Dipendenze

L’inverno ha portato nella nostra famiglia quattro virus influenzali, l’ultimo dei quali ha sterminato l’intero nucleo includendo anche qualcuno fra i nonni. Sono state due settimane di piccoli musi pallidissimi, occhi segnati, bacinelle accanto a letto e divano, mani a sorreggere fronti, digiuni, carta igienica e quarantene.

La situazione per me migliore, in questi casi, è essere la prima fra i caduti, perché, terminata la fase acuta, posso dedicarmi alla cura degli altri ammalati con la disinvoltura di chi non teme il contagio.

Purtroppo a questo giro, mi è toccato, invece, l’ultimo turno. Ho trascorso, dunque, due settimane mettendo in atto quelle procedure che dovrebbero limitare la diffusione del contagio: aerare frequentemente le stanze, cercare di non entrare in contatto con i liquidi corporei dei malati, lavarsi spessissimo le mani, evitare smancerie coi malati. Due settimane con addosso la sensazione di tragedia imminente, a mangiare leggero che non si sa mai, a percepire ogni scricchiolio della pancia come prodromo della maledizione gastrointestinale.

Sembra strano a dirsi, ma, quando finalmente il malessere è arrivato anche da me, mi sono sentita quasi sollevata. A tutta prima, ho pensato che il bizzarro conforto che provavo fosse dettato dalla fine dell’attesa di una sciagura che, a conti fatti, non è stata poi così terribile. O che magari fosse la prospettiva di trascorrere delle ore sul divano (certo, al netto di quelle trascorse in bagno, ma vuoi mettere?).

Poi ho capito cos’era veramente a rendermi smaniosa. Una volta malata (e guarita) anche io, ho ricominciato a sbaciucchiare, abbracciare, coccolare a pieno corpo le mie bambine. Santo cielo, quanto mi è mancato.

È chiaro che sono soggetta ad un forma pervasiva e totalizzante di dipendenza da prossimità, baci, abbracci stritolatori, e smancerie varie nei confronti di quelle tre. E se esistesse una medicina, nemmeno la prenderei.

11 pensieri su “Dipendenze

  1. Io da bambina ho avuto una malattia potenzialmente letale al cuore. Colpa di uno streptococco non diagnosticato per tempo. Poi mi hanno salvata miracolosamente. Ma quando i figli hanno forte mal di gola o lo streptococco dichiarato devo stare molto attenta. Così un giorno mia madre mi dice: “Be’, stai lontana dai figli, non coccolarli”. E’ circa quello che dici tu. Il punto è che lei non poteva capire la mia dipendenza, e anche il bisogno che hanno i figli: quando sono malati vogliono più mamma del solito. Non meno. Buone feste, e ti auguro che sia passato tutto.

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