Una betulla col cuore diffuso

Da qualche tempo, E, mio nipote quasi sedicenne mi trascina il sabato a fare nuoto libero alle nove del mattino. Nel freddo di quelle ore in cui vorrei forse essere ancora nel letto a leggere un libro, un giorno mi ha chiesto: Zia, ma tu quando hai capito di essere diventata grande?. Lo conosco bene, lui non è nuovo alle domande esistenziali, eh, ma lì per lì, non ho saputo rispondergli, anzi ho anche accarezzato l’idea di non averlo ancora veramente afferrato come concetto, quello di essere adulta.

Ma poi, invece.

Attendo con trepidazione una newsletter che arriva quando arriva di una ex blogger e amata libraia che leggo sempre con grandissima gioia e che, tra le altre cose, nell’ultima missiva chiedeva: tu che cosa vorresti? qui, adesso? io vorrei solo essere in pace. è la prima volta in vita mia che mi capita. Così, di getto, anche se, insomma, non è che in genere uno risponda alle newsletter, le ho scritto che io vorrei un cuore intero e che mi sarei messa anche in fila per la pace. E lei mi ha risposto una cosa che mi ha fatto un effetto strano, quello strano dolce: Mi colpisce perché come al solito, a vederti da fuori, sembri tutt’una con le tue cose, con il lavoro, la scrittura, le bimbe, dritta e limpida, una bella betulla nel cuore di un bosco. A tutta prima, mi sono detta: Chi io? Intera?. Ma poi ho pensato che quella immagine era bellissima, di un tronco bianco e lucente nel cuore di un bosco e mi sono detta: Quale creatura meglio di una pianta può dare l’idea di un cuore diffuso come il mio, uno per ogni singola cellula?

Ho accompagnato una quinta a visitare la scuola secondaria più vicina; lì, tra le altre cose, hanno fatto un piccolo esperimento sui liquidi non newtoniani, quei fluidi che se trattati con forza assumono le caratteristiche dei solidi e, quando, sollecitati con delicatezza, si sciolgono come liquidi. Ora, uno può pensare quello che vuole sulla genesi della propria anima ed astrarla completamente dal corporeo, ma se la mia fosse materia, credo sarebbe un fluido non newtoniano.

Un giorno, S, una bambina di quinta tra quelli che, li vedi, sono sentinelle dell’adolescenza, ne hanno già saggiato un profumo che arriva da non troppo lontano, è arrivata tenendo tra le braccia un fagotto avvolto nella sciarpa. Mi ha chiesto con lo sguardo di avvicinarmi a lei, per poi chiedermi sotto voce: Ho appena scoperto che il mio Elfo non esiste veramente, è solo un pupazzo; oggi posso tenerlo ancora per un po’ con me, prima di lasciarlo? Poi, più tardi, il fagotto sempre sulle gambe anche durante il lavoro, passo accanto a lei, che, sorridendo un po’ amaramente, riprende: Che poi, maestra, quell’Elfo mi conosceva troppo bene per essere vero.

Allora sì, forse potrei rispondere al quasi sedicenne E: sono grande da quando so che non ci possono essere elfi o amici o amori o sguardi che possano dirmi chi sono, da quando so profondamente che quella risposta posso andare a cercarla solo io.

[PS. #giorno 10 senza social e bene che sto]

2 pensieri su “Una betulla col cuore diffuso

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