenti ad approssimarmi il più possibile al meglio. Ma che ho delle fragilità, dei limiti. Li devo rispettare, forse potrei magari anche berci un caffé, farmeli amici. I miei di limiti, quelli delle mie figlie. Si fa così pulizia di sensi di colpa, di stupide inadeguatezze. Mi sa che questa faccenda ha tanto a che fare anche con il mio, di equilibrio, di mamma e di persona, perché a star sempre sbilanciati in avanti, alla fine si cade. Sì, professoressa F, ho capacità limitate, so che aveva cercato di farmelo capire tanto tempo fa. Ora che l’ho capito, mi sento terribilmente sollevata.

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10 pensieri su “Sapere di avere capacità limitate è la mia gran fortuna (di mamma e di essere umano)

  1. Caspita, è proprio vero. Riconoscere e ammettere i propri limiti richiede parecchio coraggio, quando poi ci sono di mezzo i figli allora la cosa si moltiplica (anzi possiamo dire, matematicamente parlando, che si eleva ad un esponente pari al numero di figli…).
    Il concetto di limite poi è parecchio relativo, non credo ne esista una definizione univoca e valida per tutte le persone indistintamente, perciò mi piace anche credere che quello che forse per me è un limite, altri punti di vista potrebbero addirittura considerare un pregio.
    Sprecare una intera vita alla ricerca della perfezione mi pare assolutamente esagerato, specie perchè le sfide da superare non finiscono mai, ma la vita eterna (ad oggi) pare impossibile…

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  2. Non tutti godono di questo status particolare che sicuramente merita ancor più quando riconosciuto un amplio applauso! Ce ne fossero di più di persone come noi il mondo andrebbe un pochino meglio… (Specie il nostro piccolo mondo…) buona vita!

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  3. Cedo che sia una questione di convivenza con i propri limiti e le convivenze hanno alti e bassi, ma nel momento che lo sai tutto diventa più “normale”. Il mio limite ad esempio è che non riesco ad accettare i miei limiti 😀

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  4. Bellissimo questo post. Mi sono fermata sulla vignetta che mi ha “strappato” un sorriso. Insegnare il limite significa contenere l’ego che se si espande troppo diventa purulento e rischia di sommergere con la sua esplosione il detentore dello stesso e gli astanti attorno a lui o a lei anche eh si…. purtroppo riguarda tutte e tutti l’ego.

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