Zibaldone (parte seconda)

Raccolgo qui, più che altro per non dimenticarle e creare una specie di backup, alcuni racconti di vita domestica, già affidati in passato allo status di fb. Qui la prima puntata.

-Mamma dobbiamo comprare tre pianoforti: uno per me, uno per Mademoiselle C, uno per il resto della famiglia-
– Ma, Signorina A, tu hai detto che avresti suonato l’ukulele-
– Non importa, se ne ha uno Mademoiselle C, ne devo avere uno anche io-
(la concezione della condivisione e della capienza della nostra casa, secondo Signorina A)

(Maggio 2015)

Ieri, in auto, Mademoiselle C e io.
Mentre guido sento che lei traffica e borbotta, agitando Bob Broccolo e Francy Fragola (che, forse non è noto a tutti, si sono recentemente sposati durante un rito collettivo di pupazzi).
– Che cosa sta succedendo, Mademoiselle C?-
– Broccolo e Fragola stanno litigando-
– Perchè litigano?-
– Broccolo dà troppi baci a Fragola-
-E allora?-
-Dai, mamma, Fragola non vuole mica morire disfatta dai baci di Broccolo-
No, dico, ma quante future lezioni di amor proprio e equilibrio relazionale mi stai risparmiando, Mademoiselle C?

(Maggio 2015)

Mademoiselle C e le differenze di genere:
“Mamma, maschi e femmine hanno ognuno le loro fortune”.
“Dici?”
“Sì, i maschi posso fare pipì in piedi oppure seduti, possono scegliere”.
“Vero”
“E noi femmine possiamo decidere se mettere la gonna oppure i pantaloni”.
“Già”
Poi si ferma, ci pensa su e rettifica: “Beh, a parte i maschi poveri: loro se non hanno i pantaloni possono mettersi la gonna”.
“…”

(Giugno 2015)

Mademoiselle C e la concezione del tempo.
“Mamma, a Natale io sarò ancora una bambina e tu la mia mamma?”

(Giugno 2015)

Elementi di astronomia intuitiva.
Mademoiselle C:” Mamma, ma d’estate le notti sono lunghe?”
Mamma maieuta:” Secondo te?”
Mademoiselle C:” Sì, devono per forza essere lunghissime, per far riposare tutte le ore di luce del giorno”.

(Luglio 2015)

Mademoiselle C alle prese coi Mondiali di Atletica (e le strane creature che li popolano):
“Papi, vieni, stanno per partire le donne che fanno la corsa coi tentacoli”.
Praticamente una disciplina per imparare ad evitare le molestie dei poliponi.

(Agosto 2015)

Giochi enigmistici inconsapevolmente teneroni.
Signorina A sbircia il mio corsivo ancora non totalmente comprensibile mentre compilo un foglio per la scuola circa eventuali intolleranze alimentari di Mademoiselle C.
Poi alza gli occhi, strabuzzandoli un po’ per tutta la fatica investita nel cercare di capire cosa stessi scrivendo, e mi guarda con occhio interrogativo:
“Ma, mamma, davvero Mademoiselle C non soffre di allegria?”.

(Settembre 2015)

Signorina A, ormai si sa, ha un approccio minimalista alla comunicazione.
” La maestra oggi ci ha chiesto “What’s your name” e io ho risposto “I’m Signorina A””, ci dice orgogliosa a cena.
“Brava Signorina A” la incoraggia il signor Pàpici, evidentemente commosso da un insospettabile uso della forma contratta, “si poteva anche dire I am, ma I’m va superbene”.
“Sì, Pàpici, lo so, ma così ho fatto più in fretta a parlare e mi son tolta il pensiero”.
(quando anche una singola lettera può fare la differenza)

(Settembre 2015)

Il pragmatismo di Mademoiselle C applicato alla favola della buonanotte.
L’altra sera, nella classica storia serale, c’era questo pupazzo di neve dal cuore tenero che, non appena i due bimbi che l’hanno creato si rifugiano in casa per il freddo, pensa bene di regalare sciarpa e cappello alle creature infreddolite del bosco, destando una sconfinata ammirazione nel solito Babbo Natale, che imperversa in tutte le storie contenenti almeno un paio di fiocchi di neve.
“Ah beh, facile per lui, è fatto di neve, mica soffre il freddo, piuttosto deve preoccuparsi del caldo”.
Non fa una piega, Mademoiselle C.

