Il cavaliere con una paura

C’era una volta un cavaliere davvero molto coraggioso.

Aveva affrontato e addomesticato sedici draghi, di cui sette di genere femminile, scalato tutti i novemila del pianeta (era molto tempo fa, le montagne erano decisamente più alte), una volta aveva persino ritrovato il Sacro Graal (peccato che poi l’avesse dimenticato maldestramente in una qualche taverna, dove era poi entrato a fare corredo insieme agli altri bicchieri). Aveva attraversato i settemari in solitaria su una barchetta di cartone. Conosceva tutte le lingue del mondo così da poter comunicare con ogni essere umano incontrasse. Aveva persino rudimenti di serpentese, squalolo e elefantano, che non si sa mai.

Non provava paura praticamente di fronte a nulla al mondo, fuorché per una cosa: aveva una fifa blu per i nomi collettivi.

Scappava a gambe levate se incontrava uno sciame di vespe, si acquattava nella boscaglia al passaggio di branchi di lupi, non sopportava la vista di greggi di pecore senza farsela un po’ sotto.Una volta rischiò di annegare dallo spavento alla vista di un banco di pesciolini rossi in un laghetto di montagna. Non usciva in compagnia con gli amici, perché sopportava al massimo di vederne uno alla volta. Rifuggiva assembramenti di popolo, al solo pensiero di appartenere a una folla gli tremavano le ginocchia. Temeva di perdere sé stesso inghiottito negli altri.

– Vieni a giocare con noi, uomo d’argento?- gli disse un giorno un bimbetto rosso di lentiggini mentre si aggirava sul suo cavallo bianco per un vecchio borgo nella sua armatura lucente.
– Dipende, bimbo: chi siete?-
– Siamo noi– disse lui, mostrando un gruppetto poco lontano di bimbi che calciavano un pallone.
– Mi direte cosa devo fare?-
– Beh, sì, solo le regole del gioco, se non le sai-
Noi è un nome collettivo?- lo incalzò il cavaliere, diffidente.
– Non saprei…cosa vuol dire esattamente?-
– Vuol dire essere in tanti a fare una cosa insieme-
– Allora sì-
– In questo caso, no: io vado-

Il cavaliere voltò le spalle al bambino e fece per risalire sul suo cavallo, con le giunture dell’armatura che cigolavano sulle ginocchia.
– Aspetta- disse il bambino- ti sfido: vediamo se sei meglio io o siamo meglio noi
– Tu sfidi me?-
– Sì, comincio io: l’unione fa la forza

Il cavaliere era decisamente sorpreso. Ci pensò un attimo e ribatté: –Chi fa da sé fa per tre.-

Mal comune mezzo gaudio
Ognun per sé, Dio per tutti
– Tante mani fan presto pani.-
Meglio un giorno da leoni che cent’anni da pecora
Se le formiche si mettono d’accordo, possono spostare un elefante.-
-Quando il pastore è cieco il gregge si disperde.-

– Oh, sei davvero molto bravo coi luoghi comuni- disse alla fine il bambino, sconcertato dalla prontezza del cavaliere. – Ne ho ancora soltanto una, un vecchio proverbio cinese, dopo mi arrenderò e potrai andartene-
– Spara- sorrise il cavaliere, pregustandosi la vittoria.

– L’inizio di ogni saggezza consiste nel perdonare agli altri il fatto di essere diversi da noi.-

Il cavaliere rimase senza parole. Si tolse lentamente la pesante armatura e andò poco più in là a giocare a pallone con gli altri bambini.

11 pensieri su “Il cavaliere con una paura

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