Breve compendio di resistenza alla modernità

Non c’è metro più veritiero per segnalare l’incedere del tempo come la resistenza alle novità. Invecchiare è in larga parte questo: rimanere fedeli a mondi passati, modelli nati negli anni gloriosi della nostra gioventù, archetipi oramai perduti.

Anche io, come tutti, sto invecchiando. Come lo capisco? Da alcuni piccoli dettagli.

Ecco i frutti della modernità a cui continuo a resistere con ostinazione.

I pantaloni corti, alla caviglia, con o senza risvoltino.
Chi è stato giovane negli anni Novanta ha ricevuto un imprinting incancellabile: la caviglia nuda è un’onta. Se poi a suggellarla arriva anche il commento di un qualche bullo coetaneo “Oh, ma c’hai l’acqua in casa?” è la fine delle tue aspirazioni di un qualche successo sociale. Ecco perché guardo con assoluta  diffidenza a tutti i pantaloni cosiddetti “cropped” e aspetto con ansia il ritorno degli scampanati oltre misura da strisciare nelle pozzanghere d’autunno.

Le sneakers con la zeppa interna.
Il sentimento che provo nei confronti di questo tipo di scarpa tradisce il mio manicheismo latente, quell’amore per il bianco che è bianco e il nero che è nero. Primo: mi risulta totalmente incomprensibile la necessità di tormentarsi con un tacco nelle situazioni in cui si è autorizzati a vestire casual. Secondo, poi: se davvero devi soffrire per un tacco, non vedo perché farlo indossando un modello che, diciamolo, assomiglia pericolosamente a delle scarpe ortopediche.

Le unghie ricostruite.
Certo lo smalto che non si sgualcisce al primo colpo di Last Piatti è il sogno di ogni massaia, ma anche le cose che durano troppo alla lunga possono rivelarsi un’arma a doppio taglio. E se dopo un paio di giorni ti stufi del colore Ultra Pearly White? Niente, bella mia, te lo devi tenere per altre 4 settimane. Sempre detto che il tempo indeterminato è un falso mito dell’età moderna.

Twitter, Instagram, Snapchat, Telegram.
Sia messo agli atti che col primo ho fatto ben due tentativi. Deludenti, eh, ma almeno ci ho provato. L’ultimo, invece, prima di realizzare che esisteva veramente un social con quel nome, quando lo leggevo da qualche parte pensavo con velata supponenza che fosse un erroraccio di qualche giornalista un po’ agé che lo stava confondendo con Instagram. Vabbè.

I programmi tivvù da bimbe taglia 7-10 anni.
Tutti quelli che hanno tacciato le principesse Disney di essere delle smidollate maschiodipendenti, succubi del principe di turno non hanno mai visto una puntata delle Winx. Ditemi voi se per salvare il mondo sia davvero indispensabile fermarsi un attimo per indossare dei sandali gioiello.

I sacchetti per cuocere al forno.
Io ero rimasta che la plastica ad alte temperature libera diossine, ma forse sono diventata una vecchia romantica attaccata a vecchi principi, tipo la carta da forno o obsoleti metodi di cottura, come che ne so, le cocotte e i grassi di origine animale.

Il cake design.
Mangiare costruzioni di pasta di zucchero che riproducano tutti gli eroi Marvel o il MOMA mi provoca lo stesso senso di straniamento che mi rapiva da bambina quando mangiavo il gelato alla viola con la sensazione di star ingurgitando un bagnodoccia. Sono per una netta distinzione tra i sensi e dubito sempre fortissimamente che quel che è veramente bello sia altrettanto buono. Un po’ come i fighi veri: non foss’altro per le leggi statistiche, difficile che siano anche intensamente intelligenti o maledettamente simpatici.

51 pensieri su “Breve compendio di resistenza alla modernità

  1. D’accordo assolutamente su tutto… E dire che va anche un po’ contro me stessa, perchè io le torte di cake design le faccio…e pure fighe! Eppure non riesco a smettere di scartare la parte di zucchero al momento in cui mi tocca mangiarle…
    Un abbraccio

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  2. Come ci si capisce tra obsoleti (per non dire tout court VECCHI che è poi la vera verità ma, sia sa, che la verità non sta bene dirla).
    Certo, il post, l’avessi dovuto scrivere io sarebbe stato meno al femminile, ma anche a cambiare gli addendi, il totale non cambia.

