Bestiario pittorico e licenze domestiche

Il giovedì all’asilo è giorno di laboratorio di arte.

Vorrei aprire un’enorme parentesi per confessare la felicità sotterranea che mi desta sapere che le maestre della scuola materna pubblica dove vanno le mie giovani si impegnano per fare un laboratorio d’arte. E uno di lettura, uno di inglese, uno di psicomotricità. E l’orto. E noi barattiamo tutto questo sbattimento non richiesto da nessuna circolare ministeriale con un pacco di cartaigienica l’anno.

Insomma, ieri era giovedì e ogni giovedì mi godo il resoconto del laboratorio d’arte, con quell’orgoglio sottocutaneo di veder crescere le conoscenze delle mie due giovani. A questo si aggiunge il fatto che in genere loro sono in grado di raccontarmi nel dettaglio il progetto pittorico del giorno, ma non ricordano mai il nome dell’artista che lo ha ispirato. E così, mi è ancora concesso di alimentare un po’ il (falso) mito dell’onniscienza materna.

C’è stato Modigliani (“Mamma, abbiamo fatto il nostro ritratto col collo lunghissimo”), Picasso (“Abbiamo messo il naso al posto di un occhio, la bocca sulla fronte, abbiamo disordinato tutta la faccia”), Arcimboldo (“Ci siamo disegnati di verdura”).

E poi c’è stato ieri. La débacle dell’infallibilità genitoriale è sempre in agguato.

Mentre le allaccio le scarpe, Signorina A. mi racconta che hanno disegnato un tavolo con la frutta sopra. “Ah, una natura morta”- faccio io, con nonchalance. “Ma non è quello il nome del pittore”, mi incalza contrariata. “Eh,no, sai, natura morta è il tipo di raffigurazione, molti pittori l’hanno usata fin dall’antichità”, le dico, accennando una supercazzola. “Per sapere il nome del pittore di cui vi ha parlato oggi la maestra, devi dirmi qualcosa in più”.
“Mamma, era frutta su un tavolo, dai, lo sai chi l’ha disegnata”.

Sto per dichiarare mestamente la mia ignoranza, quando passa lì vicino Mademoiselle C. e butta lì un provvidenziale “Ma sì, mamma, è Scarafaggio!”.

Scarafaggio. La natura morta di Michelangelo Merisi, detto Scarafaggio. Come ho fatto a non pensarci prima?

Mentre me la rido tra me e me per il bestiale neologismo ma anche un po’ per lo scampato default parentale, infilo di diritto il buon Scarafaggio nell’elenco delle parole storpiate che compongono il nostro piccolo dizionario domestico, in compagnia dell’aceto balsaNico, della saccapanca, dei fuochi d’entrifricio e dell’immancabile Gioccolata.

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