Starci dentro (ogni tanto)

Forse, ogni tanto, è giusto essere onesti e dire che ci sono periodi di disillusione così forti da far male agli addominali.

Tra i pensieri di questi giorni d’inizio estate — che hanno il potere unico di chiamarmi a una periodica resa dei conti — c’è anche questo: vi capita mai, guardando una scena di un film che conoscete già, di cogliere la commovente felicità di qualcuno ignaro che sta per accadergli qualcosa di brutto?

E vi succede mai di rileggere interi spezzoni della vostra sceneggiatura esistenziale come tregue, in mezzo a momenti duri?

Ecco. All’improvviso, ho pensato che forse è vero anche il contrario: che le disillusioni, le tristezze, le salite possono essere — anche loro — singole scene, magari lunghe, magari cupe, incastonate dentro un film a spensierate tinte pastello.

Provo rabbia per chi, volontariamente, mi consegna disillusione. E accoglienza, invece, per i fatti incolpevoli della vita che fanno altrettanto.

Aspetto, fiduciosa, il ritorno dominante delle tinte pastello.
E lo faccio mangiando insipidi biscotti della fortuna, saziandomi di centellinati baci adolescenziali, ascoltando in silenzio il lavorìo incessante delle api sulla melata, ricordandomi ogni tanto di onorare la fretta del diventare grandi non provando sempre a scappare, ma cercando— quando riesco — a starci dentro, anche se, a guardarli da vicino vicino, questi panni da grande sono sghembi, un po’ kitsch e quasi sempre fuori taglia.

2 pensieri su “Starci dentro (ogni tanto)

  1. Quando ti leggo mi sembra di vedere le tue parole scritte sul taccuino, di vivere insieme il momento in cui le scrivi, di conoscere il contesto cui quelle parole appartengono, di viverle insomma.

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Scrivi una risposta a Chiara Bertora Cancella risposta