Come non abbiamo imparato a essere genitori dai nostri genitori

Quando eravamo piccoli la televisione era dei nostri genitori. Ci toccava sorbirci il telegiornale delle otto, magari la striscia pre-serale di Enzo Biagi senza avere uno straccio di strumento per apprezzarlo, tutta la saga di Uccelli di Rovo, persino qualche puntata di Dallas, ma Dinasty no, quello mai. I nostri figli decidono cosa guardare alla tele. Ci tocca sorbirci Masha e Orso, Peppa Pig, la Squadra della Giungla e compagnia bella. Insomma, siamo rimasti schiacchiati in mezzo.

I nostri genitori trascorrevano con noi molto tempo, magari stirando o leggendo, ma c’erano. Noi ci siamo molto meno, amiamo custodire qualche piccolo spazio tutto nostro, giocare a essere ragazzi, per poi concepire pachidermici sensi di colpa.

I nostri genitori non giocavano con noi, salvo pochissime eccezioni, rappresentate – nel mio caso specifico- da: qualche match a nascondino nei giardinetti municipali, sporadiche sfide a pallacanestro (rigorosamente nella categoria “tiri liberi” nel cortile della casa di campagna del mio bisnonno), inenarrabili tornei di scala quaranta. Noi giochiamo spessissimo coi nostri figli, soffrendo anche parecchio, specie nelle fasi della vita (le prime) in cui non è contemplata nessuna sfida che solletichi il nostro istinto alla competizione, ma solo acquisti di verdura di plastica, ricomposizione di puzzle da 10 pezzi, creazioni con chiodini, invenzione di sit-com con personaggi comparsi dalle viscere dell’ovetto Kinder.

In spiaggia i nostri genitori stavano seduti. Sulla sdraio, sullo scoglio. Si concedevano delle letture, anche una timida tintarella. Noi che facciamo? Ovviamente, in spiaggia, noi intraprendiamo ogni sorta di attività con i nostri figli. Catturiamo paguri per poi rilasciarli in libertà immediatamente con tanto di pippone ecologista, cataloghiamo le pietruzze per tonalità, gonfiamo salvagenti, braccioli, materassini, palloni, intraprendiamo un’incessante avanti indietro sulla battigia per riempire di acqua i secchielli.

I nostri genitori non ci aiutavano mai nei compiti. I compiti erano rigorosamente affar nostro, nostra responsabilità unica assoluta inderogabile. Purtroppo, stando a quello che ho capito finora, anche i compiti dei nostri figli, lo sono. Dobbiamo partecipare alla vita scolastica, accompagnarli, mostrare empatia, incoraggiamento. Insomma, quando loro fanno i compiti, noi siamo seduti rigorosamente lì accanto e, no, non ci possiamo distrarre.

I nostri genitori decidevano il nostro look. Sì, okay, il mio non era esattamente un look, ma piuttosto quell’insieme di indumenti di foggia maschile che rimaneva ancora dignitoso dopo l’uso di mio fratello o addirittura di qualcuno prima di lui. I nostri figli ogni mattina sindacano sugli abiti che abbiamo scelto per loro durante il loro difficoltoso risveglio. E sbagliamo quasi sempre, come è ovvio immaginare.

I nostri genitori facevano vacanze, gite, uscite, cene fuori, a misura di adulto e noi ci adattavamo con la docilità propria di chi è stato dato alla luce negli anni settanta o ottanta. Il peggiore segno di dissenso che ci era dato di manifestare era appoggiare sommessamente la testa su un braccio e fare un silenzioso sonnellino. Da genitori, ovviamente, scegliamo tutto ciò che sia rigorosamente baby-friendly. Non ci azzardiamo ad avvicinare nessun locale, albergo, ristorante che non abbia in dotazione, come requisito minimo, il tavolino tondo e verde dell’Ikea.

I nostri genitori ci intimavano il silenzio o l’esecuzione di un ordine con un solo sguardo. I nostri figli, non si sa per effetto di quale mutazione genetica, sfoderano un implacabile udito selettivo nei confronti della nostra voce. Ci sono delle sere che posso ripetere di lavarsi le mani per la cena  anche per due dozzine di volte di seguito. Giuro.

I nostri genitori gestivano con una certa sicumera le loro responsabilità educative. Noi cominciamo già prima del concepimento, insieme all’acido folico, ad assumere informazioni pedagogiche sovrannumerarie e, ancor prima di sapere il sesso del nascituro, abbiamo già fatto indigestione di tutti i principi montessoriani e di ogni sorta di dettame su autosvezzamento, alto contatto e presunte nanne facili.

I nostri genitori ci hanno riempito l’infanzia di quei “no che aiutano a crescere”, noi costelliamo quella dei nostri figli di sì, che ci aiutano a sopravvivere.

