La Natura e la natura

Succede più o meno così.

Ti trovi in un pianoro ameno, al cospetto del cielo più azzurro che ti è mai stato somministrato. Dietro ai faggi che circondano la radura si scorgono tardivi nevai sulle sagome di pietra che fanno da bastione alla tua serenità domenicale. L’acqua gelata del torrente che corre intorno al prato dà sollievo i tuoi piedi fino a pochi istanti prima allacciati a pedule che ti hanno macerato i calcagni e al contempo ristora le tue orecchie avvezze agli striduli suoni di città, tra frizioni ululanti e sirene di allarmi dimenticati. Tutt’intorno sparuti gruppi di bimbi si dedicano ridendo a passatempi dimenticati, capriole, raccolta di pigne, partite a asino, spensierate guerre d’acqua gelida. Gli adulti leggono libri, prendono il sole, sorridono. Quassù non arrivano nè auto nè radiazioni elettromagnetiche a tenere in vita i cellulari. Una magnifica sospensione della quotidianità.

Sei incredibilmente in pace con te stesso e col mondo.

All’improvviso l’acqua di montagna che hai trangugiato a ettolitri a conforto del tuo corpo affaticato dalla salita e della tua innata sete di purezza ti presenta il suo conto.

Ti scappa terribilmente la pipì.

Tutta quella bellezza improvvisamente ti risulta perfettamente inutile. Il meraviglioso appagamento dei desideri più reconditi della tua anima non vale più nulla di fronte all’impossibilità di espletare un bieco bisogno corporeo. L’arcadica radura inerbita si trasforma in un istante nel luogo ostile che non può ospitare i tuoi liquidi corporei. I bimbi ridenti si trasformano in potenziali testimoni della tua minzione.

Allora rindossi obtorto collo le pedule roventi per metterti alla ricerca di un recondito posticino dove calarti liberamente le brache. Cammini per minuti e minuti cercando l’intimità necessaria, ma non c’è posto che non abbia insidie: sentieri vicini, pendii esposti, impavidi escursionisti del fuori pista estivo o pennicatori professionisti che riemergono improvvisamente dal fitto dell’erba, boscaglie di ortiche, pietre che nascondono formicai.

Alla fine lo trovi.

Ti inerpichi su un pendio scosceso col rischio di scivolare giù per qualche metro sul letto di foglie lasciato dallo scorso autunno e lo raggiungi. E’ lui, è perfetto.
È il posto della pipì.
Un meraviglioso faggio centenario abbassa i suoi rami quasi fino a terra, creando solo per te una deliziosa toilette nel bosco. Nella maestosa ombra della sua chioma, sai che l’anziano albero proteggerà le tue pudenda da incauti testimoni. E in un attimo ti riconcili con la natura – la tua- e con la Natura- quella di tutti, ma anche soprattutto di nessuno.
La civiltà può aspettare ancora un momento, almeno fino a sera.

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3 pensieri su “La Natura e la natura

  1. I pennicatori che riemergono dal fitto dell’erba sono solo alcuni tra i dettagli che, a proposito di minzione, stavano scatenando la mia… :-))))

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