Signora si diventa e io, sommessamente,non lo sono ancora

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Un amico ha di recente sventato un borseggio, trovandosi suo malgrado a inscenare una sequenza cinematografica, spinto dall’istinto e sostenuto dalla sua vespa e da un innegabile physique du role.
Mentre percorreva un viale cittadino a bordo della sua due-ruote ha colto con lo sguardo la corsa convulsa di una donna elegante all’inseguimento di un uomo più veloce di lei con al braccio un bauletto di pregevole fattura. Senza pensarci s’è gettato all’inseguimento del tizio e, mentre la malcapitata ne aveva già perso abbondantemente le tracce, lui s’è messo di traverso alla sua fuga con vespa e succitato physique e, una volta raggiunto, gli ha intimato con successo di restituire il maltolto. Il bauletto ora è di nuovo nelle mani della donna.

Quello che di grande c’è in questo racconto, oltre al coraggio e al senso civico, è la ritrosia con cui il mio amico M trasferisce i tratti di questa vicenda, minimizzando i suoi meriti.
Quello che, invece, di piccolo c’è in questo racconto è che tra i pochi elementi della scarna cronaca del mio amico M, ruggente ventisettenne, spicca la definizione che lui fa della donna vittima del borseggio: signora.

Una signora della tua età“, specifica il mio amico M, lasciandomi senza nemmeno il fiato necessario per specificare che io di anni ne ho persino uno in più.

C’è poi un altro amico che, fra molte cose che è, è anche gay. I racconti che lui mi ha regalato su questo aspetto di sé sono stati una vera e propria epifania. Con un misto di tenera e preventivamente insospettata poesia e il giusto grado di crudezza m’ha consegnato così tanta forma e sostanza che vorrei un giorno scrivere almeno un compendio lessicale a questo proposito.
Un giorno, durante una conversazione tra amici, di quelle così politically uncorrect da piangere dalle risate, lui disse una grande verità: “Frocio lo posso dire solo io”.

Quanta saggezza.

Per cui, vorrei dire a tutte le varie commesse che ho incontrato e incontrerò nella mia carriera di consumatrice, a tutti i call-centristi che chiameranno indebitamente al mio numero, a tutti gli studenti che verranno alla mia scrivania, a tutti i passanti che vorranno attirare la mia attenzione su un guanto che m’è inavvertitamente caduto a terra,  a ogni under-30 di questo pianeta, che potranno chiamarmi “Signora” solo assicurandosi che prima non mi sia io stessa definita così.

Prima di allora, non se ne parla.

23 pensieri su “Signora si diventa e io, sommessamente,non lo sono ancora

  1. Complimenti al tuo amico! Physique du role o no, ha avuto coraggio e ha dimostrato davvero un encomiabile senso civico! Spero la signora l’abbia ringraziato come si deve!
    Comunque, io ho perso le speranze: ognuno mi chiama signora o signorina a proprio piacimento, e spesso ignorando chiaramente il significato della parola, attribuendo il “signorina” a ogni donna di età apparentemente giovane. Quindi ne sono lusingata, se mi chiamano signorina. Ma non ci trovo niente di offensivo nell’essere chiamata signora! Ho affrontato l’argomento “vera signora” qui: https://vitadicasaillatorosa.wordpress.com/2015/11/16/come-si-riconosce-una-vera-signora/. Buon pomeriggio! 🙂

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