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    1. caro Francesco, in fondo “assomigliare al proprio padre” potrebbe stare a pennello nella categoria “rimanere fedeli a modelli nati negli anni gloriosi della nostra gioventù”, no?

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  3. Ah quindi siamo anche coetanee..classe 1980 anch’io: ma ti dirò, mi pare di capire che il nostro tanto amato pantalone a campanaccio stia tornando in voga!
    Per le unghie e il cake design mi trovi d’accordissimo: dovevano essere tecniche da usare per occasioni speciali, effetti speciali per cataloghi stampati o eventi unici nella vita: no, io in giro con le unghie da esteta psicotica non ci vado, e la torta dei compleanni miei e dei miei bimbi, mi piace di più, quanto più appare casereccia e magari pure un po’ asimmetrica.
    Sulla tecnologia social mi sa che sono “più gggiovane” di te…oltre quelli da te citati, sto sperimentando pure snapchat: ma quelle sono fisse con cui si nasce.
    Ma mi sento un po’ vintage pure io, quando vedo il portatile che si stacca in due pezzi, con lo schermo che diventa tablet – e, ok, sì, bello ma…a che serve???

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    1. che bello Delia, classe di ferro 1980. Comunque io quelli presi bene con le novità, anche tecnologiche li ammiro veramente veramente tanto. Non è altezzoso il mio rifiuto, sia chiaro, è più costituzionale

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  4. io sono una manciata di anni più vecchia, per alcune cose credo che si tratti di buon gusto più che di legame con gli anni passati (le unghie ewwww, i pantaloni, le sneaker con il tacco incorporato). io però ho un ottimo rapporto con tutte le app da te citate e non ne posso fare a meno (tranne snapchat che non ha preso il mio interesse e difficilemente lo farà).

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  5. Io provengo da un paese dove la torta in pasta di zucchero si è sempre fatta, non trovarla all’inizio che mi trovavo qui mi lasciava perplessa, poi ho iniziato ad assaggiare le torte normali di pasticceria e ho capito che non hanno niente da invidiare alle altre! Si, come no sono bellissime da vedere e costano anche di più visto il peso che raggiungono e anche l’altezza; ma credetemi se ne può fare tranquillamente a meno. E il fisico ringrazia…

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  6. Concordo in tutto con te.
    Ci aggiungerei anche:
    le tortiere di silicone
    i telefonisti dei call center che mi offrono cose che non mi servono
    i libri elettronici
    la frutta e verdura fuori stagione
    il camminare nel traffico con le cuffie nelle orecchie
    tutte le merendine che sono “così buone come del buon pane e del cioccolato e un bicchiere di latte”
    le diete con le barrette e la tisanoreica
    i panettoni che ci sono da ottobre a pasqua e le colombe che ci sono da pasqua a ottobre
    naturalmente si tratta di idee totalmente personali di una vecchietta obsoleta quale io sono.
    Un abbraccio e buona serata.

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  7. ma ciao! ti seguo su fb, ed anche qui da un po… pero ogni tanto mi perdo per strada.,…
    sto sempre senza giga e quando hop pc è difficile stare dietro…
    ma con capitata su un post che non mi fa sentire piu tanto antica…… eppure siam giovincelle ancora ma tante cose proprio non ce la fo!

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  8. Ciao! Io concordo con te su quasi tutto, tranne che sull’ultimo punto, quello del cake design. Dal mio punto di vista è una forma d’arte, come la scultura o il disegno… Quindi chi lo sa fare bene per me è un’artista. Io per esempio lo uso su torte con basi italiane per divertire chi ama vedere le cose belle, oltre che buone…poi però i gusti sono gusti 😉
    Un saluto dal mio blog di dolci e decorazione, se ti va passa a trovarmi

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