Chi se ne va che male fa (?)

Sarà colpa di Nanni Moretti al volante, ma quando il cervello mi si acquieta in quegli stand-by cerebrali in cui sono gli altri organi a comandare – mentre guido, mentre ripongo la spesa, mentre mi spalmo il balsamo tra i capelli- ecco che comincio a canticchiare “Insieme a te non ci sto più”. Non so esattamente perché riemerga dagli abissi della mia corteccia proprio Caterina Caselli, ma succede così più spesso che altro.
Per tempo immemorabile ho canterellato la sentenza “chi se ne va che male fa” caricandola del peso della responsabilità che il partner fuggitivo ha di aver provocato un inenarrabile dolore nell’altro partner. L’ho sempre intesa come un “Cazzo che mazzata dà il partner che decide di andarsene”.
Poi, un giorno, mi sono imbattuta nel video di una bella attrice bionda che, con la suddetta canzone in sottofondo, ne interpretava il labiale e i contenuti. Ecco che con mia estrema sorpresa, in corrispondenza della fatidica frase, lei ha fatto un’impercettibile scrollatina di spalle, allungando leggermente le labbra socchiuse in segno di innocente impotenza. Cioè come a dire “Quando la storia è di fatto finita, chi prende la decisione di andarsene, in fondo, non fa niente di male”.
Cioè esisteva un’altra sconcertantemente evidente interpretazione della frase, cui non avevo mai nemmeno lontanamente pensato in tutta la mia vita.
Da quel momento ovviamente canto la canzone con quella consapevolezza che non ho trovato in questo mondo stupidoooooooo. E con questa sonora minutaglia della canzone, mi pare di aver persino inteso un po’ di più che ogni circostanza ha le sue mille interpretazioni.
Penso a quei quattro anziani hippie al bar del porto di Kea. Li rivedo che chiacchierano nei loro abiti leggeri di lino bianco, con un caffè freddo in una mano e una sigaretta rollata di fresco nell’altra. Vedo le lunghe trecce tinte delle signore settantenni, vedo le generose stempiature dei loro compagni coperte da un panama. Sento i loro discorsi frivoli e dannati al contempo. Sono degli anziani fricchettoni. Un tempo li avrei guardati con un po’ di superba tristezza, come confesso di aver guardato anni fa quel vecchio naturista uscire dalle cristalline acque delle Baleari con la sua intimità penzolante tra le gambe rinsecchite.
Oggi li guardo senza interpretazioni, vale essere un po’ come pare a loro.
Essere un vecchio nudo al sole, essere un vecchio che si rolla una canna al porto con gli amici, essere un vecchio che si gode meglio di me la sua assoluta adultitudine, la sua più alta indipendenza, libertà e autonomia appena prima di doverla abbandonare, vale come essere un vecchio col maglioncino accollato che si legge il giornale al parco, vale come essere un vecchio col gilet multitasche che guarda gli scavi all’angolo, vale come essere me con le mie miopi interpretazioni delle vecchiaie altrui.

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3 pensieri su “Chi se ne va che male fa (?)

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