Tutti i miei non so

In una giornata tipo di chi è fatto così, così come pure io sono fatta – ma non so quale sia la definizione di questa specie di sindrome- possono succedere cose così.

Ti alzi la mattina, accompagni la tua bambina di tre anni alla partenza del pullman che accompagnerà lei e i suoi compagni in gita. Quando vedi gli altri bambini, ti rendi irrimediabilmente conto che tutti i compagni indossano una giacca pesante, mentre lei solo una felpa e il k-way. La tua razionalità ha un bel dire a ripeterti che dopotutto siamo a metà maggio: quando ti rimetti in auto chiami tuo marito, dandoti della genitrice incapace e presagendo un accenno di bronchite serale. “Non so come vestire adeguatamente la mia bambina” ti rimbomberà in testa fino a quando tornerai a prenderla al pullman, ore dopo, e scoprirai che non ha sofferto il freddo per nemmeno mezzo minuto o sa mentire in maniera eccellente.

Arrivi al lavoro e come prima cosa cerchi di dirimere una questione amministrativa. Telefoni a un fornitore, ma non appena questi introduce con naturalezza nella conversazione termini quali conferma d’ordine nell’accezione di preventivo, fatturazione preventiva, anagrafica contabile, cominci a farfugliare scuse di ogni tipo: “Sa, io mi occupo di tutt’altro, non so molto di amministrazione, parli piano che mi annoto tutto”.

Poi infili il camice sciancrato in vita trasformandoti in un istante nel piccolo chimico, scendi in laboratorio alla disperata ricerca dei solfuri nelle acque di risaia. Maledetti, lo so che ci siete, c’è una puzza d’uovo marcio che persino le nutrie scappano con l’orrenda coda a mulinello. La reazione colorimetrica viene una merda, vai da una collega di chimica a chiedere per pietà un consulto. Esordisci così: “Abbi pazienza, non so nulla di questa reazione, prima d’ora non l’avevo mai fatta”.

Nel pomeriggio ti metti a correggere l’abstract per quel tal convegno. Vorresti esprimere proprio quel concetto, ma l’inglese non ti vuole proprio venire incontro. Così scrivi una mail al collega madrelingua: “Mi aiuti a dire questa cosa? Proprio non so come esprimerla in inglese”.

Verso sera prendi un caffè con una persona che frequenta i milieu letterari torinesi. Le dici che hai un blog, minimizzandolo in tutto e per tutto (inanelli una serie di “non so come mi sia venuto in mente di aprirlo”, “non so come si gestisce veramente, sono un’incosciente digitale”). Le racconti che in effetti hai fatto qualche lezione di scrittura, ma ovviamente “non so scrivere”, che Dio me ne scampi.

Torni a casa e fai la conta di tutto quello che non sai. Praticamente non sai un cazzo.

La domanda è: soffri di sensi inadeguatezza a livelli che non possono essere guariti o sei le reincarnazione di Socrate e l’unica cosa che sai è di non sapere?

La risposta è, ovviamente: non so.

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(Questa illustrazione è di  bibi’-di Barbara Fragale designer
trovate questa e altre illustrazioni qui:
https://www.facebook.com/fragalebarbara2017/?fref=tshttps://www.instagram.com/bibi_di_barbara_fragale/)

12 pensieri su “Tutti i miei non so

  1. Pardon, mi è scappato l’invio del commento a metà, non so proprio come cavolo ho fatto.
    Ciao Daria, pensa che c’è un sacco di gente che crede, invece, di sapere tutto.
    Passiamo tutta la vita a cercare di imparare e di capire, alla fine, quando ci sembra di aver capito qualcosa, scopriamo che la vita è arrivata al suo termine.
    Forse è questo il bello della vita.
    Un abbraccio e buon fine settimana.

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  2. Io vado a momenti, a volte mi sento di saperla lunga e di saperla raccontare, a volte mi sembra di non sapere niente. Ma siamo sempre splendide, nel nostro sapere e nel nostro non sapere che tanto tutto non si può sapere!

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  3. Abbracci, feste, petali di rosa sul tuo cammino, braccia al cielo e grida festose per accompagnare i tuoi pensieri incerti.
    Lode al dubbio e all’umiltà di dire “non so”.

    Forse sono mosso all’entusiasmo anche da una nociva vanità da parte mia, visto che “non so” nemmeno di che colore è il cielo, ma preferisco dire un sincero “non so”, piuttosto che menarmela a vuoto, e quando leggo di un mio simile, beh, non posso che sentirmi meno solo
    Brava! (anche per come hai scritto il pezzo)

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