Non c’è verso, noi siamo loro.

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Ieri Mademoiselle C era molto contrariata al suo ritorno da scuola a casa dei nonni. Forse per presentimento, ho fatto una telefonata proprio a quell’ora e l’ho scoperta in lacrime. Le lacrime lontane destano allarme nelle mamme e così sono rientrata dal lavoro in tutta fretta, rimandando la chiusura di un progetto, per scoprire che in fondo a tutto il mal di pancia che lamentava c’era una gran voglia di mamma. Nulla che non si sia sciolto in una piccola chiacchierata tra donne, lei assisa sulla ceramica, io accoccolata accanto al bidet. La prosaica poesia della toilette.

Che meraviglia poter essere medicina per loro. Almeno per adesso, almeno ancora per un po’.

Mamma, domani quando arrivo da scuola, vorrei che tu fossi già a casa– mi dice lei più tardi, in un altro bagno, quello di casa, alle prese con l’ultima pipì della sera.
Eh, non so, Mademoiselle C…domani dovrò finire quel che non ho completato oggi– cerco di spiegarle.
Mamma, diglielo che esci prima e poi recuperi. Tanto di giorni di lavoro ne hai ancora tanti da fare nella vita, prima o poi recuperi. E se poi muori prima e non recuperi, andrà bene lo stesso, dai

A questo punto, rinuncio a spiegare. E oggi, ovviamente, torno a casa presto, per farmici trovare al loro rientro.

Perché a  loro – ai bambini- appartiene il nostro tempo, a loro appartiene il nostro corpo, a loro apparteniamo noi. Noi siamo loro.

Non c’è niente da fare, ci tengono ostaggio. E noi viviamo una forma completa e pervasiva della Sindrome di Stoccolma, amando senza ritegno i nostri giovani aguzzini. Coloro che crescono nutrendosi di noi, del nostro tempo, delle nostre energie. Coloro che abbiamo messo al mondo perché prendano vita da quella terra ossuta, un po’ declive e impervia, ma pur sempre fertile che siamo noi.

Il mio corpo è loro. Tralasciando il tempo dell’affitto interno, per il quale le tre giovani inquiline non hanno affatto lasciato il luogo come l’hanno trovato ma hanno praticato alcune modifiche irreversibili, anche ora che sono tutte allo scoperto, continua a essere di loro competenza. Di Miss T sono i miei capelli da annodare nella dormiveglia con i minuscoli polpastrelli, come se il sonno debba essere richiamato e stanato a partire dal mio cuoio capelluto. Sempre di Miss T sono gli spazi tra le dita dei miei piedi: non vede l’ora che mi sfili i calzini, la sera, per perlustrarli alla ricerca della “pòvvere” – la polvere. Di Mademoiselle C sono le braccia a cui affidare a peso morto i pochi passi mattutini tra il teporoso letto e il freddo bagno. Di Signorina A sono le gambe su cui appoggiare distrattamente prima i piedi, poi le gambe, poi tutto il resto durante la cena, in un progressivo slittamento serale dalla sua sedia a me come sedia. Di tutte e tre sono le mie labbra, dispensatrici insaziabili di bacini a perdifiato.

Il mio tempo è loro. Miss T appena arrivati a casa la sera, spesso alle sette passate, quando piazzo una pentola sul fuoco con la giacca ancora addosso, mi prende seraficamente la mano tirandomi verso la cameretta “Mamma, veni a giocare comme?“.  A volte stendo con una mano, mentre con l’altra somministro biberon ai bambolotti. Scavo nella fantasia che non ho per estrarre dal cilindro del tempo un dado che abbia abbastanza facce da permettermi in un’unica giocata di mettere un pasto caldo in tavola e dedicare qualche attenzione a ciascuna di loro. Uno sforzo da funambolo. Un funambolo scarso, però, che son più le volte che è per terra, che quelle che arriva salvo dall’altra parte.

Punto tutto sull’allenamento, magari prima o poi imparo veramente.

22 pensieri su “Non c’è verso, noi siamo loro.

  1. Io ne ho avuta una sola, che ore è grande, donna, eppure il mio tempo è ancora suo, quando ne ha la necessità, perché, diciamocelo, dopo che le abbiamo messe al mondo, le nostre creature, per un atto egoistico, per un desiderio atavico e spesso incontrollato, ci hanno poi riempite di un amore viscerale che prima non conoscevamo, che ci delizia e che ci strazia allo stesso tempo. Tu ne hai tre, il tutto è moltiplicato, espanso come l’immenso.

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  2. Il nostro corpo è loro. Per quanto mi riguarda, di Dudi sono le labbra, da stropicciare e titillare, di Paco la mano, da palpare e pizzicare. Di Chicchi le braccia, per portarla. E io ho labbra sempre più gonfie. Mani sempre più doloranti. Braccia sempre più muscolose! Buona giornata!

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