Cent’anni di tenerezza

Ultimo vagone, voi che ammirate, per l’ennesima volta entusiaste, il tubo sinuoso che fa da intestino alla metro. Io mi sento in una puntata di Siamo Fatti Così, quasi quasi temo che tra poco invece che in piscina ci troveremo tra i villi intestinali indemoniati che tentano di assorbirci.

Entrano un ragazzo e una ragazza, non hanno nemmeno diciotto anni. Belli. Lei ha le forme acerbe ma si atteggia a grande femme, vissuta e fatale, con un camicione verde militare stretto in vita da un cinturone. “Mia zia Lella a Milano si vestiva così negli anni Ottanta”, penso abbandonando mentalmente i villi malefici. Ai piedi Converse nere a collo alto. Con o senza calze, non è dato saperlo. Lunghi capelli sciolti, matita nera a far lo sguardo un po’ cattivo. Lui mette in pratica le lezioni di stile di Fedez, ma ha un guizzo di originalità sui capelli, a tratti rasati a zero a tratti fluenti. Le ciocche che coprono alcune porzioni di cranio sono morbide e ben pulite. Si direbbe che usi addirittura il balsamo: un dettaglio inaspettato per uno con delle calze bianche in spugna tirate su fino a mezzo polpaccio.

Lui strofina le porzioni di cranio rasato sul collo di lei, la quale alterna ridolini goduti a proposte di visite a mostre o altre attività culturali. È un’apprendista femme fatale di taglio radical chic.

Mi sorprendo a guardarli con tenerezza.

Sposto lo sguardo su di te, Signorina A. Sei l’unica delle tre che si è accorta, come me, di questa coppia, li guardi con un certo interesse, spalancando i tuoi occhioni bambini. Fa capolino nella tua testa l’idea dell’amore. Forse ti immagini che tra un po’ succederà anche a te di sentire sul collo il ruvido di una nuca rasata. Sono assalita da un doppio moto di tenerezza.

Mi ci sento quasi nonna, con tutta questa tenerezza sulle spalle.

Tenerezza per il mio moto di ribellione nei confronti di quell’ “a quest’età si è innamorata dell’amore” con cui mia mamma rubricava le mie prime cotte pre-adolescenziali. Aveva ragione, io non lo sapevo. Tenerezza per quella diciassettenne trincerata dietro a brufoli e insicurezze che l’amore, anziché affrontarlo, lo nascondeva in dei quadernetti a quadretti piccolissimi. Tenerezza per la foto di mio nonno in bianco e nero che mia nonna ha portato al collo per quarant’anni. Tenerezza per quel ragazzino che, innamorato di una mia compagna di classe, alla sua domanda “Lo vuoi un bacio?” si vide recapitato, mentre lui attendeva ad occhi chiusi, un Bacio Perugina. Tenerezza per le mani nodose intrecciate dei vecchi che passeggiano senza nemmeno guardare le vetrine, innamorati, loro sì, dell’Amore. Tenerezza per le lacrime di una ragazzina, a dondolarsi su un’altalena di un parchetto triste di periferia, disperata per un no. Io ero su un pullman, l’ho vista attraverso un finestrino sporco. Lei non c’è più. Resta solo la tenerezza, cent’anni di tenerezza.

 

 

 

 

 

 

10 pensieri su “Cent’anni di tenerezza

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