Generazione QQ

Noi donne tra i 35 e i 40 anni non ci sentiamo più trentenni da un pezzo, ma, Dio ce ne scampi e liberi, giammai saremmo disposte a dichiararci quarantenni fino al fatidico scoccare della mezzanotte del genetliaco che ci spalancherà l’accesso agli Anta.

Siamo in una terra di mezzo, noi Quasi Quarantenni, noi Generazione QQ.

Da adolescenti degli anni Novanta, ci siamo perdutamente innamorate di Dylan, salvo poi accasarci con un più confortevole Brandon, padre ideale per la nostra progenie, compagno impareggiabile per la nostra (seppur lontanissssssssima) vecchiaia. E invece no, i Brandon, amiche mie, sono pericolosissimi, perché chi era già adulto, saggio e saccente nell’adolescenza finirà per vivere una tardiva giovinezza  di ritorno e magari vi lascerà, preda di un’insana crisi di mezza età. Ecco che noi Generazione QQ, finalmente apriamo gli occhi: la verità è che il migliore era David. Avvenente, incredibilmente fedele alla sua d/Donna e, soprattutto, più giovane di noi. (Non so se ci sarà spazio nella nostra parabola affettiva con coordinate 90210 per Steve. Vedremo più avanti).

Noi donne Generazione QQ abbiamo fatto la pace col non essere più “ragazze”. Sappiamo che se, per qualche oscura o brillante ragione, balzeremo agli onori della cronaca, ci descriveranno come “donna di 37 anni”. Siamo donne, ma, pena l’amputazione della lingua, nessuno osi chiamarci “signore”.

Noi donne Generazione QQ se ci siamo riprodotte, ormai abbiamo figli abbastanza grandi da aver bandito da casa la pasta Fissan, ma ancora abbastanza piccoli da non essere bersaglio dei loro malumori brufolosi e seborroici. Ci siamo rimesse in forma dopo i parti e, non fosse per alcuni dettagli* sapientemente camuffati, qualcuno potrebbe trovarci ancor più fighe di un tempo.
(*occhiaie, smagliature, pelle leggermente flaccida, ernie ombelicali, macchie gravidiche)

Alcune fortunate tra noi sono ancora felicemente figlie. Viviamo in un allegro limbo tra figli bambini e genitori gagliardi. Qualche volta ci sfiliamo e li lasciamo beatamente a spassarsela tra loro.

A questo punto della nostra vita conosciamo tutte e 50 le sfumature di grigio, ma non quelle contenute in sedicente letteratura di dubbissimo gusto. I grigi con cui conviviamo sono i compromessi cui abbiamo imparato a scendere. Sappiamo che la vita non è fatta solo di bianchi e neri. Se vuoi prenderti una serata libera, sai che ti saranno compagni i sensi di colpa. Se a quella serata libera deciderai di dare una svolta alcolica, sai che un tragico hangover ti sarà compagno per tutto il giorno successivo. Sai che se vuoi essere magra non puoi ammazzarti di carboidrati, viceversa se vuoi pasteggiare a marshmallow e fonzies sei destinata a sedici ore di tapis roulant, pena un’inesorabile aumento ponderale. Sappiamo che il nostro metabolismo è ormai come un prodigioso Bimby: mangi crema alle nocciole e te la ritrovi come panna cotta sulle cosce. Abbiamo afferrato a pieno che il participio passato di struggersi è strutto e quello di soffrire è soffritto.

Noi donne Quasi Quarantenni dobbiamo dimostrare di essere delle ottime professioniste, eccellenti madri, cuoche provette, fini estete, efficienti casalinghe, meticolose chiocce di possibili piani B. Dobbiamo dimostrare di avere un fisico tonico e giovane, di aver un certo estro artistico, di essere un po’ social e un po’ intellettuali, leggermente snob, ma anche un po’ pop. In pratica facciamo più dimostrazioni noi che la Tupperware.

Noi donne Generazione QQ abbiamo vissuto abbastanza a lungo per aver visto andarsene amici, anche coetanei. Abbiamo già compreso che il significato della vita, ironico e pure un po’ stronzo, è la vita stessa.

Siamo conclamatamente bipolari. Un attimo prima osiamo come non mai con l’abbigliamento, ostentiamo una sicurezza in noi stesse che non abbiamo certo avuto a vent’anni e che a trenta era obnubilata da progesterone e prolattina. Un attimo dopo eccoci in fila al supermercato a pagare una spesa fatta di beveroni al cioccolato che sostituiscono pasti, ettolitri di Somatoline, guaine assorbicellulite, pozioni drenanti.

Noi donne Generazione QQ abbiamo lentamente ripreso contatto coi nostri desideri, le cose che vorremmo fare, la noi che vorremmo essere da grandi. Ho come l’impressione che non stiamo invecchiando affatto male e che ci sentiremo così ancora per un po’, dopo il fatidico scoccare dei Quaranta.

 

 

31 pensieri su “Generazione QQ

  1. mi definisco quarantenne anche se ne ho 38, perché dire “trentotto” mi incarta la lingua e figure di merda ne faccio già a mille, questa la elimino e poi… inizio ad abituarmi, ho l’emotività dell’adolescente presente tra le dita dei piedi ( inutile fare finta, c’è ancora) devo coccolarla e abituarla all’evento.
    Bellissimo pezzo, come sempre.
    🙂

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  2. Per me i 40 sono stati una liberazione. Oh ce li ho finalmente questi fatidici e adesso con gioia dichiaro ogni anno in più… Se possibile sono sempre più gadana, con la stessa instabilità della mia vera adolescente di casa 😘… Un pezzo 🔝

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  3. Io ne ho 36, vado in giro dicendo che ne ho già 37 salvo poi rendermene subito conto è correggermi facendo la figura della scemotta. Il fatto é che Sto già somatizzando che i 40 si avvicinano insidiosi e me ne sono fatta già una ragione autoflagellandomi anche se mancano 4 anni…devo avere qualche serio problema 😂😂😂

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  4. Aboliti i sensi di colpa (brutta cosa e di pessima derivazione socio culturale) e tra la scelta dei Beverly Hills Boys mah…. prediligevo Carly Reynolds eheh, per il resto ho letto tutto di un fiato e convengo che questa età nella Terra di Mezzo è favolosa.

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