La turpitudine della porta accanto

Sono pronta ad una confessione nuda, assoluta, senza ombre e omissioni.
Nonostante io sia una fervente sostenitrice del rispetto della stagionalità di frutta e verdura e in qualche misura del chilometro zero, ho fatto una cosa orribile. Devo liberarmi di questo peso che grava sulla mia coscienza da giorni.

SABATO AL MERCATO HO COMPRATO UN CHILO DI PERE ARGENTINE E DELLE PESCHE FUORI STAGIONE.

Sono giorni che aprendo il frigo gli ignari fruttozzi mi occhieggiano con aria di rimprovero per averli sradicati dal loro luogo d’origine buttando in atmosfera tonnellate di malefica ciodue.
Tu eres una consumadora de mierda– mi ammoniscono ogni volta le pere albicelestes.

Care perozze amiche di Messi, avete perfettamente ragione. La cosa peggiore è che di pessimi guizzi di incoerenza quotidiana ne accumulo a bizzeffe, sono una specie di collezionista.

Faccio outing:

– Ieri pomeriggio sono entrata in un negozietto ed ero pronta ad acquistare un costume da bagno a sei euro, sicuramente fatto in Cina da bambini sottratti al sistema scolastico che lavorano 24 ore al giorno. L’unico vero motivo per cui sono uscita senza aver comprato nulla è che non ho trovato una mutanda abbastanza coprente il mio autorevole didietro.

– Sempre sabato, ho comprato una compilation di pinzette maipiùsenza per le bambine, pagandole meno di un quotidiano. China extreme.

– La settimana scorsa, ho finto di non vedere una conoscente al supermercato, mostrandomi ammaliata dallo scaffale delle marmellate senza zucchero, perchè non avevo minimamente voglia di fermarmi a chiacchierare.

– Più di una volta ho sgridato le mie figlie per qualche disastro di igiene domestica cui avevo sicuramente concorso anche io.

– Ho reiteratamente finito di mangiare la pappa di Miss T, battendola sul tempo perchè mi sono stufata di convincerla ad ingurgitare ogni boccone.

– Talvolta ho parcheggiato l’auto occupando più dello spazio necessario, con senso civico pari a quello di un celenterato.

– Giusto l’altro giorno ho gettato nell’indifferenziato un reperto museale proveniente dal mio frigo, costituito da un trancio di pecorino mummificato ricoperto da uno strato di pellicola trasparente. Giuro, non ce l’ho fatto a togliere il domopack per riporlo nella plastica, così da poter gettare la mummia casearia nell’organico. Doppia mortificazione carpiata per la gestione disastrosa della dispensa e la sciagurata omissione di differenziazione dei rifiuti.

E tutto questo nel misero spazio di una settimana! Sette nefandezze in sette giorni: non si può dire che io non sia un’eccellente passista della turpitudine della porta accanto.

7 pensieri su “La turpitudine della porta accanto

  1. Sei passata da me e come sempre faccio, vengo a conoscervi. Ho sorriso tutto il tempo. Io sono pessima, il mio vorrei non è mai commutato in vera organizzazione e se non fosse per il Made in china avrei grosse difficoltà ma i tuoi outing sono vera verità. È credo tu non sia certo l’unica che vorrebbe ma ogni tanto sgarra. China extreme te lo rubo 😄

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  2. Se commento i tuoi outing uno a uno tolgo la poesia irriverente e salutare che ci hai messo. Perciò mi limito a dirti: grazie, troppo divertente. Spero non rovisterai mai nella mia pattumiera (tipo tolle con mais vecchio e stagnola di sopra, gettate così, quando non je la fò a separare causa stomaco fragile…).
    ps: quanto alla frutta di stagione, com’è che la trovo spesso che fa violentemente schifo anche se nel mese giusto?

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