Racconti di fine aprile (parte II)

Sempre venticinque aprile. Complice la pioggia e il suo potere di farmi ripiegare su me stessa, complice forse la solennità impressa quest’anno dal numero tondo. Insomma, mi è venuta questo desiderio incontrollato di ricordare e raccontare. L’ultima delle nonne bis se ne è andata a novembre, è volata in cielo con una tecnica non meglio precisata (“Mamma, forse mentre i nonni non guardavano, è arrivata una folata di vento e puff, si è portata via bis” , “Bis non avrà mica usato quella scala lì?”). Così l’altro giorno, abbiamo rispolverato insieme un racconto che avevo scritto un po’ di anni fa, lei protagonista. Bis è la mia prima vera eroina letteraria. Eccolo qui:

A Collegno si nasce

Io a Collegno non ci sono nata.
Mi ci hanno portata a pochi giorni di vita, nuova di pacca, con la mente fresca e niente da ricordare. I miei ricordi più importanti, a differenza di me, sono nati a Collegno.
All’asilo di via Gobetti c’era quel bimbo con la tuta bianca a letterine azzurre che piangeva tutte le mattine e io, da secondogenita, proprio non capivo cosa ci fosse di tanto deprimente in un’attività così da grandi come andare “a scuola”.
E ai giardini di piazza della Repubblica la mia mamma giocava con noi a nascondino e alla fine tutti ci si nascondeva tutte le volte dietro ai tronchi degli alberi, ma poi ci si divertiva lo stesso.
Una volta alla tabaccheria davanti al parco Dalla Chiesa, mentre mia madre è entrata un attimo dentro a comprare non so cosa e io ero sola sul sedile dietro della Uno bordeaux, è entrato uno degli ospiti dell’
exopì e si è seduto accanto a me, piccolissima, nell’attesa che partissimo.
Poi mi ricordo quella volta che io e mio fratello abbiamo dimenticato Carlo fuori dalla Don Milani, non ci siamo ricordati che doveva venire a casa con noi e mentre lui è rimasto lì davanti tutto il pomeriggio, noi ci siamo presi due punizioni niente male.
Se quella stessa Uno bordeaux tornavamo da catechismo stipati in sei; io, che ero l’unica femmina, e per di più la più piccola, stavo seduta davanti, mentre sul sedile posteriore mio fratello, Simone, Sandro e Carlo (sì, sempre lui) riuscivano puntualmente a farsi sanguinare il naso a vicenda, nello spazio di dieci minuti.
A Collegno sono andata a scuola, a Collegno mi sono sposata, a Collegno oggi vado a spasso con le mie bimbe.
Eppure a Collegno io non ci sono nata e sin da bambina mi pareva così ingiusto che qui non ci fosse l’ospedale, che proprio la mia città non potesse essere “natale”.
Poi un giorno, tanto tempo dopo, poco tempo fa, la nonna di mio marito mi ha raccontato una storia nuova, ordinaria e straordinaria insieme.
La nonna
Giovanna all’epoca non era nonna ma era semplicemente “la Nela”, arrivata a Collegno da poco più di un anno dal Veneto più profondo. Era il 1945. Con nonno Dante abitava in una casa piccola piccola in via Minghetti, col bagno sul balcone e la rete del letto fatta con lo spago. La casa piccola piccola l’avevano presa in affitto da una vecchina che detestava i bambini, spergiurando che loro erano solo una coppia di adulti. Peccato che, andata a riscuotere il primo affitto, la vecchina avesse intuito nella Nela una certa rotondità sospetta, presto diventata un pancione.
Il 30 Aprile, la Nela era completamente ignara di quello che stava accadendo poco lontano dalla sua piccola casa. Erano cominciate le doglie e tutto quello che le interessava si stava svolgendo sul suo letto fatto di spago
.
La levatrice era arrivata a casa sua sventolando un fazzoletto bianco, per passare indenne tra tutti quei soldati tedeschi col fucile in mano. E mentre già il piccolo affacciava la sua testolina, due di quei soldati alti e biondi fecero irruzione nella casa piccola piccola. Salivano le scale a gran velocità e alla Nela batteva forte il cuore al ritmo di quegli scarponi dal passo pesante che si avvicinava sempre più, finché piombarono nella stanza, proprio di fronte al suo letto di spago.
Accadde qualcosa di straordinario. Nonostante la terribile concitazione di quei giorni, i due soldati non varcarono mai quella soglia, non si avvicinarono al letto di spago. E mentre il rumore degli scarponi sulle scale si allontanava, nacque Elio.
Quando Collegno scriveva una delle pagine più cupe della sua storia, il 30 Aprile, nasceva un bimbo.
Allora sì, ho fatto pace con quest’idea.

Ora lo so, anche a Collegno si nasce.

GLOSSARIO A BENEFICIO DEI NON-COLLEGNESI:
La Don Milani è una scuola elementare.
L’exopì è l’ex Ospedale Psichiatrico della città (ricordate lo Smemorato di Collegno? Ecco).
Tra il 29 e il 30 Aprile del 1945 un gruppo di tedeschi in ritirata dal pinerolese irruppe a Collegno e Grugliasco sparando per le strade, entrando nelle case, organizzando esecuzioni. Morirono 68 persone.

(Il racconto, giusto per dovere di copyright, è stato pubblicato nella raccolta Scrivicollegno)

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