L’armadio

C’è un armadio, in una qualche stanza che frequenti, ma non abitualmente.

Come ogni armadio che funzioni, sta per la maggior parte del tempo chiuso. Lo apri di rado, nella penombra, per metterci qualcosa dentro.

È ad anta doppia, il colore è testa di moro, qualche tono più indietro del nero.

Tra tutti quelli delle case che hai abitato è il più difficile da tenere in ordine.

Quando sgattaioli in quella stanza, in genere lo fai per poche decine di secondi, giusto il tempo di aprire un’anta, appena appena, e infilare dentro qualcosa di appallottolato. Non guardi sopra cosa finirà per appoggiarsi.

Chiudi in fretta e torni di là a fare le tue cose nelle stanze con la luce accesa.

Non sai nemmeno più tutto quello che c’è dentro, non è mai il tempo giusto per tirare su le serrande, aprire le ante e metterci mano. Sarebbe una fatica troppa, lasceresti quasi certamente il lavoro a metà per completarlo in un giorno lontano, che non sai immaginare.

Sai che tra tutte le cose che ci hai riposto dentro negli anni, in quell’armadio, in quella stanza, ci sono sicuramente dei tesori, che hai dimenticato. Che, se li riportassi alla luce, ti riempirebbero di quella gioia un po’ struggente che chiami nostalgia.
Ma non hai tempo di farlo. Hai cominciato a confondere il tempo con la volontà, tanto tempo fa. Ora ti sembra un’identificazione che funziona.

Nell’armadio ci sono tutte quelle cose a cui non hai saputo trovare un posto nelle altre stanze. Cose spaiate, cose a cui non sei riuscito a dare un senso, un significato che le facesse stare in armonia nel resto della casa. Sono cose che, però, non hai potuto buttare, perché lo sai che quel senso ce l’hanno, anche se tu non lo indovini.

Basterebbe cominciare in un giorno di pace. Aprire le ante e mettersi al lavoro.

Ci troveresti tutte le cose non come ce le hai messe, ma come si sono impastate tra loro. Ci troveresti colori che non avevi visto mai.

Ci troveresti tutta la vita che è sfuggita ai cassetti in cui hai cercato di catalogarla con le tue piccole etichette. Ci troveresti così tanta luce, che non servirebbe nemmeno accenderla.

Ti ci troveresti dentro tu, nel disordine travolgente dei pezzettini di mondo che ti sono stati sempre compagni, chiusi ma vivi dentro a quell’armadio, in quella stanza che, lo sai, c’è sempre stata.

Un pensiero su “L’armadio

  1. Ieri ho aperto delle scatole, non virtuali, ma reali. Ognuna di loro contiene cartoline, lettere, biglietti vari di auguri…le ho fatte passare una ad una, ne ho lette le firme e ricordato chi, nell’arco di molti, molti anni, aveva mandato quei messaggi.
    Ti auguro una giornata felice.

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