Cose che non mi ricordo della mia maturità

Realizzo, grazie all’imbeccata di un’amica che c’era con me allora, che si compie in queste settimane il diciottesimo compleanno del nostro esame di maturità. Per me che allora ero precisamente diciottenne, si tratta del primo doppiaggio effettivo dei diciott’anni. Non son più io a essere diventata maggiorenne, ma loro.

Intorno all’esame di Stato a compimento del ciclo di istruzione secondaria aleggia da sempre un’aura di leggenda, sulla quale persino i mezzi di informazione amano puntualmente indugiare di anno in anno.

È la prima vera prova della vita– diceva mia mamma.
Mi ritirai per un mese di studio ascetico e alla fine feci una pessima performance–  ci informava il membro interno della commissione esaminatrice.

Ci sto provando da ieri sera, ma per quanto mi sforzi di andare a ritroso alla ricerca di sentimenti travolgenti, non riesco a trovare nessuna particolare trepidazione. Ho solo una manciata di minuscoli pensieri.

L’unica emozione sconvolgente la provo nel ricordo indelebile della mia mise per una delle prove d’esame, non so più quale. Una T-shirt variopinta e over-size su jeans invernali di foggia demodé,  e le immancabili Gazelle sformate. Occhiali tondi e dorati, ça va sans dire.

Ricordo un pomeriggio di studio comune in particolare, proprio a casa sua, dell’amica che mi ha costretta a ricordare. Mi sovviene il senso forte di star facendo un’ultima cosa veramente insieme prima di partire per una prevedibile diaspora, quando non esistevano nemmeno i social network a illuderci che saremmo rimasti vicini.

Ricordo con piacere un mazzo di fiori, per aver passato a un compagno il compito di mate.

Delle prove d’esame oggi, su due piedi, non saprei affrontarne una che sia una. Ho dimenticato lo studio di funzione, forse me la caverei con un tema di attualità, se ancora è previsto il genere. Magari risponderei correttamente a qualche quesito di cultura generale, chissà.

Pare che io abbia dimenticato proprio tutto, non solo quello che provavo, ma anche quello che sapevo allora.

Chi si intende di sviluppo evolutivo e pedagogia sa che l’apprendimento passa moltissimo attraverso le emozioni. Ricordiamo di più, proprio perché lo abbiamo imparato meglio, ciò che ci ha destato un’emozione forte.

È pur vero che le emozioni forti possono essere anche rimosse dalla mente, per liberarsi del loro eccessivo peso.

Non so dire se la mia maturità sia un oblio del primo o del secondo tipo. Non ricordo quasi nulla perché ci ho messo molta testa e poco cuore o perché era una memoria troppo ingombrante da essere contenuta in pochi cm cubi di materia grigia?

23 pensieri su “Cose che non mi ricordo della mia maturità

  1. Probabilmente la tua carica emotiva era proiettata sul dopo, la maturità era una passaggio d’ufficio e le tue aspettative erano rivolte alla vita ruspante, d’azione e non scritta nei libri. La vita ruspante è subentrata e ha rimosso un passaggio, una formalità per te “amministrativa” .
    Sono tante le cose, le date e i riti i cui miti e retoriche anch’io non ho poi riscontrato.

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  2. Ricordo la bravura del nostro membro interno!!! Ci convocò, dopo gli scritti, in un bar della stazione, per darci alcuni consigli!!! Una cosa segretissima, al limite della legalità … Ci disse che aspettavano di vedere chi avesse avuto la fantasia di citare i “frustini per calessi”, come esempio di articolo di difficile vendita, nella concessione di un fido bancario. Inutile dire chi fosse quel futuro ragioniere così fantasioso …. (già da lì dovevo capire che la ferrea logica della ragioneria non faceva per me!!!) Comunque, ne conservo un buon ricordo e, tante nozioni, che avrei giurato di non ricordare più, con l’arrivo delle figlie alle superiori, ho scoperto che, miracolosamente, invece, erano rimaste “appiccicate” ai meandri del mio cervello. Buona serata.

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  3. Io vivrò il “doppiaggio” l’anno prossimo. Mi piace pensare che ancora sarei in grado di tradurre dal greco e, forse, potrei scrivere qualcosa di sensato nella prova di italiano. Ma è una proiezione ipotetica e irrealizzabile. Non ho un buon ricordo di quel tempo, ma ho bene impresso che a pochi giorni dall’esame, mi tinsi i capelli di nero corvino e, persino quel compagno di classe che aveva sempre una parola buona per tutti, mi disse che stavo malissimo. Ma, quindi, il tuo esame è stato l’ultimo con il voto in sessantesimi e l’orale per sole due materie, prima della riforma del nuovo esame a cui io feci da cavia? Ciao 🙂

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  4. Gli esami li ricordo, anche se non ne ho un ricordo così caldo (io non li rifarei) ma mi sono dimenticato di tutto quello che ho studiato, e la cosa paradossale che poi magari mi ricordo di certe cazzate!

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      1. Allora, premettendo che non ho idea di che cosa significhino, né del contesto, né dell’opera (o opere) in cui vengano affermate, mi sento sicura di dirti che:
        1. l’Io pone sé stesso
        2.L’Io pone il non-Io
        3.l’Io contrappone a un sé stesso divisibile un non-io anch’esso divisibile.
        Ora tutti i tuoi dubbi sulla mia salute mentale possono trovare finalmente una risposta 🙂

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