48 pensieri su “Come non abbiamo imparato a essere genitori dai nostri genitori

  1. In spiaggia, noi nati negli anni ’70 (o ’80) dovevamo stare seduti, buoni, giocare in silenzio, senza sollevare la sabbia, non correre, non urlare, non dare fastidio, non schizzare. Talmente tante regole che quasi ti veniva la malinconia della scuola, almeno avevi il banco a nascondere metà del corpo.
    E poi venivamo anche accusati “ma perché non giochi!?!?!”
    Mamma, ma come faccio a giocare se non posso correre, non posso urlare, non posso sollevare la sabbia più di 3 cm, non posso schizzare e fare i tuffi… che poi mi chiedo perché la gente entri in acqua se non si vuole bagnare! A tal proposito, l’estate scorsa ho discusso con una straniera (e con il mio pessimo livello di inglese deve essere stato uno spettacolo) perché, in pieno mare, nuotando, l’ho schizzata… ed io “this is water” e le ho indicato il mare per farle capire che l’acqua è bagnata.
    Non ho figli, ma quando sento le mamme dire che “devono fare i compiti”, mi ricordo che io i compiti me li facevo da sola in cameretta… al massimo andavo da mia mamma a ripeterle le poesie (sono un disastro ad imparare le cose a memoria) mentre preparava il pranzo della domenica. La frase che mi ripetevano più spesso era che la scuola era il mio lavoro e, come tale, una mia responsabilità.
    Per quanto riguarda il gioco, con mio papà ho giocato tantissimo in tutti i modi. Lui adora giocare (diciamo che il bambino che ha dentro, spesso esce fuori anche all’alba dei quasi 69 anni) e ha una fantasia infinita… ha iniziato a raccontarmi una storia inventata quando avevo 3 anni ed è finita che di anni ne avevo 7. L’abbiamo creata insieme, storia e personaggi.
    Io sono rimasta sconvolta quando ho scoperto che i bambini, fino alla 4a elementare, non possono tornare a casa da soli… Io ho iniziato ad uscire da scuola da sola in 3a, in prima mi accompagnava la mia vicina di casa che era in 5a e, quando in 5a c’ero io, accompagnavo sua sorella che era in 2a. Bambino grande accompagnava bambino piccolo.
    E gli anni 80, con l’avvento della cocaina, non erano un’epoca tranquilla…

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  2. E perfetto questo post! Sempre a preoccuparci di tutto, i figli sanno sempre fare di meno, nonostante abbiano più cose a disposizione. Confermo per la scuola, bisogna starle dietro sempre!
    Il più piccolo mio è una peste, spero che in mare nessuno mi accusi mai di spruzzare la gente, perché vorrei rilassarmi anche io…

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  3. Sacrosante verità! L’ultima frase poi andrebbe scolpita sui muri. Però…c’è un però. Io penso di essere (o almeno mi ritengo) molto più giovane dei miei genitori alla mia età. Mio padre a cinquant’ani non giocava a calcetto con gli amici. Non scriveva minchionerie su FB, Dettagli, ovvio, ma senza dubbio esemplificativi del fatto che era molto più autorevole di me. Ma forse anche più distante. Tutto quello che hai detto una qualche attinenza con questa cosa secondo me ce l’ha. O forse sono io che mi illudo così!

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    1. ottima riflessione Romolo, deve avere tutto a che fare con il binomio autorevolezza-distanza, per le quali (entrambe) secondo me ci dovrebbe essere un limite invalicabile da non superare (non troppo né poco di entrambe!)

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  4. Un elenco di verità. Insindacabili. Credo ci sia un misto di ragioni. Infanzie non propriamente baby friendly (infatti eravamo piccoli adulti). Sensi di colpa (nostri) per il poco tempo che dedichiamo ai nostri figli (mia madre credo non sappia nemmeno come si pronunciano le parole senso di colpa). Il fatto che a pari età, come dice Romolo, siamo più giovani dei nostri genitori. E abbiamo priorità diverse. Non è così importante la casa, la cena, la mutanda stirata.

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  5. Questo post è fottutamente vero e bello!!! Ma abbiamo avuto gli stessi genitori?? I miei poi lasciavamo carta bianca alla maestra, anzi se venivo rimproverato da lei dai miei prendevo a posteriori solo altre sberle. Oggi invece la figura di quel tipo sembra essere scomparsa e i molti genitori spesso mi sembrano ostili verso i maestri di scuola (parlo soprattutto delle elementari)!! I miei provengono da un ambiente socio-cultarale basso, nato poco dopo la seconda guerra mondiale, hanno comunque fatto davvero tantissimo per essere di quel tipo di estrazione sociale!!

