Oggi ho celebrato la giornata della mamma lavando i balconi, il che mi sembra un ottimo modo perché così non lo devo fare più per svariati mesi, con mia grandissima gioia.
Sono perfettamente consapevole di essere una tizia che ha scritto tantissimo della propria maternità, un intero blog a ben pensarci, un luogo pubblico e privato insieme che ho deciso di aprire proprio in un momento strappato alla mia maternità stessa, ironia della sorte. L’ho deciso in una mattina di quella che, non solo mi sembra una vita fa, ma che mi torna alla mente come un sogno, come qualcosa che ho sentito raccontare da un’amica ma che non ho vissuto in prima persona. Un appuntamento da sola, per ascoltare una donna che parlava ironicamente di maternità. La stessa persona, che, oggi, a distanza di quasi 10 anni, ha scritto questa bella riflessione, come solo lei, in effetti, sa fare.
Signorina A, che ha quasi quindici anni, oggi ha tirato fuori un quaderno di 7 anni fa dove di me diceva: “lavora come scienziata delle piante”, “è libera il sabato e la domenica”, “indossa qualche volta un vestito nero”, “mi riesce a prendere in braccio”, “tra le sue qualità c’è la gentilezza e l’amore”, “un difetto è che quando grida mi fa spaventare”. Non solo salta fuori che l’amore è una qualità, ma che io c’è stato un periodo in cui lo avevo. Niente male.
Miss T mi ha portato a casa quello che credo essere ragionevolmente l’ultimo manufatto a tema della mia lunga carriera, ora che lei sta per terminare la scuola primaria. Se considero di aver cominciato a riceverne il primo anno di scuola dell’Infanzia di Mademoiselle C e Signorina A, credo avere all’attivo 24 lavoretti della Festa della Mamma. Quello di quest’anno incontra decisamente il mio gusto, visto che Miss T ha creato un acrostico surreale con le iniziali M-A-M-M-A dove ha mischiato aggettivi e sostantivi totalmente a caso, parole sue. Mi è parso un degno finale.
La carriera, comunque, è ancora pienamente attiva. Ultimamente, con tre figlie adolescenti o pre-, mi occupo più che altro di incarnare un modello da distruggere e me la cavo abbastanza bene. Ricevo critiche, sguardi di biasimo, sibili di imbarazzo nelle situazioni più svariate. Elargisco baci e abbracci solo quando mi vengono espressamente richiesti, ho in conto una serie indefinita di rifiuti. Qualche volta abbozzo, qualche volta reagisco, nella maggior parte dei casi so che è giusto così. Stanno misurando e sperimentando la loro distanza da me, non posso che esserne contenta. Ma sono anche delle persone che è una gran cosa avere accanto.
Ogni tanto dico loro frasi sciocchine, del tipo: “Però pensa che fortuna che ci siamo incontrate”. E lo penso veramente. Ad un certo punto risulta più nitido che mai, sorpassata la fase di grande dipendenza reciproca, che si è persone diverse che percorrono un tratto di strada insieme. E sebbene mi sia chiaro che la loro presenza sul pianeta sia stata dettata da un atto di volontà preciso, da un desiderio ancestrale e, in fondo, anche intimamente egoistico (e che questo comporta un’inesauribile responsabilità nei loro confronti), è anche ogni volta sorprendente realizzare che è stato un gran colpo di fortuna, incontrarsi. E quando colgo in loro delle indubitabili somiglianze con tratti somatici e caratteriali miei, non penso più, come una volta, che abbiano preso da me, ma che siamo attraversate da una stessa declinazione della vita tra le migliaia possibili. Mademoiselle C non ha ereditato la mia stessa forma singolare degli anulari, ma l’abbiamo ereditata entrambe, chissà da quanto lontano. E così, il naso di Miss T e il mio; i piedi di Signorina A e i miei. Siamo esseri attraversati dalla vita, ce la passiamo come un messaggio in bottiglia, ognuno nel suo mare.
Qualche tempo fa, dopo che ci conoscevamo già da diversi mesi, una collega di scuola ha spalancato gli occhi incredula quando, parlando, è venuto fuori che ho tre figlie. “Ma io pensavo fossi una di quelle fricchettone, che va in giro in bici, non mangia carne e non vive mai con nessuno in particolare”. Ho sorriso, pensando con tenerezza che è definitivamente finito il tempo in cui scrivevo con somma sincerità queste parole. Essere mamma di Signorina A, Mademoiselle C e Miss T è una delle forme che la vita mi sta concedendo con generosità per sperimentare la fertilità, sicuramente tra le più fortunate, forse la più fortunata di tutte, ma insieme a diversi altri modi di essere umana, nei quali mi sento e sono altrettanto coinvolta, e felice, e stanca, e grata ed esausta, entusiasta, frustrata e arrabbiata, con tutte le contraddizioni che ogni incontro significativo, progetto di crescita condiviso, apertura all’altro possono portare con sè.
