Una manciata di cosette per una mamma appena nata

Le mamme neonate, anche note negli ambienti che contano come puerpere, sono bersaglio d’elezione di moltissime cose: ormoni, consigli non richiesti, insonnia indotta, maledetti sensi di inadeguatezza. Sono reduci da una gran performance creativa – che spessissimo identificano come il loro capolavoro- ma al contempo si sentono stanche, sovrastimolate, ingiustamente sovrappeso.

Da sopravvissuta a due puerperi, di cui uno doppio, mi sento di condividere con le mamme neonate una manciata di pensieri, alcuni dei quali non sono nemmeno miei, ma mi son così serviti, che è giusto tramandarli.

Tre cose, solo tre, val la pena tenere in mente.

Tutto passa.

Questo mi disse un giorno la mia amica e collega B, che c’era già passata. Quella che in alcuni momenti dell’esistenza sembra una vera condanna, ovvero la caducità della vita, il panta rei, per una mamma neonata è uno scoglio a cui aggrapparsi. Quando non dormi da 38 notti di fila può davvero sembrarti che non ne uscirai mai viva. Bene, quello è il momento di pensare fortissimo che tutto passa, che questa faticaccia prima o poi finirà. Le notti in bianco potranno essere ancora tantissime, fossero anche due anni di fila, ma saranno comunque sempre un numero finito (730 per la precisione). E finiranno. Giuro che arriva realmente un giorno in cui si riprendono, anche a singhiozzo, le normali funzioni vitali. Non so se valga per tutti, ma a me questo pensiero ha ristorato parecchio.

 

Non programmare nulla.

Quando sono stata mamma neonata per la prima volta, lo sono stata di due bambine neonate. Il tempo è trascorso per molti mesi con me seduta sul divano che allattavo ininterrottamente prima una, poi l’altra, poi insieme. In quelle lunghe sessioni di tenerezza sconfinata e abbrutimento apocalittico, la mia mente stordita dagli ormoni trovava modo di vagare e in genere programmava dettagliatamente di sfruttare al 700% gli unici 17 minuti netti di libertà della giornata. (“Oggi in quei 17 minuti farò questo e quest’altro e quell’altro ancora“). Puntualmente arrivava l’imprevisto che cancellava quella microfinestra di libertà, provocandomi una gigantesca frustrazione (“Ma come? Non posso scendere in pigiama e ciabatte dal panettiere nemmeno oggi? Che vita ingiusta“). Col tempo (trascorso sul divano in comunione perenne col cuscinone a U per equilibrismi allattatori) ho imparato a non programmarmi più niente. Né di vedere un film, né di leggere un libro. La cosa pazzesca è che quando, per chissà quale triangolazione del destino, i 17 minuti si facevano strada in una giornata, allora mi sentivo veramente miracolata.

 

I bambini prima o poi imparano tutto, senza fretta.

Tutte le mamme neonate provano ad un certo punto una irrefrenabile fregola di vedere cresciuti i loro pargoli, per avere la certezza che raggiungano le tappe evolutive nei termini convenuti. C’è la deadline dello svezzamento, della camminata autogestita, dello spannolinamento. Mi sento di dire un’unica grande verità: a meno di situazioni di accertata gravità, nessun ragazzo arriva alle medie senza avere il controllo degli sfinteri. E, a ben pensarci, nemmeno alle elementari. Per cui, a meno che non sia uno specialista a mettervi in allerta, non tormentatevi se vostro figlio gattona ancora mentre i coetanei son già bipedi. Magari adesso non c’ha voglia. Fermatevi e godetevi il tempo che avete ora, senza bramare il futuro. Ché non c’è momento più “presente”, nel senso di “dono”, di quello di una mamma neonata.

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7 pensieri su “Una manciata di cosette per una mamma appena nata

  1. Splendidamente vero! 🙂 solo che dovresti tenere a mente queste regole ad ogni figlio, ad ogni fase! io sono al terzo figlio e sto rientrando nel tunnel paranoico del “perché non parli?”, “ma sto pannolino?” e via dicendo… eppure ci son già passata 😦 a febbraio fa due anni, capisci bene che qui, le tabelle evolutive, richiedobo scatti di livello con intervalli brevissimi e noi siamo un po’ in affanno 😉 . Ma sai che c’è?forse è meglio che mi rilasso un po’. ciao

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