Il diritto di essere fragili

Quest’estate, una bambina dell’età di Signorina A e Mademoiselle C, cioè nell’età di chi ha terminato le elementari e vive la trepidazione dell’approdo sconosciuto alle medie (io le chiamo ancora medie e elementari, sono vintage in tante cose, una in più non sposta i fatti), mi ha confidato che i suoi genitori si innervosiscono qualche volta quando, dopo un normale battibecco in famiglia, lei non riesce a trattenere il pianto. Quindi è forse a undici anni che si smette di potersi mostrar fragile? Davvero valgono solo le lacrime dei bambini?

Mi capita moltissimo negli ultimi tempi di parlare con le persone più disparate delle debolezze che riconosco in me, del mio essermi scoperta finalmente inadatta a certi ruoli, del mio aver riconosciuto come completamente estraneo un futuro diventato invadente (grazie Rimmel, ti devo tanto in fatto di emozioni e lezioni magistrali di narrativa, ora anche questo), del desiderio di percorrere nuove strade per sfuggire alla tristezza. E mentre racconto queste cose, scopro che le persone più insospettabili, che mi son sempre parsi come i guerrieri dell’esercito di Terracotta che sono sopravvissuti a oltre 2000 anni di storia dell’umanità o le scatole nere rimaste intatte da sciagure aeree inenarrabili, proprio loro, trovano il coraggio di raccontarsi a tratti deboli. Non tutti lo fanno, eh, c’è anche chi non è ancora abbastanza forte da riuscirci.

Ultimamente sto raccogliendo un numero incredibile di “Non ce la faccio” con le lacrime agli occhi, tanti “vorrei, ma non posso” con la voce rotta dalla delusione , numerosissimi “ormai”, “se fossi di più” come se piovessero. Molto spesso queste frasi hanno a che fare con le aspettative che gli altri ci impongono e che noi avvalliamo trasformandoli in obblighi inderogabili, a cui non accordiamo significati alti o profondi se non un malinteso senso del dovere.

Per cui, mi sento di richiedere a gran voce, a nome di tutti gli adulti che sono in grado di non far finta di appartenere alla stirpe mai esistita dei supereroi, che ci venga accordato ufficialmente il diritto ad essere e mostrarci per quello che siamo: esseri fragili. E chiedo contestualmente di sanzionare i sedicenti supereroi quando ci si parano davanti e ci si mostrano come giganti, ma hanno solo ingoiato le loro debolezze per sembrare più grossi. E già che ci siete, sanzionate pure noi, poveri fragilotti, quando ci giudichiamo come nemmeno fanno i peggiori tra i supereroi, sputandoci addosso disprezzo davanti allo specchio. Toglieteci l’efferatezza con cui guardiamo a noi stessi, lasciateci la gioia di scoprirci piccoli e sempre nuovi. Solo così, da questo diritto, nasce la forza di rimboccarsi le maniche e scoprire come e dove far sgorgare nuovamente l’energia.

Io questo diritto me lo prendo, lo esercito, mi abbraccio fortissimo. E riparto.

2 pensieri su “Il diritto di essere fragili

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