Metapost alla peperonata inglese

La decisione di scrivere un blog è arrivata così. Come tutte le cose era già lì, non la vedevo. Poi ho spostato una poltrona e lì dietro l’ho trovata nascosta da appena un velo di polvere. La parte eccezionale della faccenda è l’affetto che ne è scaturito tra le persone che mi vogliono bene, cui per una singolare congiuntura astrale piace almeno un po’ leggere le mie righe, anche se arrivano quasi fuori tempo massimo, quando lo strumento blog è ormai un dinosauro della contemporaneità. Da qualche parte devo aver già detto che ho il culo pesante, anche con la tecnologia.
Ho raccolto tanti piccoli incoraggiamenti, dai colleghi, dagli amici, dai familiari. Uno stretto manipolo di tifosi a bordo strada che mi sorridono quando passo con la mia scalcagnata tastiera da corsa e, insieme al piacere dello scrivere un pochino tutti i giorni, mi danno lo slancio per pedalare ancora un attimo prima di stramazzare al suolo.

Ieri sera la mia Amica F da oltremanica mi fa sapere che ha cominciato a leggermi, perchè una nostra provvidenziale conoscenza comune le ha spacciato il link a erodaria. Così mi ha somministrato numerosi irrivelabili apprezzamenti scaldacuore, ma la consacrazione vera è arrivata a questo punto della conversazione, che riporterò tale e quale, tanto è bella:

Qui è rarissimo trovare peperoni buoni…ci sono quelli tutti uguali che sanno d’acqua. Ho però un verduriere di fiducia che mi procura primizie italiche.
Sabato ho comprato peperoni giganti buonissimi dalla Sicilia. Oggi pomeriggio stavo cucinando peperonata. Curandola tantissimo. Come la migliore prelibatezza. È
la tristezza dell’emigrazione, piccoli piatti quotidiani diventano tesori.
Tutto questo per dirti che ho iniziato a leggere il blog e mi ha preso così bene…che ho rischiato di bruciare la peperonata!

Lo so, uno non è che si deve incensare, però a me non era sul serio mai capitato di battere sul campo una peperonata. Non una peperonata qualsiasi, ma una farcita di profumi evocativi e nostalgia di casa. Mai trascurara gli ortaggi, possono essere forieri di inattesi attimi di felicità.

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