La signora Gina

“E queste erano le previsioni per domani”.
A ben pensarci non so perché mi ostini a seguire le previsioni del tempo. Dalla mia stanza mi accorgo appena se piove o c’è il sole, non devo pianificare nessun lavoro che abbia bisogno di bel tempo, un’eventuale pioggia non guasterebbe alcuna gita fuori porta.
Dicono che io non abbia mai viaggiato, che ho passato tutta la vita sotto questo campanile. Io penso, al contrario, di aver compiuto un lungo viaggio attraverso il tempo.
Porto sempre l’orologio al polso, anche se le ore si assomigliano un po’ tutte oramai. Qualche volta guardo quei numeri, ne riconosco la successione, mi danno la sicurezza di riuscire ancora a tenere ordine tra i miei pensieri.

Uno. È un numero impegnativo. È il primo. Mi fa venire in mente che sono nata nel bel mezzo della Prima Guerra Mondiale, ma anche che l’Amore è uno solo. Ora lo penso da lontano e da qui mi pare persino di ricordare che il suo fiato dopo aver sgranocchiato l’adorato aglio fosse la cosa più leggera che mi sia capitato di sentire. Non ci incontriamo da moltissimi anni, fatta eccezione per le mie visite al camposanto, ma anche quelle sono un ricordo da quando non mi muovo che dal letto alla poltrona e viceversa. È incredibile come la lontananza faccia rimpiangere le cose più assurde.

Due sono state le mogli di mio padre. Mamma è un ricordo bellissimo, che ho conservato con molta cura nel mio cuore. Avendola persa presto, temevo che col tempo la sua immagine si sarebbe ingiallita, per questo l’ho innaffiata con costanza. Mi è stata fedele compagna di viaggio, l’ho sentita vicina anche quando non lo era più.

Tre sono i miei nomi. Luigia Maria Felicita. Pochissimi li conoscono, per tutti sono la Signora Gina, per pochi eletti la nonna Gina. Talvolta mi viene da pensare che quell’accento che manca abbia fatto la differenza nella mia vita, che sarebbe bastato un nonnulla per la felicità.

Quattro sono i miei figli e quattro sono i miei bisnipoti. Ho visto correre la vita nelle gambette di tante generazioni e so che questo spettacolo non smetterà mai di scaldarmi il cuore.

Cinque sarebbero gli anni di durata del Liceo Classico. Io ne ho fatti solo due, solo quarta e quinta ginnasio. Ero un’allieva molto promettente, ma mio padre era un agricoltore, un uomo con i piedi e il cuore ben saldi nella terra. Aveva deciso per me che imparassi un mestiere, così ho finito per diventare maestra. Cinque sono anche le dita della mia mano destra, quella su cui quella zingara un giorno mi predisse una vita molto breve. Avevo diciassette anni.

Sei sono gli anni che mi mancano ai cento. Sono una viaggiatrice di lungo corso.

Sette sono i giorni della settimana in cui almeno uno dei miei figli mi viene a trovare.

Otto, se ricordo bene, erano i carri armati tedeschi che stazionavano intorno alla nostra casa – la casa gialla- durante la ritirata. I miei bambini, ignari, giocavano nel cortile e si avventuravano fin sotto i noci a salutare con la manina quegli uomini in divisa. Io li vedevo, mentre andavo a mungere, e ogni volta morivo di paura. Loro, invece, ci hanno stretto una specie di amicizia, hanno persino piagnucolato quando li han visti andare via.

Nove sono i libri che per cui è valsa davvero la pena, tra le centinaia che ho letto nella vita, e sono quasi tutti di Enzo Biagi. Anche di amore letterario ce n’è solo uno che si possa dire autentico.

Dieci sono state sinora le mie badanti. Georgetta, Giordana, Nina, Anna, Rodica, Daniela, Giorgia, Larissa, Liliana, Eugenia. Non è facile accettarsi a vicenda. Vorresti che le mani che ti accudiscono ti siano familiari, è così faticoso essere razionali nell’intimità.

Undici sono le stagioni che mia nipote Ilaria da bambina ha vissuto qui con me, lontana dai suoi genitori. Saperla oggi felice è una delle mie gioie più grandi.

Dodici è l’ora in cui ho sempre amato mangiare. Eugenia lo sa e arriva puntuale col vassoio.

“Oggi c’è il sole fuori, si respira una bell’aria di primavera”.

Ne sono felice, è essenziale avere bel tempo quando si è in viaggio.

9 pensieri su “La signora Gina

      1. hai fatto bene ad aprirlo. Prima o poi dovremo farci una doppia intervista pure noi 😀 sul perchè abbiamo deciso di farlo. Dall’esterno tu dai l’idea di una donna comunque con una vita più piena della mia, eppure evidentemente c’era in te questo bisogno.

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        1. quando studiavo letteratura francese, uno dei passaggi che preferivo di Montaigne era una cosa che parlava di un certo “retrobottega” che ognuno dovrebbe riservarsi per viverci in completa libertà. Forse il blog per me ha a che fare con quel retrobottega.

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