Luz

Avevamo invitato due amici a cena.

Quando ho aperto la porta, le persone erano tre.

– Luz ci ha fatto una sorpresa: è arrivata a Torino a trovarci e così abbiamo portato anche lei!- che meraviglia la spontaneità. Una volta pensavo fossero cose che c’entrano con la giovinezza. Invece non è così. Si può essere parrucconi da giovani e liberi e informali da vecchi.

– Piacere Luz, sono Chiara- le ho sorriso, accogliendola in casa.
– Encantada, Anjelica- mi ha risposto, abbracciandomi.
– No, Luz, il mio nome è Chiara- ho risposto al suo abbraccio, leggermente turbata.
– ¿Entonces como te llamas?- mi ha guardato lei, senza capire di cosa cercassi di convincerla.
– Chiara-
– Anjelica?-
– No, Chiara-
– Ah, muy bien, Chiara-

A quel punto ero moderatamente sconvolta, ma non tanto da rovinarmi una serata piacevole.

Luz, non so più se si chiamasse così, non l’ho rivista più da allora e a dire il vero non ricordo il suo vero nome. Credo sia anche per via di quel nostro primo tratto di conversazione strano, intorno alle reciproche presentazioni. Quella sera di nove anni fa credo lei avesse più o meno la mia età di adesso. Neanche quarant’anni e aveva già fatto in tempo a  veder morire il suo unico figlio diciottenne, a scoprirsi lesbica e a reinventarsi una vita in un altro continente. Se oggi la chiamo Luz è perché qualcosa in lei luccicava, nonostante il dolore, era rimasta in ascolto dell’universo, che le diceva cose.

Luz ha creduto di sentire il nome Angelica mentre io pronunciavo Chiara. Angelica e Chiara sono due nomi con suoni che non possono confondersi, nemmeno se sei straniero. Angelica era mia nonna, con la quale ho vissuto nella stessa casa per quindici anni. E questo già basterebbe a spiegare il mio smarrimento durante il nostro inatteso incontro.
Quella sera ero fresca di un test di gravidanza positivo. A quel tavolo e al mondo lo sapevamo solo io e il futuro papà.
Prima che morisse, ho promesso a mia nonna che una figlia femmina – pensiero remoto di una quindicenne- sarebbe stata Angelica.

Luz, strega o angelo, quella sera, io ero Chiara, ma con me c’era anche Angelica, avevi ragione tu a sentire quel nome nel mio.
Quello che non sapevi tu e nemmeno io e nessun altro al mondo, è che lì, a qualche centimetro di distanza, c’era anche Carolina. Che poi, comunque, la vita sa stupire anche chi la sente più profondamente degli altri e ogni smarrimento ha in sé il potere di trasformarsi in meraviglia.

 

Post scriptum.
A distanza di giorni dalla scrittura di questo post e di anni dal mio incontro con Luz, ho chiesto alla nostra amica comune quale sia il suo vero nome, che non riuscivo a ricordare.
Si chiama Carolina.

 

11 pensieri su “Luz

  1. Che meraviglia Chiara, mi hai davvero comunicato un incontro inusuale, con un tocco di surreale, di una persona bella che sicuramente emanava e credo che ancora oggi sia capace di emanare luce. Incontri così non si dimenticano. Bellissimo!

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  2. 9 anni fa ho chiamato una cara amica, che non sentivo da tempo ma alla quale ero e sono molto legata. Appena ha alzato il telefono mi ha accolta con un ” maschio o femmina?” e io che non l’avevo ancora detto a nessuno!… sono cose belle che quando capitano allargano il cuore… bella la tua Luz! 🙂

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  3. racconto molto suggestivo, sospeso tra calda empatia e straordinaria coincidenza.
    naturalmente non ho modo di capire chi sia la presenza finale, Carolina, che aggiunge mistero alla magia.
    posso solo ipotizzare che si trattasse di una gravidanza gemellare ancora ignorata.
    ml

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  4. Mi piace credere a questo tipo di magia! Persone che semplicemente riescono a vedere cose che “noi altri” non riusciamo. E mi piace credere che si possa imparare, provando ad aprire sempre di più occhi e cuore, eliminando la paura di quello che potrebbe arrivare.

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