La mia rivoluzione

Quante volte (lo giuro, senza volerlo) ho pensato di essere migliore, di essere di più.

L’ho pensato mentre io leggevo un librone e tu guardavi la tivù.

L’ho pensato quando io smaniavo per un lui e tu per un’altra lei.

L’ho pensato mentre mi provavo una quarantaquattro e tu una quarantasei.

L’ho pensato mentre studiavo a capofitto e tu già prendevi da un pezzo un salario.

L’ho pensato anche solo sapendomi capricorno e tu acquario.

L’ho pensato mentre discutevo col mio cervello e tu stavi lì a dare retta al cuore.

L’ho pensato quando inseguivo un ideale e tu risparmiavi per un nuovo frullatore.

L’ho pensato mentre spalancavo le mie imposte e tu chiudevi l’uscio col chiavistello.

L’ho pensato mentre tu ballavi sola e i miei figli avevano già un fratello.

 

Ti dirò, son delusa: pensare di essere migliore non mi ha affatto esploso l’autostima, 

Ho finito per sentirmi persino più cretina di quanto fossi prima.

Non capivo quel che intendevi tu,

Né mi esprimevo perché almeno tu mi capissi un po’ di più.

Almeno altrettante volte, ho preso a credere di essere di meno.

L’ho creduto mentre tu sfrecciavi in autostrada e io non sapevo nemmeno quale fosse il freno.

L’ho creduto confrontando il tuo contratto a vita con la mia posizione saldamente precaria.

L’ho creduto guardando il tuo successo di lettori a confronto con la sobrietà di Erodaria.

L’ho creduto sentendoti spiegare concetti da gran cervellone mentre io farfugliavo quattro parole con gran confusione.

L’ho creduto misurando le tue gambe da gran cavallona con le mie da umile muflone.

L’ho creduto vedendoti mentre salvi il mondo e io coltivo malamente il mio orticello.

L’ho creduto sapendo che in un giorno fai 7261 cose, mentre io mi addormento sul più bello.

L’ho creduto scontrando la tua pazienza infinita col mio nervosismo di ritorno.

L’ho creduto sentendoti emanare profumo in agosto quando io mi faccio il vuoto intorno.

Nemmeno questo, sono sincera, fa l’effetto che speravo: guardare agli altri così non mi stimola mica all’azione.

Piuttosto, te lo dico, mi fa sentire un gigantesco merdone.

Nessuna delle due faccende, insomma, mi pare che funzioni.

Non generano il sereno, ma lampi, saette e tuoni.

Per ora ho trovato la mia personale soluzione:

mi esercito a pensarci pari, non so come, ma mi sembra una gran rivoluzione.

 

(Foto della bravissima Susanita, che trovate qui:
https://www.facebook.com/susanita.valentinafontanella/
http://www.susanita.it/)

28 pensieri su “La mia rivoluzione

    1. Cara Alessandra, pensiamoci pari: ti va? Dopotutto le nostre voci si assomigliano! Già, la bravissima Susanita me l’hanno fatta conoscere proprio i post dell’inarrivabile Enrica!

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