Il mio peggior primo giorno di scuola

Ho dichiarato pochi giorni fa di odiare l’inizio della scuola. Era il primo giorno di seconda elementare per Signorina A e Mademoiselle C e, come previsto, dopo appena quattro giorni mi sono riconciliata con l’istituzione scolastica. Il problema è ingranare una routine che appare più demoniaca di quel che poi in realtà è: una volta che l’hai imbrigliata, comincia una lunga discesa.

Oggi è il primo giorno di scuola dell’infanzia per Miss T. Inutile parlare dell’immancabile onda anomala di emozioni che investe il cuore materno in queste occasioni. Cambiano con ogni figlio, ma sono sempre impetuose.

Questi inizi mi han fatto tornare in mente un fatto volutamente sepolto negli strati più bui della memoria.

Il mio primo giorno di liceo.

Immaginate una neo-adolescente sicuramente vestita male, non so ricordare realmente come, ma non ho dubbi che fosse in maniera del tutto anacronistica con qualsiasi moda del tempo. Con dei grandi occhiali demodé. Con le costellazioni dello zodiaco punteggiate sulla fronte. Con un senso sottile e generale di non appartenenza, di essere vagamente fuori posto.

Godo di un unico privilegio sociale: ho un fratello in quinta. È con lui che vado a scuola al mattino. Con lui e con i suoi compagni.

La mia odissea di seghe mentali neo-adolescenziali, in questo modo, non comincia quando metto piede a scuola, ma almeno venti minuti prima, quando mi siedo sul sedile dell’auto, accanto ad alcuni mezzi uomini che parlano di cose che capisco poco, con voci enormi.

Ascoltano un oroscopo inascoltabile, ogni mattina, per sghignazzare di quelle poche parole insulse. Lo ascolto anche io, sorrido. Lo faccio sommessamente, non posso fare di più.

Non ricordo l’esatto stato d’animo del primo giorno in quell’auto. Ma mi pare di poterlo ricostruire con una buona approssimazione. Con tutta probabilità avevo lo zaino Seven appesantito della preoccupazione di non essere accettata, di non essere abbastanza simpatica o abbastanza carina o abbastanza poco secchiona. Quella roba lì che ti toglie un po’ di respiro, un po’ di vitalità, un po’ di te come sei. Ma non era poi così pesante da soffocare la curiosità di sapere quel che sarebbe stato di lì a poco.

Non appena l’auto costeggia il marciapiede davanti al liceo, appena più avanti della pensilina del 44, apro la portiera e mi carico su una spalla sola il mio Seven e il mio sotterraneo desiderio di invisibilità. In quello stesso preciso istante parte il 44 e mi accartoccia la portiera tra le mani, miracolosamente incolumi.

L’intero flusso di liceali si ferma per voltarsi a guardare la primina con la fronte brufolosa e lo zaino Seven che ha  divelto la portiera dell’auto non appena ha messo per la prima volta piede sull’asfalto davanti alla scuola.

Se uno avesse potuto creare ad arte l’antonomasia dello sfigato, penso che non sarebbe nemmeno lontanamente arrivato a concepire un capolavoro di quella portata.

E, no, francamente non credo mica di essermi ancora ripresa.

abgail-breslin

13 pensieri su “Il mio peggior primo giorno di scuola

      1. quando sarò pronto.. a scuola c’erano i bulli (aihmè ci sono ancora), io gli ho conosciuti, anche se grazie a loro mi sono formato 😉 Diaciamo che la scuola si è mescolata ampiamente con gli insegnamenti di vita

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  1. Mi hai ricordato il mio primo giorno di liceo. Vestiario improponibile, capelli lunghi, pari e scuri che manco la Gioconda. Credo tu possa immaginare il soggetto…
    Ebbi la geniale idea di mascherare l’ imbarazzo di fronte ai bulli piazzati all’ entrata fingendo di leggere un libro a caso. Ebbene il mio tentativo di mimetizzarmi completamente fallì quando, ignara, presi in pieno un grande palo della luce. Mi ricordo che lo abbraccia letteralmente. Attimi meravigliosi.
    Comunque complimenti! Scrivi bene, è un piacere leggerti.

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