(Settembre 2015)

Miss T sabato ha compiuto due anni.
Ci hanno pensato Signorina A e Mademoiselle C ad istruirla circa l’importante avvenimento.
L’intera giornata è stata scandita da queste triangolazioni:
” Di chi è il compleanno oggi?”, pronunciato indifferentemente da Mademoiselle C o Signorina A.
“Mmmmmio!”, urlato da Miss T.
“E quanti anni compi?”, loro, festanti.
“Dueeeeeeeeeeeeee”, lei, felice.
Dopo una giornata di timidi festeggiamenti, ecco che nel rituale delle coccole serale, scatta la più classica delle domande retorico-puffolose di stampo materno:
“Ma quanto bene ti voglio?”, le sussurro teneramente, nella sua e mia dormiveglia.
Lei si alza di scatto e si mette, festosa, a urlare: “Dueeeeeeeeeeeeeeeeeeee!”.
(quando l’intensità non la danno i valori numerici ma i decibel)

(Settembre 2015)

“Mamma, la maestra mi ha cambiato posto”, mi annuncia Mademoiselle C.
“Ah, sì, vi sposta un po’ così imparate piano piano a conoscervi tutti”, le dico.
“Veramente ha spostato solo me, così parlo un po’ meno con Mister A”, mi fa lei, con nonchalance.
“Uh, capisco. Ma allora la maestra vi riprende anche ogni tanto perchè non state attenti, tu e Mister A”, chiedo io.
Lei si gira scandalizzata: “Ma va là, mamma, mica che sgrida, ci dice solo di stare zitti”.
Ah beh.
(Sono una pessima educatrice, I know, ma questa minimizzazione delle sgridate a me fa balzare all’occhio il superamento delle fragilità di Mademoiselle C – oltre che farmi sorridere parecchio)

(Ottobre 2015)

I bambini, si sa, amano stare con la loro mamma in ogni momento possibile. Le mie non fanno eccezione ed ecco che, come tante, me le ritrovo a far salotto anche in bagno. Praticamente sempre, ogni santo giorno, anche quando mi toccano quelle operazioni femminili concentrate in cinque giorni al mese. Questo è un bene – mi dico- si cominciano ad affrontare anche così i temi della loro crescita.
“Mamma” ridacchiano le due grandone “in casa siete in due a portare il pannolone, tu e Miss T”.
” Già, è vero! E pensate che tra qualche anno saremo tutte e quattro”, dico io, intravedendo all’orizzonte un temibile futuro come azioniste di maggioranza della lines.
“Eh sì, mamma, perchè noi useremo quelli tuoi di adesso e tu avrai il pannolone dei vecchi”.
(con calma, ragazze, con calma)

(Ottobre 2015)

Da una conversazione mattutina.
Io: “Ehi ragazze, che bello, oggi siamo di nuovo in anticipo!”
Mademoiselle C:”Mamma, va bene, ma le cose puoi dirle una volta sola”
Io, confusa:” Come? Cosa? Perchè? L’ho già detto?”
Lei, con tono pietoso: “Sì, mamma, l’hai già detto”
Io: “E’ che è una cosa bella, mi piace ripeterla”
Lei, che se fosse adolescente potrei definire scazzata:” Sì, mamma, è bello, però dillo una volta sola. Abbiamo capito”.
(come ammazzare gli entusiasmi materni)

(Novembre 2015)

Da una conversazione nonna-nipote.
“Signorina A, sai che sei proprio bellissima?”
“Mmm, nonna G, un’amica di mamma una volta le ha detto che le donne robuste hanno figli belli. Forse noi siamo belle perchè mamma è robusta”.
Ora, è vero che avrei preferito una roba più mendeliana, del tipo “noi siamo belle, perchè mamma è bella”, però anche così suona piuttosto bene.

