Le cose che non vedo

Era richiesto che Miss T, in visita coi compagni grandi dell’asilo al Salone del Libro, indossasse la maglia del colore della sezione, con la scritta del suo nome sulla schiena. Non c’è stato verso, ieri sera, di trovarla. Non era negli armadi, né nei cassetti,
né nel cesto delle cose da stirare, né sugli stendini, men che meno nel cesto dei panni da lavare. Niente. Incredibile come mi sia montata l’agitazione di trovarla, come se potesse servirmi ad ottenere la sufficienza risicata al costante esame della perfetta genitorialità. E invece no, la maglia non l’ho mica trovata. Miss T è andata in gita con una maglia dello stesso colore, senza il suo nome scritto sopra.

Ho cominciato con il pile nero pelosetto che uso per le escursioni in montagna. L’ho cercato in lungo e in largo e alla fine ho pensato di averlo perso da qualche parte. Poi è stata la volta di un paio di jeans, che, tra tutti quelli che possiedo, sono sul podio dei preferiti. Spariti. Ben due calze spaiate sono settimane che giacciono in attesa nell’apposito convalescenziario accanto alle pinze da bucato. Manca anche un reggiseno nero a fiorellini. Finché, nella furia della ricerca della maglietta di Miss T, improvvisamente ho realizzato che in bagno, proprio accanto a quello che considero il cesto dei panni da lavare, ce n’è da sempre un altro, la cui esistenza ho evidentemente cancellato da settimane. Dentro c’era: il pile nero pelosetto, i jeans scampanati che adoro, i compagni dei calzini in lungodegente attesa di ricongiungimento, il reggiseno nero a fiorellini. Sono sempre stati lì, solo io ho omesso di guardare dentro a quel cesto.

[E no, la maglietta di Miss T non era nemmeno lì].

Chissà da quanto tempo, in uno spazio poco lontano dal mio ufficio, raggiungibile per me a piedi in pochi minuti è ricoverato, credo in convalescenza, un capriolo che ha perso un piede. Credo sia un capriolo, eh, forse è addirittura una femmina di capriolo. In ogni caso, il collega che per primo me l’ha fatto conoscere l’ha battezzato Antonio. Antonio è un ungulato selvatico che, all’insaputa della maggior parte degli utilizzatori di questo luogo e degli abitanti della città che ci sta intorno, vive in un recinto arborato nel cuore della civiltà. E se vai a trovarlo, con fatica, ad un certo punto viene vicino alla grata e, annusandoti con potenti folate del suo selvaggio fiato caldo, ti saluta. Regalandoti una sorprendente e inattesa vicinanza con la natura. Io mica lo sapevo che qui vicino c’è Antonio e che lo posso andare a trovare quando mi pare.

Quante cose non vedo, quante.

Le cose che non vedo, non le vedo perché giurerei che non ci siano. Perché non ho tempo di soffermarmi. Perché non mi va di vederle, come quando da adolescente non prendevo neppure lontanamente in considerazione i segnali più evidenti di trepidazione non ricambiate dall’oggetto dei miei pensieri. Perché in quel momento potevo trascurarle. Perché devo fare fatica per mettere a fuoco. La vista selettiva è un gran casino, mi rende cieca ai panni sporchi, alle magliette personalizzate, al fiato caldo della natura. Ed è vero che quando realizzo questa mia cecità ne derivo un gran senso di inadeguatezza, di superficialità, la grande frustrazione di vivere la realtà svogliatamente, di dover fare due lavatrici in più e di aver causato la delusione di Miss T di non avere il suo nome sulla maglietta. Ma è vero pure che mi regala l’inattesa meraviglia di scoprire che, a pochi passi da qui, c’è Antonio che sta respirando caldo.

3 pensieri su “Le cose che non vedo

  1. Non sei l’unica. Ci sono luoghi, persone, cose, alle quali passo davanti senza vedere e non solo per la mia miopia, ma perché, forse, non ne sono attratta, non ne ho interesse preciso, chissà, forse Freud avrebbe qualcosa da dire al riguardo. A volte, invece, vedo minuzie che sfuggono ad altri, che nessuno guarda e neppure vede, ma che a me suscitano un interesse profondo e mi va di approfondirle, ne sento il bisogno come se fosse una necessità.

    Piace a 2 people

Rispondi a Neda Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...