Zibaldone (parte undicesima)

Raccolgo qui, più che altro per non dimenticarle e creare una specie di backup, alcuni racconti di vita domestica, già affidati in passato allo status di fb. Qui la prima puntata, qui la seconda, qui la terza, qui la quarta, qui la quinta, qui la sesta, qui la settima, qui l’ottava, qui la nona, qui la decima.

 

Miss T ieri ha tagliato i capelli a caschetto. Ha perso una ventina di centimetri di lunghezza, la possibilità di fare una treccia, la somiglianza con Elsa di Frozen.

A dispetto dei miei timori, ne è molto soddisfatta e stamattina non vedeva l’ora di mostrare il nuovo look a compagni e maestre.

Mentre si passava la spazzola tra i capelli prima di uscire mi ha detto:

– Mamma, mi pettino piano piano così non li faccio diventare lunghi subito e posso farli vedere corti a scuola-

(Gennaio 2018)

Faccio i complimenti al signor Pàpici dopo la sua opportuna seduta dal barbiere. Con la coda dell’occhio colgo una smorfia di Signorina A che storce il naso per la recisione dei ricci paterni.

– Vedremo se troverai un fidanzato bello come papà- la prendo in giro.

Mademoiselle C, che sta ascoltando, si introduce interrogativa:
– Ma è proprio obbligatorio innamorarsi?-

(#sepropriodevo)

(Gennaio 2018)

Dopo aver lasciato Signorina A e Mademoiselle C a scuola, Miss T e io torniamo indietro verso l’auto, per dirigerci all’asilo.
Davanti al cancello della scuola, passiamo vicino a un gruppo di amiche mamme che saluto con un “Ciao ragazze!”.

Mentre proseguiamo, Miss T mi interroga dubbiosa.

“Mamma, perché le hai chiamate ragazze?”.
“Perché anche a me piace quando mi chiamano così”
“Ma tu non sei una ragazza”.
“No, eh?”
“Tu sei una mamma”.
“Già”.
“Sarai una ragazza o lo sei già stata, mamma?”
“Lo sono già stata, Miss T”.
“Quando?”
“Quando ancora non ci conoscevamo, o forse sì, nei pensieri: io ti pensavo, tu da dove stavi forse pensavi a me. Tu che ne dici?”.
“No, mamma, mi pare di no”.

(a lezione di piedi per terra)

(Gennaio 2018)

È un periodo che Miss T, ogni volta che faccio qualcosa che la contraria, mi minaccia di dirlo a mia mamma.
Ieri sera, stessa scena. Non ricordo per cosa esattamente io mi sia meritata l’ennesimo:
“Guarda che lo dico a tua mamma”.
Al che le ho risposto:
“Se devi dire qualcosa a nonna G, dille che le voglio bene”
“Eh, no, mamma, questa è una cosa che devi dirle tu”.

(lezioni di educazione affettiva)

(Gennaio 2018)

 

Miss T è un tipo volitivo. Difficilmente cambia idea e ci vogliono raffinate strategie per convincerla.

In questi giorni ha la febbre e a ogni proposta che le faccio (Miss T, leggiamo un libro? Miss T, ci spostiamo sul divano? Miss T, posso accendere la luce?) lei mi risponde invariabilmente così:

– Mamma, fai tu, io voglio solo stare con te-

(Dicembre 2017)

-Mamma, ma perché solo gli uomini possono essere preti? Mica sono più importanti di noi femmine-

(Signorina A e i semi di un atteso cambiamento)

(Dicembre 2017)

 

Asilo, zona armadietti, a infilar grembiulini e pantofoline.
L’esuberante B, biondissima e simpaticissima cinquenne, racconta la sua letterina di Natale.
-Io gli ho scritto così: Caro Babbo Natale, siccome nel mondo ci sono tanti bambini poco fortunati che non hanno nulla, quest’anno ho deciso di non chiedere troppi regali: portamene solo cinque-

(morigeratezza prima di tutto)

(Dicembre 2017)

 

Un gruppetto di bimbe di otto anni a casa per studiare una ricerca su Marte. Riunite intorno al tavolo per la merenda, la giovane A (compagna di scuola di Signorina A) indice un sondaggio.
– Alzi la mano chi crede a Babbo Natale!-
La alzo anche io, convinta.
– Ah, tu ci credi?- sonda la giovane A, anche lei il braccio in alto.
– Sì che ci credo- rispondo.
– Io una volta ho chiesto a mia mamma:”Sii sincera: Babbo Natale esiste?”-
– Ah sì? E cosa ti ha risposto?-
– Mi ha detto, sinceramente, che non esiste. Ma tanto io ci credo lo stesso-

(adorabile)

(Dicembre 2017)

 