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  6. Sono cresciuta così anch’io, con i genitori di oggi, anche se più da parte di padre… anche se credo che le cose non possano che “peggiorare”… ho sentito di genitori che fanno i compiti al posto dei figli, figli che sindacano sull’abbigliamento dei genitori… chi lo sa come cambieranno le cose 😉

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  7. Vero, e concordo su quasi tutto, anche se resto dell’idea che i “no che aiutano a vivere” non passino mai di moda. Sicuramente noi genitori di oggi ci concediamo qualche “sì che aiuta a sopravvivere” in più dei nostri genitori, ma questo non è affatto un male in sé, a patto che ci si ricordi di dire anche no.

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  8. Una disamina davvero accurata.

    Io – che non sono genitore – ammiro molto i miei zii che hanno fatto un perfetto mix: a tratti marziali ma ascoltando, assecondando talenti e voglia di fare esperienze, molti viaggi di famiglia (molto, molto punk come approccio).

    Sono la famiglia migliore che conosco.

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  9. Nata a fine anni 70 presente! Cartoni solo dopo aver finito i compiti (da sola in cameretta), lunghe dormite al ristorante e guai se andavo in giro a disturbare i camerieri, a scuola a piedi da sola e via dicendo. Bastava la famosa occhiata della mamma per avere i brividi di terrore (e di sculacciate ne ho prese un bel po’!!). mio figlio si becca tanti no e tante occhiatacce, non riesco sempre a tenerlo a bada e a volte mi chiedo se un po esagero visto come si comportano a volte altri bimbi come lui al parco (per esempio) lasciati liberi di fare i prepotenti in giro. Se vedo che passa davanti a un altro bimbo sullo scivolo lo riprendo, mentre a volte noto bimbi che gli danno spintoni per passare davanti e i genitori li vicino che se la ridono… 😤

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    1. Forse un po’ più “elastica” e niente sculacciate, mi riconosco nei tuoi genitori. Le mie figlie, madri da un pezzo, non deplorano; mi sembrano madri equilibrate (fautrici dei famosi “no, che aiutano a crescere”) e i nipoti ormai cresciuti se la cavano bene.
      Tieni duro, senza eccedere!

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  10. Il ‘giusto’sta sempre in mezzo, infatti. Quanta verità nelle tue frasi… io me ne taglio fuori, almeno in parte mi ritengo fortunata, i miei ragazzi hanno più di vent’anni e quando giocavano con secchielli e palette, non era ancora come oggi, o forse …noi eravamo orgogliosamente ‘vecchia maniera’. Inorridisco a leggere articoli di cronaca attuale come quello che descrive il caso (aereoporto Orio al Serio-Bergamo) dell’aereo tenuto in ‘ostaggio’ da una bimba di 4 anni che non voleva allacciarsi le cinture prima dell’atterraggio. I genitori ovviamente hanno dato contro al comandante, pare. Fosse stato 40 anni fa, gli stessi avrebbero dato due sculacciate alla monella capricciosa e tutto si sarebbe risolto con leggerezza.

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  11. Non mi sembra che tutti questi Sì aiutino a sopravvivere, anzi mi sembra l’esatto contrario: genitori che perdono indipendenza e figli che non l’acquisiranno mai e che invece diventeranno tiranni maleducati che non sanno stare al mondo. Perché è questo quello che c’è in giro, questo metodo non funziona palesemente.
    Più spina dorsale e meno smancerie verso questi bambini perché stanno venendo su come manco le scimmie nella giungla.

    Ho 30 anni quindi sono figlia di quella generazione e potevo sudare eccome ma nei luoghi e tempi dedicati, i compiti li ho sempre fatti da sola eppure sono uscita col massimo dei voti. Direi di ricominciare ad educare questi bambini che ormai sono assurti a rango di divinità, questa piega fa male agli adulti e a loro.

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  12. forse si può trovare una via di mezzo! se i genitori di oggi sono così …forse è anche perchè il modo precedente non ci ha fatto così bene!!! Dover colmare i nostri figli di attenzione perchè abbiamo sentito dei vuoti non significa che prima funzionava e ora no. e’ che ne prima ne ora c’è una giusta dimensione. Che il quadro che hai fatto in certe cose sia proprio vero non si discute, ma non direi proprio che prima era meglio…non ha dato certo buoni frutti. io incontro molti genitori molto più consapevoli di come agiscono rispetto ai nostri geniotri, che rimangono comunque persone buone e che ci hanno amato. ecco, un post cosi’ negli anni ottanta non lo avrebbero mai scritto, manco si vedevano come si comportavano. Quando sia ha consapevolezza …. tutto si può aggiustare!!!

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