L’Università della vita

Stanno cominciando i primi turbamenti intorno ai giudizi scolastici. Sono arrivati ora, al termine del primo quadrimestre della seconda elementare. Un po’ li temevo.

Si sono manifestati come fulmini a ciel sereno, ma chissà per quanto tempo sono stati covati dentro a quelle giovani testoline che percorrono nuove strade, a volte saltellando a volte trascinando i piedi.

Dovete firmare il quaderno rosso– ci informa Signorina A, dopo essersi rialzata dal letto, due sere fa, in stato di evidente agitazione.

Era molto preoccupata per qualche voto che non raggiungeva l’eccellenza piena. In pratica era abbastanza gravemente scossa per un 8 e mezzo e un 9.

Però c’erano dei Bravissima– puntualizza, invece, Mademoiselle C la sera seguente, dopo aver ricevuto i giusti complimenti per il suo Brava di flauto.

Ma chissenefrega, bimbe mie, chissenefrega.

Mi fa venire in mente quella relazione mai veramente sana che avevo io a suo tempo con quei giudizi scolastici, da una parte fatta del desiderio di tonda perfezione, subito seguita dall’altra parte da un senso di profonda inutilità del traguardo raggiunto.

Perché ogni sistema di valutazione ha delle falle. E queste crepe possono essere diabolicamente generate sia dalla mancanza di oggettività assoluta (“la prof ce l’ha con me”) sia dall’eccessiva obiettività (“non si può mica dare un numero a tutto“).

Voti o non voti, non lo so. A me le cause di questo tipo -compiti/ non compiti, ciuccio/non ciuccio, nido/non nido- non appassionano per nulla, tendo a vedere pregi e difetti di entrambe le opzioni.

Quel che mi piacerebbe riuscire a fare con Mademoiselle C e Signorina A è riconoscere con loro quando sono brave o meno brave, a scuola e nelle altre faccende della vita. Provare a scardinare quella specie di equazione per cui il rendimento scolastico per un certo periodo disegna quello che sei, un po’ più del resto. Leggi male ma giochi bene a pallacanestro, dai. Zoppichi sulla tabellina del tre, però vai d’accordo con tutti, eh. Quel bel dieci è ancora più brillante, se pensi che hai anche aiutato Pincopallino. Magari potrebbero risparmiarsi un po’ di ansia da prestazione, qualche frustrazione non troppo giustificata,  presuntuose idee di sé.

Fra tutto quello che pensavo di diventare, ora che ci penso, la madre fricchettona laureata all’università della vita, proprio non me l’aspettavo.

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5 pensieri su “L’Università della vita

  1. Una delle lauree più difficili da raggiungere, specie perchè ci sono esami costantemente da sostenere 🙂
    Devo dire che anche io sto vedendo con il mio nipotino una certa morbosità verso i voti, cosa che in seconda elementare mi pare lievemente sull’esagerato; ricordo con un certo sconforto che i rarissimi 10 che portavo a casa dalle elementari erano seguiti da “beh, ma sei solo alle elementari!” un pò come se fosse cosa normale che le maestre piazzassero voti a casaccio per aumentare fiducia e autostima dei bimbi.
    Chissà, magari funzionava.
    Chissà, magari potrebbe funzionare pure ora.

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  2. Ricordo che alle elementari i voti erano quasi una formalità, mentre ora in qualche modo sono qualcosa di più, almeno da parte di alcuni professori, sono traguardi, che aiutano anche a capirsi… ma non devono mai diventare il solo significato della scuola e di noi stessi, perché al di là del voto ci sono infiniti altri fattori da considerare ;))

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  3. Sai che ci penso spesso anche io? Ci sono persone bravissime a scuola, ma che poi nelle cose pratiche non sono capaci manco capaci ad aprire una bottiglia d’acqua da soli… Oppure al contrario: persone non molto volenterose di studiare, ma che sono buone come il pane e che sono sempre pronte a dare una mano in tutto. Purtroppo il sistema scolastico è davvero sbagliatissimo… Io ho guardato delle pagelle dei miei fratelli (che sono parecchio più grandi di me) e c’erano anche commenti sui loro rapporti sociali a scuola, ed era davvero: si, in inglese fa veramente schifo, però almeno chiede aiuto. Oppure: in italiano è bravissimo e aiuta anche i compagni. Queste erano pagelle! E non c’erano i voti…

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  4. Vero, tutto difficilissimo e vero anche che il programma e il modo di insegnare fa schifo, dopo la seconda elementare non sopportavo più di vedere mia figlia ansiosa se non era tutto perfettamente come voleva la maestra, le ho cambiato scuola, metodo diverso, più morbido, più lento ma che ci importa
    , se ce l’abbiamo fatta noi, anche se rallentano, oggi sono sempre più avanti, ora non ha più l’ansia! belli i tuoi pensieri, bisogna stare rilassati…..

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