Psicologia for dummies

Domenica dopo pranzo.
Miss T sonnecchia nel lettone padronale. Pàpici sfoglia il giornale.
Mademoiselle C e Signorina A dividono il loro mezzo metro quadro di tavolino disegnando rispettivamente arcobaleni antropomorfi e grossi teatri piramidali rosso vermiglio.
Io vorrei mettermi lo smalto alle unghie delle mani, ma c’è anche quell’altra parte di me che avrebbe deciso di giocare con le giovani. Più precisamente, di giocare alla scuola. Devo aver letto in qualche manuale di psicologia for dummies che è attraverso il gioco che si possono cogliere sentimenti e emozioni che i bambini provano ma non sanno riconoscere e decodificare. Sono determinata a trasformare questo innocua quiete postprandiale nel teatro dove si consumerà l’epifania delle ragioni oscure alla base del recente rigetto della Signorina A verso l’asilo.

Così, mi presento davanti al tavolino con il boccettino di long lasting gel color chic boudoir e dico “Maestre, giochiamo?”.
“Sì, bimba, siediti lì e fai quello che vuoi. È il momento del gioco libero”  mi rispondono le astute ludoinsegnanti, così da poter continuare le loro attività figurative senza rifiutare palesemente le avances materne.

Mi accoccolo accanto al tavolino e mentre rendo le mie unghie quelle di un’intrattenitrice (chic boudoir? ma chi li dà i nomi al colore degli smalti?), chiedo alle mie insegnanti conferma che sia un’attività permessa all’asilo.
“Sì, sì, fai pure” mi dice Mademoiselle C, senza alzare lo sguardo dal foglio.

Assestata l’ultima pennellata, fingo un attacco di nostalgia canaglia e comincio a piagnucolare.
“Cos’hai piccola?” mi chiede finalmente Signorina A, che nel frattempo ha completato i drappeggi del teatro vermiglio e può dedicarsi alle mie richieste di attenzione.
Continuo a piagnucolare, senza trovare risposta al mio lamento.
“Dai, dicci cos’hai, piantala di frignare”, sbottano all’unisono.
“Voglio mamma”, dichiaro io tra i sospiri, convinta di avere dato il via ad una rappresentazione più che verosimile delle crisi mattutine di Signorina A.

“Ah, ma non c’è problema, nel gioco siamo noi le tue mamme” mi dicono, a sorpresa.
“Ma se siete le mie maestre”, obietto io.
“Sì, siamo le maestre e le tue mamme”, mi risponde Mademoiselle C.
“Ma non si può” protesto.
“Certo che si può. E adesso smettila di piangere e mettiti vicino a noi, che siamo le tue mamme” incalza Singorina A.
“Ma come si fa ad avere due mamme? Non si possono avere due mamme contemporaneamente” insisto “Continuiamo che siete le maestre e a me manca la mamma”.
“Tu non hai il papà e, invece, hai due mamme. Non c’è niente di strano. Ora vieni qui che ti abbracciamo così la pianti di piagnucolare”.

E così le mie due mamme arcobaleno mi hanno stretta così forte da farmi dimenticare i miei goffi tentativi di psicologia infantile.
Alla fine abbiamo giocato a vestire, svestire e rivestire quelle bambole magnetiche piene di vestiti magnetici che possiedono in assoluto l’armadio magnetico più fornito dell’universo, che comunque è un ottimo modo per trascorrere il dopopranzo della domenica.

Senza psicologia, con leggerezza.

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