Prove tecniche di amore

Il giovane F è quella creatura che mi ha resa zia undici anni e mezzo fa.

Quella creatura che mi ha portato in dote la felicità nuova di stringere mani minuscole, fare giravolte sulle note di “Gianna, Gianna” per gustarmi le sue risate, leggere storie, stabilire libere complicità senza grandi responsabilità educative.

Quella creatura che mio fratello non ancora trentenne, appena reduce dalla primissima ecografia, annunciò alla famiglia con un “Oggi ho visto una persona incredibile!” (sia detto per inciso, io risposi “Chi? Platini?” prima di reagire saltellando e urlando per i lunghi corridoi della casa paterna alla prospettiva sconvolgente di diventarne la zia).

Quel timido ex biondo che io continuo a vedere biondo, l’unico dei cinque rampolli della nuova generazione ad avere ereditato gli occhi azzurri, quel bimbo che è ormai ospite di un corpo che in men che non si dica diventerà di un uomo.

Qualche giorno fa il giovane F, che già da qualche mese è orgogliosamente oggetto delle attenzioni delle sue più sfrontate coetanee, è arrivato a casa annunciando trionfante a mia mamma: “Nonna, mi sono fidanzato, posso chiamare papà al lavoro per dirglielo?“.

Quanta tenerezza, non ci si può credere quanto un corpo di una zia di un metro e sessantadue ne possa realmente contenere.

Ieri, dunque, il giovane F e io ci siamo incontrati e non ho potuto fare a meno di trasformarmi nell’archetipo della zia, odiosa e curiosa, e chiedere tutti i particolari della faccenda.

Allora, giovane F, dimmi com’è che che adesso sei fidanzato” lo incalzo senza preamboli, forte della libera complicità lunga undici anni e mezzo.

“Zia, oh, me l’ha chiesto lei” precisa immediatamente lui.

Come? Come? Come? Ti ha scritto un bigliettino?”  lo presso io, applicando pedestremente i paradigmi della mia pre-adolescenza che fu.

No, no, è venuta a dirmelo in faccia” risponde “m’ha detto “tu un po’ mi piaci”.

Cavoli, che sana sfrontatezza femminile (e intanto prendo nota).

E quindi? Tu come hai risposto?” chiedo io, sapendo che la fanciulla gode di un distratto interessamento da parte del giovane F, già dall’anno scorso.

Boh” fa spallucce “le ho detto che ci dovevo pensare“.

Cavoli, che sana supponenza maschile (prendo nota anche di questo).

Poi? Poi? Sei andato a parlarle?” ipotizzo.

No, boh, l’ho detto agli altri e così ci siamo fidanzati”.

Ah, già, mi ero dimenticata dell’aspetto collettivo delle relazioni nell’età della pubertà.

E adesso, cosa si fa quando si è fidanzati?” confeziono la domanda capolavoro, quella che ribalta i ruoli, come se fosse lui quello nato ventiquattr’anni prima, quello che ha già traghettato la propria vita amorosa nell’età adulta. Ma la mia curiosità non è pretestuosa per nulla, vorrei proprio sapere come funzionano ora le prove tecniche d’amore.

State insieme nell’intervallo? Vi tenete la mano?”

“E che ne so, io, zia” mi fa lui.

Poi alza le spalle, allarga le braccia, sfodera un sorriso bambino e mi fa “Zia, forse dobbiamo solo volerci un po’ più bene di prima“.

 

30 pensieri su “Prove tecniche di amore

      1. Ovviamente il finalone, pragmatico ma romantico. Che non so se sono io che ho i ricordi falsati, ma la sensazione è che i prepuberi (e puberi) di cui ero circondata io “ai miei tempi” pensassero solo “Tette!” e scansassero l’argomento sentimenti/affetti come la peste!

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