Il calendario erodariano

Lo so che lo fate apposta. Oh, sì che lo fate.

Ci avete infilato  in fila sette giorni alla volta. Avete dato a ciascuno un nome. Poi, quando sono finiti, ecco che ogni volta li avete fatti ripartire. Ogni otto giorni ritorna puntuale il giovedì, per dire.
Avete fatto lo stesso coi mesi, solo che siete stati più fantasiosi: vi siete sforzati di inventarne dodici. Sulle stagioni, invece, minimo sindacale.

Viviamo vite in cui ritorna di continuo il lunedì, si ripresenta sempre marzo, reincontriamo regolarmente l’inverno.

Poi avete infarcito persino la lingua comune di varie espressioni discutibili, del tipo “Meglio un giorno da leoni che cento da pecora”, suggerendo di apparentare i nostri giorni a due diverse specie animali. Secondo uno studio del 2013, invece, le specie animali censite al mondo sono circa 8.7 milioni, per cui potremmo tranquillamente sbrigliare l’immaginazione per accoppiare ognuno dei nostri giorni a una creatura diversa. Non ditemi che nessuno di voi non ha mai vissuto una giornata da scarabeo stercorario, che non ci credo.

Sembra un po’ come stare su una ruota che sembra girare uguale e  noi ci adagiamo al ritmo ipnotico dei giorni, dei mesi, delle stagioni che si rinnovano. Foderati nell’illusione che tutto cambi poco poco.

Poi talvolta siamo sopraffatti da bagliori di brusca consapevolezza e ci sentiamo improvvisamente e ingiustamente vecchi, ci aggrappiamo ad una presunta freschezza interiore.

Ma io sono giovane dentro– diciamo, mezzi distrutti.
No, tesoro, non è che sei giovane dentro. È che non ti sei accorto mai che tutti i venerdì che ti hanno dato di vivere erano in verità giorni diversi. Tu pensavi che fissandosi la palestra il venerdì, allora ogni venerdì era un po’ come ripetere quello precedente. E invece ti do una notizia: era un giorno diverso, valeva la pena viverlo un po’ diversamente.

Okay, lo so, mi direte che comunque la terra non è che faccia un percorso lineare continuo verso chissà cosa. La terra gira e su questo c’è poco da fare. Ci mette quel tempo lì e poi riparte dal via.
Però io non sono come lei, io no che non riparto. Per cui bene che il nostro seviziato planetucolo verdeblù abbia i suoi ritmi astrali. Mi sta benissimo, non è che sto a sindacare. Però io no, vi assicuro che non riparto uguale ogni 365 giorni, per dindirindina. Io invecchio.

Per cui, che ne so, proviamo a prendere una data convenzionale, diciamo pure di volerci vagamente uniformare al calendario gregoriano. Fissiamoci la nascità di Gesù Cristo come il giorno zero. Più o meno gli storici lo collocano al solstizio d’inverno del 7 avanti Cristo. 21/12/7 a.C.
Poi attribuiamo ad ogni giorno un numero progressivo, a partire da lì.

Oggi, per esempio, è il 737.608esimo giorno dalla nascita di Cristo. Con questa numerazione avremmo potuto risparmiarci tutte le ansie del Millennium bug. E poi zero compleanni, zero anniversari colpevolmente dimenticati, zero feste della donna da boicottare.
Okay, il calendario erodariano forse non è comodissimo per storici e studenti. Immagino la fatica di rispondere alla matura a domande del tipo “Mi dica il giorno dell’armistizio” (…) “Ma certo, era il 712.001“. Non banale da ricordare.
Però, pensateci, ogni giorno  sarebbe un numero diverso, daremmo a ognuno la dignità di essere nuovo, altro da tutti gli altri. E per questo, preziosissimo.

Prendete me. La mia aspettativa di vita è attualmente di 30273 giorni.
A oggi sono passati 13089 giorni dalla mia nascita.
Voglio dire, a vederlo così il tempo, anzi il mio tempo, certo non lo perderei scrivendo un post inutile, per dire.

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14 pensieri su “Il calendario erodariano

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