(Novembre 2015)

Da una conversazione di Signorina A col Signor Pàpici.
“Papi, oggi siamo dovuti andare nel bagno delle quinte perché il nostro era rotto. C’era un bimbo di quinta che ci ha chiesto perché eravamo lì. Una compagna glielo ha spiegato e lui ha risposto “Chissenefrega”. Che strano, Papi, quel bimbo ha studiato tanto da arrivare in quinta e non ha mica capito ancora come ci si deve comportare con gli altri”.

(Novembre 2015)

I neologismi matematico-amorosi di Signorina A.
“Indovina quanto bene ti voglio”.
“Infinibile, mamma”.

(Novembre 2015)

– Bimbe, adesso saltate giù dalla macchina e corriamo a scuola più veloce della luce!-
– Mamma, guarda che la luce sta ferma-
Einstein, dove sei quando servi?

(Dicembre 2015)

– Mamma, come ha fatto nonno E. a perdere i capelli?-
– Beh, non li ha persi tutti insieme, poff, per terra…sono caduti un po’ alla volta, pian pianino e intanto non ne crescevano di nuovi –
– Ah, ho capito! I capelli di nonno E sono in ordine decrescente –
(rudimenti di aritmetica applicata alla calvizie di nonno E.)

(Dicembre 2015)

– Mamma, guarda sul diario: c’è un avviso! Tutti gli abitanti di Collegno devono spiegare come fanno ad andare avanti-
(quando un sondaggio sulla viabilità comunale diventa un’indagine sulle proprie modalità di sussistenza)

(Dicembre 2015)

– Mamma, ma se scrivessimo tutte le parole che esistono al mondo con lettere grandi come una casa, ci sarebbe spazio per tutte?-
(Le domande di Signorina A, a metà tra Dalì e Marzullo)

(Dicembre 2015)

Antefatto: Miss T qualche tempo fa ha maldestramente tuffato Papà Pig nel water e io ho dovuto salvarlo coraggiosamente da una fine orribile.
Stamattina soprendo Miss T mentre fa trotterellare Orso sull’asse del gabinetto.
-Mamma, guadda, a Osso pace fale il gilo della motte-
(giovane duenne che getta esche per far credere a una madre boccalona di aver generato un precoce genio dell’ umorismo)

(Gennaio 2016)

Da una conversazione tra cugini:
– Mademoiselle C, lo sai che c’è un lavoro che si chiama posto fisso?- chiede il giovane E, otto anni,con l’espressione di chi la sa lunga.
– Ah sì?- risponde distrattamente Mademoiselle C.
-Sì, sì, è un lavoro che devi solo fare un paio di telefonate e poi hai finito e ti prendi un bel po’ di stipendio-
La visione di checcozalone genera mostri.

(Gennaio 2016)

L’altra sera Mademoiselle C si è sincerata con me che il mio ruolo fosse a tempo indeterminato.
– Mamma, tu comunque sarai sempre la nostra mamma?-
– Certo che sì- la tranquillizzo.
– Beh, sì, mamma, ormai ci conosciamo da tanto tempo, ci siamo abituati, sarebbe brutto cambiare-

(Gennaio 2016)

Miss T che si accoda alla ricerca di nonno M e con meticolosa solerzia cerca per tutta casa un oggetto senza sapere qual è, sbuffando che “qui non ci trova mai niente”, mi insegna che l’empatia si può attivare anche prima della comprensione.

(Gennaio 2016)

– Mamma, ma se invece dei pupazzi di neve si facessero anche delle donnine di neve?-
(di quando Signorina A infrange tabù culturali)

(Febbraio 2016)

Signorina A si informa circa i rapporti di forza che regolano la Natura:
– Mamma, ma un gorilla può ammazzare una pianta carnivora con una manata?-

(Febbraio 2016)

Ieri ho trovato sul diario di Mademoiselle C una nota di merito.
Mentre il livello ematico delle endorfine materne raggiungeva livelli di allarme e il mio corpo sfiorava pericolosamente il coma iperglicemico, ho chiesto con gli occhi che sprigionavano lucciole di orgoglio quale fosse il lavoro in cui si era distinta per spirito di collaborazione.
“Boh, non me lo ricordo” è stata la sua risposta, piuttosto distratta e piuttosto sorridente.
(lezioni di understatement serali)

(Marzo 2016)

“Mamma ho preso 10 di inglese, ma non sapevo le risposte”.
“Magari non sapevi di saperle, Mademoiselle C” la butto sul socratico.
“No, ho proprio tirato a indovinarle tutte”.
(Sei anni di filosofica consapevolezza)

(Marzo 2016)

Miss T, ottima forchetta che fa la felicità di chiunque le riempia il piatto, rivisita così il più popolare canto antifascista: “O pammigiano, pottami via”, sognando un estatico rapimento lattierocaseario.

