Le case dei disordinati

Le case dei disordinati assomigliano alla galleria del Bianconiglio:  gli abitanti galleggiano in mezzo a una miriade di oggetti carini che fluttuano tutto intorno senza che gli si possa attribuire un’ utilità precisa.

Le case dei disordinati sono luoghi nei quali in una sola giornata puoi trovarti a cercare per intere ore un flauto, un quaderno imprescindibile, la custodia del suddetto flauto, della ciabatte, un libro da restituire in biblioteca. E ritrovarli, dopo scene isteriche collettive, provando un allegro sollievo.

Le case dei disordinati non ospitano ciotoline svuotatasche, ospitano scatolini da trasloco con la medesima funzione: quella di contenere quegli oggetti in attesa di futura (e per lo più immaginaria) collocazione, tra i quali si possono annoverare mezze sorprese dell’ovetto Kinder, pile scariche, oggetti di ceramica da riparare in un futuro imprecisato, pacchetti di fazzoletti cominciati e mai finiti, fondi di stecche di chewing gum, eccetera eccetera.

Le case dei disordinati hanno scatoloni del trasloco ancora intonsi dall’ultimo trasloco, avvenuto dieci mesi prima. Ai disordinati piace dimenticarsene il contenuto, perché amano le sorprese.

Le case dei disordinati sono abitate da disordinati. Di solito, tuttavia, tra questi ce n’è uno a cui, non si sa per quale ragione neurologica, scatta periodicamente un raptus riordinatorio. Di solito soffre di pesanti turbe nervose durante il deflagrare dell’attacco di ansia riorganizzativa, finito il quale, torna a mettere tranquillamente in disordine insieme agli altri componenti della famiglia.

Le case dei disordinati misconoscono Marie Kondo, ma apprezzano pienamente Macondo, che quanto a intrichi e casini è secondo a pochi luoghi veri o immaginari del mondo.

Le case dei disordinati hanno sempre guardato con sospetto al mantra svedese dell’ogni cosa al suo posto: di solito il catalogo Ikea viene utilizzato dai bambini di casa per realizzare collage che gli adulti di casa non trovano mai il coraggio di buttare via.

Le case dei disordinati sono costellate dai prodotti artigianali dei bambini. A causa della suddetta sindrome che impedisce agli adulti di casa il trasferimento nell’apposito contenitore dei rifiuti cartacei, i pesci d’aprile trovano collocazione tra le zucche di Halloween e gli angioletti glitterati che annunciano la nascita del Bambin Gesù.

Le case dei disordinati hanno lo stendino in salotto, così mentre stendi almeno puoi guardare la tele.

Le case dei disordinati custodiscono nelle dispense almeno un prodotto scaduto da tre mesi e in frigo uno yogurt che andava mangiato preferibilmente la settimana scorsa.

Le case dei disordinati sono il paradiso degli ospiti, che non si sentono mai in difetto o men che meno in soggezione quando vengono a far visita: perché le case dei disordinati, questa è la verità, ti danno una pacca sulla spalla, in fondo ti fanno sentire migliore.

Le case dei disordinati sono abitate da sognatori tanto incontinenti che i desideri traboccano dai cassetti.

35 pensieri su “Le case dei disordinati

  1. Questa descrizione corrisponde alla mia disordinatisssssima casa! Fortunatamente ho un marito ordinato che mi rincorre sgridandomi altrimenti la mia casa diventerebbe pian piano come quelle protagoniste di trasmissioni quali “sepolti in casa ” e via dicendo. Ora fortunatamente ci si è messo pure un treenne (che ha preso evidentemente dal padre) che mi rincorre con l’ultimo oggetto usato dicendomi “metti a potto?”

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  2. Sono le più belle e quelle in cui ti senti più a tuo agio, vuoi mettere stare in una casa così…invece di andare in una di quelle dove si ha timore anche di sedersi per non sgualcire il divano????? 😛

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  3. Apriamo un dibattito sul reale disordine… perché, io che vivo in un pianeta esploso e mai più ricompattato, in una casa che resta in ordine con la stessa capacità che ha PigPenn dei Peanuts di restare pulito, quando arrivo da qualcuno che dice ” entra, non fare caso al disordine” io scoppio in una risata che casco a terra come nei migliori cartoni animati, per riprendermi dopo un quarto d’ora…. quando la padrona di casa mi porge un bicchiere d’acqua e un fazzoletto di carta appena uscito dal pacchetto, a me che vivo dei fazzoletti appoggiati lì e usati non si sa per cosa e che i bicchieri non so mai dove sono!

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      1. anche perché sta diventando la nuova moda, come negli anni ’90 fare gli alternativi “straccioni” con i maglioni di Missoni, che fanno nonno colorato… La coperta spiegazzata sul divano NON fa disordine, così come il solo letto da rifare!… 😀

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