Lo scrigno

Svegliarsi prima del solito, più stanchi del solito: questo è settembre.

Settembre, dopo tutto, è un mese ingiusto, mi va di ribadirlo. Le nostre attività umane – almeno in questo emisfero, almeno le mie- subiscono un’accelerata a tratti insostenibile, mentre la natura si prepara lentamente al suo lungo riposo. Gli alberi tra breve si spoglieranno, mentre noi uomini prenderemo a coprirci. Essere stanchi a settembre, per di più al mattino, è uno di quei segnali che non confortano per nulla. Ha il sapore allarmante di una storta alla caviglia nei primi 500 m di maratona. E non è che, “ragazzi si scherzava, mi ritiro“, qui la maratona bisogna per forza completarla, costi quel che costi.

Anche alle bambine tocca alzarsi anzitempo. Ci son giorni in cui deve capitare anche mezzora prima del solito, giorni in cui si va in gita, giorni speciali in cui ci si alza per il gusto di ricevere gli auguri.

L’aria, allora -anche se sono appena le sette e il sole non ha la forza di bucare la coperta morbida e grigiastra delle nuvole di città- l’aria, ecco diventa elettrica. Signorina A e Mademoiselle C sono un concentrato di minuscoli lapilli di eccitazione. Ci sarà la gita rimandata già per ben due volte. Non è piovuto, potranno assaporare in una sola giornata il piacere di stare insieme, sedere su un pullman altissimo coi vetri oscurati, salire su alberi e ponti tibetani, accendere fuochi, arrostire cibi non meglio identificati, nutrirsi di merendine e panini imbottiti.
Non è necessario, ma si alza prima anche Miss T. Emana calda allegria, cantandosi da sé il buon compleanno, ridendo a denti larghi stretta dentro il mio abbraccio, che contiene cinque anni di piena e meravigliosa vita. La sua, la nostra con lei. Nel dialetto delle mie nonne la traduzione corretta di essere incinte è “stare per avere famiglia”. Di una donna incinta si dice “deve avere famiglia”. Mi pare bello, quando ripenso a me col pancione,  quando racconto alle bimbe le avventure che le riguardano durante quei periodi in cui mi erano in pancia.

Ho respirato la felicità dei bambini di quarta in attesa di salire sul pullman. Quasi cinquanta bambini che sprigionavano frizzi di impaziente felicità. Faceva freddo, stamattina. Il sole non ha avuto voglia di penetrare le nubi, ma qui ci siamo organizzati, abbronzandoci del loro giovane calore.
E, poco dopo, mi son  scaldata dell’orgoglio di portare le tortine e il succo per la festicciola di Miss T in classe. Gli abbracci di piccoli arti ancora simili a salsicce intorno alla mia personcina bionda.

Ripenso a stamattina presto, al mio quotidiano repulisti di tutti i brandelli di disordine che infestano la nostra casa. Al fatto che, presa dal sacro fuoco dell’ordine, a volte mi trovo a buttare via qualcuno dei numerosissimi progetti artistici delle bambine. Sono segni del tempo, del loro tempo, che per me è caldo, nonostante la fatica di Settembre, nonostante tutto. I segni del tempo, con buona pace dei pubblicitari che vorrebbero cancellarli per esempio piallando le mie rughe, sono sacri, vanno chiusi in scrigni, per preservarne il preziosissimo calore.

Questo è il mio modo, sono certa che ognuno abbia il suo.

3 pensieri su “Lo scrigno

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