Mamma pasticciona

Ho dei testimoni.

L’epiteto in assoluto più frequente con cui mi apostrofano Signorina A, Mademoiselle C e Miss T è “mamma pasticciona“, chiunque ci conosca un po’ può confermarlo.

Ed è la verità: sono un crogiolo di goffaggini e maldestrezze.

Tutte cose che -vai a capire gli strani giri che fa la mente- a me fanno ridere. Se poco poco riesco a vedermi da fuori, son grasse risate.

La cura di me stessa.

Il mio storico tallone d’Achille (“Guarda che tu eri così anche prima di avere tre figlie“, mi hanno giustamente ricordate le mie amiche di recente).

La mia sveglia è puntata alle 6.30, dopo 1 h esatta sveglio le bimbe, alle 8.25 usciamo di casa. In 115 minuti di veglia disponibile prima del debutto giornaliero nel mondo dei vivi, quanti ne dedico alla cura della mia persona? Due, tra le 8.23 e le 8.25. Da quando l’unico specchio di casa ha deciso di sfracellarsi in totale autonomia mentre era solo in casa, non ho nemmeno idea di che aspetto abbiano i miei capelli e il mio viso quando varco la soglia di casa. Ci son dei giorni che arrivo al lavoro con la maglia al contrario e le scarpe ancora slacciate. E scoppio a ridere quando mi vedo nello specchio del bagno dell’ufficio.

Vado ad un consesso di mamme blogger. Mi alzo più all’alba del solito, prendo il treno, mi faccio una sana chiacchierata con la mia amica M -collega pseudoblogger come me- arriviamo trotterellando al luogo convenuto. Realizzo improvvisamente che le mamme blogger sono altamente social e che inevitabilmente sarò soggetto involontario di diverse foto postate qua e là. Ma non ho un filo di trucco – manco quelle specie di burrocacao travestiti da rossetto che usano le preadolescenti per darsi l’illusione di un makeup- e soprattutto ho i capelli che fanno così schifo che li devo raccogliere in una crocchia, che a sua volta fa così schifo che però non ci posso fare più niente. Cosa mi resta da fare? Cheeeeeese!

Frequento una piscina con fior di trentenni, per di più madri, con fisici pazzeschi e lingerie consona. Coordinati come Dio comanda, ton sur ton, ça va sans dire. Quando è l’ora di spogliarmi- io che al mattino scelgo la lingerie smanacciando nel cassetto al buio tra le 8.22 e le 8.23- sono pronta ad ogni terribile sorpresa. Mutande a farfalline verde acqua, canottiera a costine color ciclamino, reggiseno blu oltremare, calze a righe. Una roulette russa che si ripete ogni sabato che Iddio manda su questa Terra.  A quel punto sorrido sommessamente, mi spoglio, in fondo indosso con minore orrore le mie smagliature che le mie culottes.

Me alla guida.

Qui do veramente il meglio di me stessa, devo dirlo senza falsa modestia.

Nelle sere invernali, specie quelle piovose, quando mi metto alla guida dopo il lavoro e ho un appuntamento inderogabile dall’altra parte della città, i vetri sono completamente appannati. Non posso aspettare. Attivo lo sbrinatore del parabrezza a livello quattro, massimo calore, massima velocità. Contemporaneamente, per velocizzare l’operazione, abbasso il finestrino, compiendo l’intero viaggio a -17 gradi, la faccia appiccicata al vetro anteriore, il rumore assordante dello sbrinatore attivato alla massima potenza, la radio che tenta invano di sovrastarlo. Il disagio.

Realizzo che proprio di fronte alla mia destinazione c’è un succulento parcheggio. Peccato che sia in linea con la strada e con lo spazio appena risicato per MammaGialla (la mia utilitaria color canarino). Comincio a sudare freddo. Decido comunque in un impeto di coraggio, che, sì, la metterò proprio lì. Produco la peggiore manovra di tutti i tempi. Arrossisco terribilmente mentre mi guardo intorno, alla ricerca di eventuali testimoni da eliminare. Me ne vado via sgommando. Trovo parcheggio a spina di pesce a 4.7 km di distanza.

