Tana per Chiara!

Lo scorso weekend sono tornata nei luoghi delle mie nonne. Non è per nulla lontano, ma non lo facevo da due anni. Poco più di un’ora d’auto ma tanta vita in mezzo.

Arrivo in città, mi fa subito una certa impressione vedere il viale dove c’è la casa che fu di mia nonna A, i tigli che fanno ancora solletico alle serrande rosse figlie degli anni cinquanta, quando si era sopravvissuti alla guerra e anche nell’edilizia si festeggiava con temeraria fantasia.Non fatico per nulla ad orientarmi in quelle strade, le ho percorse tante volte a piedi. Sono passati più di venticinque anni, ma che importa, nemmeno la viabilità è cambiata e asseconda l’illusione di trovarsi ad allora. Passo sotto casa della zia C, che mi è cara anche se ci siamo incontrate solo nei racconti. Guardo su, il balcone dell’ultimo piano dove vedevo i fuochi della Madonna della Guardia a casa di Alfonsina, voce piccola e occhi buoni.

Mi dirigo verso la campagna, raggiungo il paesino attraverso un percorso secondario che non sapevo di ricordare. L’aria è limpida, gli altri paesi sui colli occhieggiano da lontano, mostrandosi uguali a se stessi. I filari di vite fanno il resto. Sette chilometri, li so tutti a memoria. Il susseguirsi delle cappelle votive, la casa infestata dai fantasmi, la svolta per quella frazione grande un fazzoletto, la pompa di benzina che non c’è più, le vetrine del mobiliere ormai vuote. Faccio il giro largo, dalla circonvallazione, non entro subito in paese. Ci arrivo dall’alto, vedo la sua collinetta che arriva all’improvviso dopo l’ultima curva. Faccio tappa al camposanto.

Scendo, scendiamo. – Vediamo chi riconosce per prima la nonna A e la nonna G- il signor Pàpici invoglia le bambine a trovare la foto giusta.

Arrivo anche io davanti alla cappella che ospita i miei quattro nonni, i miei otto bisnonni, mio zio e la mia prozia. Il mio albero genealogico in ottone e travertino. Scoppio a piangere.

Maledetto tempo, che fino a qui mi hai dato l’illusione di essere venuta a trovarli, per chiacchierare. Me li mostri ora che mi sorridono in bianco e nero. Maledetta natura, che ti mostri uguale a come sei sempre stata. Cosa te ne frega in fondo a te, di me?

-Mamma, ma perché piangi?-  mi chiedono.

Piango perché non sono più bambina e non sono venuta a trovare mia nonna, le mie nonne. Piango perché non vi vedono, non godono della meraviglia che siete. Piango perché sono un po’ sciocchina, sarebbe tanto difficile averle vive a 96 e 100 anni, a ben pensarci.

Mi asciugo le lacrime, vi dico che la vita va così, che però a uno, anche se le sa tutte queste cose della vita, possono andare ugualmente di traverso. E qualche volta vien da piangere, per i mancati incontri, le mancate chiacchiere, anche se lo sai già che è così, c’è una piccola parte di te che continua a ribellarsi. E poi tace.

II luoghi dell’infanzia giocano scherzi come questo, vanno a stanarti bambino e poi urlano per primi “Tana per Chiara!” e non c’è proprio niente da fare, tocca a te stare sotto. Il bello è che a scovarti ci pensa chi bambino lo è davvero e se a ritrovarti sono loro non può essere che una benedizione.

8 pensieri su “Tana per Chiara!

  1. Ho le lacrime agli occhi per questo tuo stupendo racconto e mi sono tornati in mente i miei nonni e i bisnonni: il bisnonno Carlo che stava in ospedale quando avevo 5 anni ed è stata la prima e ultima volta che l’ho visto, con la testa bianca e lo sguardo triste, poi la bisnonna Maria e, soprattutto, la bisnonna Leonilde, la nonna Nilda coma la chiamavamo noi bambini, che mi ha cresciuto finché sono andata in orfanotrofio ed è morta quando avevo 10 anni e che mi raccontava le storie di Struwwelpeter.
    Nonni e bisnonni di un tempo lontano, le nostre radici da non dimenticare mai.

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