Quella proporzione inversa tra coccole e autodeterminazione

I giorni dell’influenza sono difficili.
Dei tre prolungati attacchi febbrili di cui sono stata testimone nelle ultime settimane, quello di Miss T- ultimo in ordine cronologico- è stato il più devastante. Non in termini di gradi Celsius. In gradi snervamamma.

Bisogna sapere che Miss T è nota in casa col termine poco ortodosso di scassaminchiozzi, a causa della sua naturale propensione all’inquietudine, specie notturna. Pare abbia preso da una certa giovane me, che da bambina aveva guadagnato l’appellativo, ben più elegante ma altrettanto eloquente, di zanzara, anche nella sua affettuosa variante zanzarina.
L’influenza più elegantemente gestita è stata quella di Mademoiselle C che l’ha contratta dopo Signorina A – su cui si è maggiormente concentrata l’ansia genitoriale, essendo stata la prima a presentare i sintomi-  e in concomitanza con Miss T. Questi fattori, frammisti alla sua indole piuttosto dolce, ha fatto sì che la sua febbre sia stata da lei gestita con uno stile dimesso e impeccabile.

Mentre ieri tentavo di uccidere per soffocamento i miei sensi di inadeguatezza materna di fronte all’insofferenza che mi provoca stare al capezzale dell’ingestibile Miss T febbricitante, m’è parso di intuire l’esistenza di una specie di teorema. È possibile che nella vita ci sia una proporzione inversa tra intensità delle coccole e libertà di autodeterminazione.

Vivo un’età in cui se c’è una cosa di cui soffro la mancanza è la libertà. Il segnale vero è che considero tempo libero il lavoro, una pausa rigenerante la spesa, un territorio di immeritata libertà i due minuti della pipì a porta chiusa (peraltro non sempre possibili). Non leggo più libri, non guardo più la tele, incastro come privilegio prezioso nella routine un’ora in palestra. Ma vivo dei corpo a corpo di dolcezza sconfinata. Nella cura delle bambine, anche quando la morsa dell’impossibilità di fare altro si fa più stretta, ricevo quantità sovrabbondanti di carezze, baci, abbracci, che colmano la misura di una tenerezza che spesso tracima. Non so se il prezzo da pagare per questo privilegio è il mio tempo o se piuttosto questa sovrabbondanza di coccole sono una ricompensa per ogni libro lasciato in attesa sulla mensola. Forse quello tra coccole e autodeterminazione non è una regressione, non c’è un rapporto di causa-effetto, ma una semplice correlazione tra due enormi fortune che giocano su un bilico, sedute su due estremi.

Così è per loro, così è da bambini. Da piccolo non disponi liberamente del tuo tempo, perché ancora non ne hai completamente gli strumenti. Molte decisioni le prendono per te gli altri. Ma godi di una bolla di attenzioni, di baci caldi, baci eschimesi, baci di farfalla, baci grandi e baci piccoli, un intero lessico familiare di baci, di cui fare incetta per essere poi forti di autodeterminarsi quando sarà ora di uscire barcollanti dalla bolla.

Dice chi lo sa già che quando i figli saranno cresciuti guarderai con grato stupore al tempo che ritorna tuo, te lo godrai assaporandolo con quella consapevolezza che prima di avere bimbi non avevi. I figli non li riempirai più di baci e abbracci, loro saranno molto impegnati a cercarli altrove, ma tornerai ad andare al cinema.

Nell’attesa di disporre nuovamente un po’ del mio tempo, mi godo la mia sovrabbondanza di baci sbavati e abbracci caldi. E sogno di accorgermi ed agganciare a pieno quel momento magico in cui i due beni, mentre continuano il loro andare su e già sul bilico, s’incontreranno a mezz’aria, magari anche solo per un soffio, in equilibrio.

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14 pensieri su “Quella proporzione inversa tra coccole e autodeterminazione

  1. Io ho un figlio grande (che ormai cerca baci e abbracci altrove) e uno tredicenne Ecco, con lui forse in questo momento, in questo preciso istante, c’è quel magico, miracoloso equilibrio, tra una voglia ancora di fare il cucciolo e godersi le coccole e l’idea di essere quasi troppo grande ma non ancora del tutto. E comunque di volere “anche” (ma non “solo”) altre cose.Così io mi godo una libertà conquistata da poco, che nel mio caso si esprime soprattutto nello scrivere (e un po’ leggere), però mi godo anche quelle coccole, forse temporanee, forse no. Dicono che per le femmine il tempo del “non più coccole” venga un po’ prima, non so, però io credo che – a parte che equilibri nuovi se ne creano ogni giorno, e anche magie – quando arriverà quel miracoloso equilibrio te ne accorgerai,:)
    Della tua scrittura ho già detto, ma ribadisco. Mi piace un sacco il tuo blog per le cose di cui parli ma soprattutto per come ne parli 🙂
    Buona giornata
    Alexandra

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  2. Io li coccolo, continuamente, convinta che comunque questo tempo purtroppo finirà presto. E sono felice di tutti i mille ‘ti voglio bene’ che ci diciamo ogni giorno, io che vengo da una famiglia dove le effusioni non esistevano…

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