Mademoiselle C ha la voce cronicamente rauca, ma in questo periodo un po’ di più.
– Mademoiselle C, ma ti viene mai bruciore qui?- le chiedo, indicandole la bocca dello stomaco.
– No, perché?-
– Perché a volte se lo stomaco brucia, il bruciore può uscire e prenderti la gola-
– Ma allora lo stomaco è come una mano invisibile che sale su e ti stringe la gola?-

(Dario Argento scansati)

(Novembre 2017)

– Mamma, facciamo un piccolo spettacolo?-
– Sì, chi sono io, Miss T?-
– Io ero la principessa e tu il principe-
– Ah. E cosa devo fare e dire?-
– Fai di testa tua-

(4 anni e l’arte dell’improvvisazione)

(Novembre 2017)

– Mamma guarda!- esclama orgogliosa Miss T, mentre voltandosi indietro, rimira i suoi prodotti da ceramica- ho fatto una cacca a cuore!-

(le vie dell’arte sono infinite)

(Novembre 2017)

– Mamma, perché chiudi la porta?-
-Eh, Miss T, solo due minuti, dai, mi sto vestendo, non voglio che mi vedano tutti in mutande-
– Va beh, però io sto dentro, tanto io non ti prendo in giro-

(com’è umana, lei)

(Novembre 2017)

 

– Mamma, perché si costruiscono macchine che vanno molto veloci se esistono i limiti di velocità?-

(Mademoiselle C i grandi proprio non lo capisce)

(Novembre 2017)

– Mamma, oggi è Natale?-
– No, Miss T, manca più di un mese-
– Ma in quella casa ci sono tutte palline colorate fuori-
– Ah, vero-
– Mi sa che a casa loro oggi è Natale-

(il calendario secondo Miss T)

(Novembre 2017)

– Mamma, oggi la maestra ha sgridato la classe-
– Ci sei rimasta male, Mademoiselle C?-
– Un po’-
– Ci rimani male quando ti sgrido io?-
– No-
– Ecco, anche la maestra è un adulto che ti vuole bene e che ogni tanto si arrabbia, sai con 23 bambini qualche volta non è facile far rispettare le regole-
-Ah-
-E poi qualche volta può anche capitare che ci si sbagli ad arrabbiarsi, è una specie di errore-
– Mamma, chi fa più errori: i bambini o i grandi?-
– Tutti, Mademoiselle C, i piccoli perché non sanno ancora tutte le cose del mondo, i grandi perché credono di saperle-

(la filosofia prima di addormentarsi)

(Novembre 2017)

– Mamma, ci fai leggere Erodaria?-
– Sì, ma vi avverto che nell’ultimo post non ho parlato di voi-
– Facci leggere di noi-
– Ecco-
– Mamma, perché scrivi le nostre frasi?-
– Perché sono buffe-
– Buffe che fanno ridere i grandi?-
– No, sono molto serie, invece. Dicono ai grandi cose che non sanno più-

(Novembre 2017)

 

È in corso la contabilizzazione delle ore di scuola versus le ore di sonno.
– Mamma, non è giusto: Miss T all’asilo entra un po’ dopo e esce un po’ prima, tutti i giorni-
– Lo so, Signorina A, ma anche tu quando andavi all’asilo facevi gli stessi orari: ogni età ha il suo ritmo-
– Sì, ma quando io ho cominciato l’asilo, lei non era ancora nata e poteva dormire quanto le pareva!-

(mi sa che non se ne esce)

(Novembre 2017)

Canticchiamo con Miss T una vecchia canzone di Pinocchio.
– Pinocchio, la fantasiiiiiiiia… è sooolo una bugia!-

-Ehm, no, mamma, guarda che si canta “la fantasia è solo una magia”-

(revisionismo storico, #comunqueharagionelei)


(Novembre 2017)

 

Premessa: le mie primogenite, specie Mademoiselle C, non amano particolarmente gli animatori di feste per bambini, specie quelli irrefrenabilmente cultori della Baby Dance.

– Non sarebbe male fare una festa lì, Mademoiselle C, che ne dici?- sondo.
– Sì, ma ci sono gli animatori mamma?-
– No, gli animatori li devi chiamare per averli; se non li chiami non vengono-
– Mmm, non mi fido, quelli entrano dappertutto-

(altro che IT, #nientefesta)

(Novembre 2017)

 

Premessa: siamo nel terreno dell’assurdo.

Le bimbe è un po’ che chiedono un fratello o una sorella (quando si dice l’ingordigia).

– Ma se viene maschio come fa che abbiamo solo giochi da femmina?- 
– Va beh, forse se lo abituiamo da subito, poi gli piacciono-

(Gender nun te temo)

(Novembre 2017)

 

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