Mi accorgo troppo tardi che avrei dovuto girare a destra, in quella tal traversa. Guardo lo specchietto. Dietro di me non sta arrivando nessuno. Ci penso su qualche secondo. Naaaaaaaaaaaaa, la retromarcia non è il mio forte, faccio il giro dell’isolato.

Mi accorgo troppo tardi che avrei dovuto girare a sinistra. Peccato che sto percorrendo un corso di Torino. E a Torino lo devi decidere da casa se vuoi girare a sinistra, perché molto per tempo devi prendere un controviale. Oh, che sbadata, non ho preso il controviale. Vado ancora avanti – dico tra me e me- sicuramente troverò un semaforo che mi farà girare a sinistra. Mi ritrovo ad Aosta.

Mamma pasticciona.

Questa, a questo punto lo sapete anche voi, è la mia antonomasia.

Accompagno ogni mattina le mie bambine a scuola in ritardo. La misura di questa malabitudine  ormai radicata nella nostra routine? L’altro giorno Signorina A e Mademoiselle C erano ebbre di gioia perché abbiamo parcheggiato l’auto davanti a scuola (in divieto di sosta, nrd) alle 8.29. E mentre loro saltellavano baldanzose per il miracolo di non aver sforato il limite delle  8.30 e dentro di me avevo il cuore piccolo piccolo tipico delle madri di merda quando si accorgono di esserlo, ho fatto l’unica cosa che era giusto fare. Mi sono accodata alle loro risa.

Scambio regolarmente vestiti (“Mamma, ma questa maglia è a maniche corte?” mi ha chiesto dubbiosa Signorina A dopo che le avevo fatto indossare per l’intera giornata un indumento di Miss T, di 4 anni più giovane), dimentico oggetti (“Mamma, dove hai messo il mio flauto? Solo io non ce l’avevo a scuola“), compio gli adempimenti scolastici richiesti alle famiglie sempre a un passo dal fuori tempo massimo (“Mamma, guarda che il tè freddo l’hanno già portato tutti ieri”), sono maldestra persino in cose elementari come andarle a recuperare all’uscita da scuola (“Mamma, hai di nuovo dimenticato la merenda?“).

Però, insomma, mi diverto parecchio
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30 pensieri su “Mamma pasticciona

  1. Non ti illudere d’essere la sola. Proprio stamattina quando a piedi, su passaggio pedonale – ripeto:passaggio pedonale – ho schivato tre donne tre, in macchina, combinazione, una dopo l’altra, la cui macchina sfrecciava (malcondotta-malamente) alla faccia di ogni dovuta precedenza… ebbene io quel giudizio che tu dai di te con ironia… l’ho dato sulle tre, in blocco. Ma, credimi: non c’era ironia. Per niente! 🙂

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  2. vieni qua, prendi la rincorsa, fai un bel salto e dammi un bel cinque!
    ( ovviamente in questa scenetta rotoleremo entrambe a terra inciampando rovinosamente in un minuscolo dislivello e il cinque non sarà dato “mano vs mano”)
    😉

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      1. avrai mica pensato di vincere il premio… come minimo siamo a pari merito! alziamo la coppa in due!
        ( io mi sbatto talmente poco per parcheggiare che a volte vedo un buco e con voce di Dory esclamo “Uuh! un parcheggio”…. e poi cammino per due ore… altra confidenza : consegna dei cedolini dei libri, entro nella cartoleria del paese e la cartolaia mi ha accolto con “mancavi proprio solo te!” e Mini…: “mamma ‘sta volta non è colpa mia!”)

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  3. Io sono un acerrimo critico di donne, mogli e mamme… tuttavia quando leggo queste autocritiche non posso non ricordare che siete estremamente critiche ed esigenti con voi stesse, che poi è il motivo principale per cui ci rompete le scatole. 🙂

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