(Marzo 2016)

A colazione.
– Mamma, vero che per fare un superpanino alla marmellata dovremmo mettere prima una fetta di pane, poi la marmellata, poi un’ altra fetta di pane, altra marmellata, altro pane…e così all’ infinito?-
– Ma Mademoiselle C, guarda che mica si riesce a contare fino a infinito!- protesta Signorina A.
– Vero, forse lo possono fare solo le fate, senza magia mi sa che non si riesce- osserva allora Mademoiselle C.
– E se poi qualcuno ruba la bacchetta magica, nemmeno più le fate ci riescono- continuano la discussione, che mi limito ad ascoltare senza intervenire.
– Ma chi vuoi che gliela rubi?-
– Magari le farfalle-
– Ma vah, le farfalle sono buone-
– E poi, scusa, le farfalle vivono un giorno solo, mica riescono in un giorno a volare fino dalle fate-
– Oh, già, vero!-
(prime nozioni matematico-scientifiche si fanno strada nei pascoli bradi dell’ immaginazione)

(Marzo 2016)

– Ma qualcuno è mai morto con gli occhi aperti?-
– Ma sì, tutti quelli che sono morti di giorno-
(la realtà al tempo dei sei anni)

(Marzo 2016)

Nonno M, classe ’41, è ormai storicamente addetto all’asciugatura dei capelli nei giorni in cui mutuiamo la sua vasca per le abluzioni settimanali. Specialità di cui è maestro incontrastato: scriminature laterali eseguite con precisione ingegneristica.
– Certo che nonno M è proprio bravo a pettinarvi, eh- dico a Signorina A mentre termino di asciugarle le estremità.
– Sì, da grande potrebbe proprio fare il parrucchiere-
(inattese vocazioni professionali)

(Marzo 2016)

-Mamma, come si chiama quel signore alla tele?-
– Si chiama Dario Fo-
– Mamma, come fai a saperlo?-
– Beh, è molto famoso-
– Perché?-
– Ha scritto molte cose e poi ha vinto anche un premio molto molto importante –
– Cavoli, per vincere il premio deve proprio avere scritto tutte quelle cose senza nemmeno fare un errore –
(quando l’ortografia ti può fruttare il Nobel)

(Marzo 2016)

– Mamma, mamma, mamma!- arriva puntuale la voce di Signorina A, attraverso la porta del bagno chiusa, nei miei 5 minuti giornalieri di libertà corporale.
– Che cosa c’è?- rispondo tra lo scazzato e il rassegnato.
– E’ successa una cosa bellissima, apri!-
– Cosa potrà mai essere successo, Signorina A, nello spazio fugace di un bisogno?- mi chiedo, incuriosita dal suo entusiasmo.
– Non ci crederai!-
A questo punto, lo specchio mi dice che già sorrido.
– Miss T è riuscita ad accoppiare due tessere del memory!- mi urla lei dal buco della serratura, con l’orgoglio, ne son certa, della sorella di Armstrong mentre poggiava il suo 46 sul suolo lunare.
(essere interrotti sul più bello per una ragione ancora più bella)

(Aprile 2016)

10 pensieri su “Zibaldone (parte seconda)

  1. Ah, quante cose ci insegnano i bambini!
    Che bellissima raccolta di momenti di vita, di frasi e parole e significati che troppo spesso si perdono nel mare magnum delle cose da fare e dei posti da raggiungere… Credo che questa sia la vera eredità di una famiglia, storie, aneddoti, barzellette e perle di saggezza che nascono dalla vita insieme.
    E comunque ho riso tanto, grazie!:mrgreen:

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