Il cambiamento e gli stati dell’anima

Il giorno del mio compleanno, poco prima di perdere vent’anni di vita nei due secondi netti in cui la nostra macchina momentaneamente senza conducente è scivolata lungo una strada innevata con le nostre tre bimbe a bordo (no panic, io e il Signor Pàpici, intenti a controllare le catene, siamo subito ribalzati nell’abitacolo per scongiurare il disastro, altro che i cugini Bo e Luke Duke), ero immersa nella metafora degli uccelli migratori e uccelli stanziali. Avevo appena sorpreso zompettare sulla neve (tanta neve, tantissima neve, tanta neve che non ricordavo di averla vista tutta insieme) qualche uccello alla ricerca di cibo. Pensavo al prezzo di fame e freddo che stava pagando per non abbandonare la zona in cui è nato. Poi ho pensato al prezzo di fatica e nostalgia che, invece, pagano gli uccelli migratori per cambiare posto in cui stare e trovarne uno meno ostile in cui rifugiarsi per un po’. Ogni decisione di cambiamento o di resistenza al cambiamento, ogni fardello di felicità ha un conto da pagare che lo rende a suo modo più prezioso. Vale per gli uccelli, vale per gli uomini.

Qualche giorno dopo mi sono ritrovata a pensare al paese di mia nonna G, a come ora lo troverei diverso, senza gli anziani che lo abitavano nella mia infanzia e adolescenza. Senza mia nonna, senza Maria ‘d Gipot, senza la signora Marchesotti, senza Silvia, senza la panetteria di Piera, senza Sandra ad abitare la casa davanti alla fontana, senza don Roberto a predicare e giocare a carte, senza Fiorinda e Domenico sul Lamborghini bianco. Tutto è cambiato in una maniera che faticherei a riconoscere oggi. E allora mi sono chiesta se quel lungo fotogramma dei miei primi vent’anni di vita non fosse invece per mia nonna e gli anziani di allora un ricordo sbiadito di qualcosa che anche loro pensavano irrimediabilmente passato. Che i miei solidi riferimenti di allora, quei miei bastioni canuti non fossero invece a loro modo smarriti, persi nel ricordo di come il paese fosse quando c’erano ancora le generazioni prima della loro. Non so, non ho a chi chiederlo.

Tutto cambia. Come l’appartamento del mio amico S, che negli anni delle sue più intense attività seduttive, chiamavamo goliardicamente “lo scannatoio” e che è ora diventato un poetico “cantuccio”, con un nomignolo che rassicuri i possibili affittuari.

O cambia, ma non del tutto. Come me, che provo ancora un piacere immenso se ricevo una telefonata di auguri, anche se sono dichiaratamente social.

O cambia in peggio. Come me che un tempo inorridivo di fronte agli sbiancanti ottici nei detersivi e volevo un pulito autentico e oggi sono una seguace del più bianco non si può. I miei panni son diventati forse un po’ più bianchi, la mie integrità idealista sicuramente un po’ più grigia.

Mi chiedo se gli stati dell’anima siano come gli stati della materia: solido, liquido e gassoso.
Sì, nella tristezza che affoga, nella felicità che galleggia, nel dolore che affonda, nell’allegria che genera bolle effervescenti, nell’amore che sfarfalla e in quello che àncora.
Ma accanto a questo, ci sono tutti gli stati transitori, i cambiamenti. Ci sono io che apprendo che un mio carissimo amico, allergico ai social, ci ritorna e come prima cosa condivide un mio post, riempiendomi di gioiosa soddisfazione; un secondo dopo scorro la timeline e vedo che subito dopo ha postato un link che si intitola “Mucche con la testa incastrata in posti assurdi” e comincio a ridere come una pazza, non tanto per le mucche (che pure fanno parecchio ridere) quanto per il mio amor proprio sciocchino. Ci sono io che guardo Miss T raggiungere trotterellando indipendente l’asilo e mi si mischiano nostalgia e orgoglio in un impasto a cui è difficile dare un nome.  Ci sono io seduta sul divano che temporeggio con Miss T che mi sollecita la lettura di una storia (“Aspetta un attimo, dai, voglio andare avanti col mio libro“) sentendomi pessima, che vengo sorpresa dall’intervento di Signorina A che si offre di leggere ad alta voce e intrattiene entrambe le sorelle incantate, sciogliendomi il cuore di tenerezza. In che stato è esattamente l’animo di una pessima genitrice in un brodo di giuggiole?

12 pensieri su “Il cambiamento e gli stati dell’anima

      1. Siamo esseri umani, fallaci e imperfetti. Impariamo dai nostri errori e da quelli altrui, con l’umiltà che accompagna l’intelligenza e la consapevolezza che quando avremo incominciato a capire qualcosa saremo comunque arrivati al termine della nostra esistenza.

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  1. Mi viene da dire che forse le tue bimbe ricorderanno questo momento di mamma appassionata della lettura come una cosa bella e tenera di te, e non come un momento tolto a loro. Insomma: un buon esempio di mamma che si coccola. Ci aggiorniamo fra vent’anni?

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  2. Todo cambia, cantava Mercedes Sosa. E ha ragione, anche gli stati dell’anima cambiano con il tempo e con il passare delle epoche. Sono sicura che anche questa sensazione di essere una pessima genitrice solo per voler leggere qualche pagina in più, cambierà con il tempo; intanto, permette alle tue bambine di adattarsi alla situazione e creare i loro momenti belli, dici niente?

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