Come stai?

Quella domanda che sembra innocua.
L’automatismo verbale più consolidato della storia dell’umanità. L’incipit di miliardi di conversazioni di ogni santo giorno da chè il sapiens sapiens ha messo piede sulla faccia della terra. Lettere vergate sulla carta, voci tremolanti alla cornetta, brevi uozzappi, immagini che strattonano via skype. Sia quel che sia, un “Come stai?” è per sempre, un sempreverde della buona creanza, l’imperatore dei convenevoli, il maipiùsenza dei nostri piccoli cerimoniali quotidiani.

Ma il “Come stai?” è molto più di quel che appare. Nasconde strati e strati di tratti antropologici, dal momento che a ben pensarci la gamma di possibili risposte corrisponde a tipi umani ben distinti.

La risposta saponetta. Chi ti risponde un laconico “Bene”, con una certa probabilità a voler essere manichei non dissimile dal 50%, sta mentendo. Ma non è questo il punto. Avrebbe potuto risponderti anche “Bacche di Goji”, “Zibibbo” o “Supercalifragilistichespiralidoso”. Sta solo tagliando corto e il concetto che ti sta comunicando è chiaramente “Non c’ho un cazzo voglia di dirti come sto”.

La risposta diconondico. In questa categoria ricadono espressioni come “Abbastanza bene” (che suona come “Sì, sto bene, ma c’è quella tal misteriosa zona d’ombra nella mia vita, di cui però non ti parlo manco se mi paghi”) o “Meglio” (che rimanda ad un non ben precisato pregresso stato di malessere “di cui ovvianemente non ti dirò una mazza”).

La risposta falso-positiva, pronunciata da chi è gravemente affetto dalla sindrome di Pollyanna, altrimenti detta dell’ottimismo idiota. Espressioni come “Meravigliosamente bene”, “Splendidamente”, “Magnificamente”, specie se pronunciate con occhi sbarrati, sorrisi stitici e soracciglia a tetto di casa di Heidi, devono destare massimo sospetto. Chi le sta pronunciando, molto probabilmente sta dimmerda.

La risposta falso-negativa. Tipicamente utilizzata da colleghi che tornano abbronzati da un periodo di mutua, rimanda a immaginari quanto sontuosi problemi di salute ed è spesso corredata da supercazzole mediche e semiimpronunciabili nomi di illustri luminari.

La risposta fiume. Quella infarcita di minuziosi dettagli, quella che ti stordisce come una riunione fissata immediatamente dopo un pranzo a tripla portata, quella che ti travolge come un’onda malevola, quella se avessi potuto anche solo lontanamente immaginarla, ti rimangeresti la domanda.

La risposta “che non importa la domanda, tanto io volevo parlarti di quest’altra cosa”. Sono stata involontaria testimone di uno risposta capolavoro di questa categoria giusto qualche giorno fa. Il signor A incontra casualmente il signor B che sta cercando il signor C. Al signor A frega poco e niente del signor B, ma è una persona gentile e gli sfugge di bocca suo malgrado il fatidico “Come stai?”. Il signor B – noto maestro di sci a tempo perso, che non perde nessunissima occasione per vantarsi di questa sua attività con chicchessia- comincia con un “Eh, beh, almeno la schiena oggi mi permette di stare in piedi” corredato da una teatrale smorfia di dolore. “Ah, sì?” finge interesse il signor A, che per la verità ha giù quasi raggiunto la fase REM in soli trenta secondi di conversazione col signor B. “Uhm sì, è solo che, sai, non faccio niente per curarla, anzi faccio un sacco di attività che la peggiorano”. A questo punto io dico che sarebbe stato legittimo chiuderla con uno sticazzi, ma no, il signor A va stoicamente incontro al suo destino e duplica il suo “Ah sì?” dando la stura ad un lunghissimo racconto circa le ultime peripezie sciistiche del signor B. Mortale, forse addirittura più mortalmente prolisso dell’uomo della risposta fiume. Praticamente insopportabile.

Però non c’è niente da fare, è più forte di noi. Lo sappiamo perfettamente che non è una domanda per nulla innocua, ma non ce la si fa proprio a evitare di pronunciarla. Aleggia nell’aria come una polvere sottile, riempie gli spazi infiniti come l’eco del big-bang, giace apparentemente senza vita sulla punta di tutte le lingue mortali e prende forma nostro magrado, gode decisamente di vita propria. Si potrebbe pensare a una moratoria universale, un divieto Urbi et Orbi, un’interdizione perpetua. Ma a chi somministrerebbe le sue supercazzole sciistiche il singor B?

come-stai

2 pensieri su “Come stai?

  1. A me alcune persone mi chiedono spesso come stai, ma non avendo confidenza e comunque per educazione e indole caratteriale dico: tutto ok, anche perchè… ma che cosa posso dire. Al contrario per educazione dovrei dire: e tu come stai? Ecco io con alcuni di loro, no lo dico, perchè so che sono autocentrati… per cui: ‘sti cazzi! Sai com’è …. sopravvivenza 😉

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